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Larry Ochs Sax & Drumming Core: Stone Shift

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Avvicinarsi all'opera di Larry Ochs (artista che molti conoscono come co-fondatore e componente del ROVA Saxophone Quartet) è un'esperienza mai priva di interesse, non solo per l'evidente dedizione dell'artista e per le sue notevoli doti di strumentista, ma soprattutto per un impegno compositivo che mostra di risolvere con criteri originali le apparenti incongruenze che sembrerebbero esistere fra composizione e improvvisazione.

Forse Rosalind Krauss apprezzerebbe la "all-at-onceness" che molti lavori di Ochs raggiungono e raffigurano e di cui "Across from Over" è, in questo caso, un buon esempio. E, non casualmente, il diagramma di Greimas ci potrebbe venire in aiuto per circoscrivere in qualche modo un compositore ('ché tale è Ochs) che opera secondo una molteplicità di opzioni, dall'apparente e teatrale leggibilità di una serie di materiali diversi e ricuperati dalla tradizione (come in "Across from Over") alla creazione di strutture solo in superficie astratte (in realtà, concretamente definite in una forma disponibile ad accogliere una sorta di democratico processo di partecipazione in cui l'esercizio più significativo è il reciproco ascoltarsi).

Ochs è un compositore che fa uso dell'improvvisazione e che, con la stessa intensità, fa uso dell'improvvisazione dei suoi compagni d'avventura: più che una forma di ammirevole altruismo si tratta eminentemente del risultato di una lunga elaborazione che sfocia nella sofisticata capacità di percepire e ascoltare i contributi dei propri partner (che magari appartengono a tradizioni culturali diverse: non a caso, in "Stone Shift" sono particolarmente interessanti i contributi di artisti di origine asiatica come la tastierista Satoko Fuji e il trombettista Natsuki Tamura).

Si dirà che questo è più o meno il segreto di Pulcinella di qualsiasi attività di gruppo, soprattutto se musicale: in questo ambito di improvvisazione "totale," però, il compositore e i compositori istantanei che lo coadiuvano agiscono senza la rete protettiva dello schema compositivo "tradizionale," salvo, immagino, il canovaccio di poche annotazioni o di alcune direttive verbali.

L'abilità di Ochs è di costruire la rete man mano che la struttura si evolve. Egli conferisce forma ad un qualcosa che sembrerebbe rifiutare -per principio e per missione- di possederla: la sua è un'opera che va letta fra le righe, perché i processi compositivi tradizionali vengono scardinati. Proprio l'assenza di riferimenti compositivi tradizionali (tema e sviluppo, ad esempio) costringe l'ascoltatore a porsi in relazione a tale assenza e a cercare di arrampicarsi lungo una scala (timbri, uso dello spazio e del silenzio) che non solo non ha tutti i gradini che ci si aspetta ma quelli che vi rimangono mutano di posizione e aspetto costantemente e improvvisamente.

E' lo stesso medium significante -che si tratti di linguaggio o segno, verbale o iconico- a costruire simultaneamente la rappresentazione. Il processo narrativo teleologico non ha ruolo in questo ambito e non è un caso che Ochs citi, fra i suoi artisti di riferimento, un creatore cinematografico quale Stan Brakhage.

Il risultato è una serie di lavori musicali di implacabile tensione, grazie a un impulso ritmico determinante, e di costanti contrasti: dall'apparente caos si delinea distintamente, frammento per frammento, un inquieto senso lirico.

A un processo creativo deve corrispondere un ascolto altrettanto creativo: l'arte di autori come Ochs è un perenne, rischioso (e volutamente scomodo) esercizio per la mente, metafora di una società interamente e integralmente democratica (ed è inutile, a questo punto, commentare oltre sulla indiscutibile bravura dei singoli musicisti, parte di un processo dichiaratamente collettivo).

Non è dunque velleitario il commento, nelle note di copertina, di Alexandre Pierrepoint, che a proposito di "Stone Shift" scrive di "una lezione politica". Ricorda la saggezza popolare: chi non risica non rosica. Ochs risica, altrettanto devono fare i suoi ascoltatori. Che, alla fine del percorso a ostacoli, molto probabilmente si sentiranno (giustamente) dei privilegiati.

Track Listing: Across From Over; Abstract Rising; Stone Shift (for Kurosawa); Finn Veers for Venus.

Personnel: Larry Ochs: tenor and sopranino saxophones; Satoko Fuji: synthesizer, piano; Natsuki Tamura: trumpet; Scott Amendola, Donald Robinson: drums.

Title: Stone Shift | Year Released: 2009 | Record Label: Rogue Art

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