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Stefano Bollani al Parco della Musica di Roma

Mario Calvitti By

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Stefano Bollani
Parco della Musica
Roma
15.10.17

Anche se inserito nella programmazione dell'Auditorium come una anteprima del prossimo Roma Jazz Festival, è difficile considerare un concerto di piano solo di Stefano Bollani semplicemente come un concerto jazz. A riprova, basterebbe il tutto esaurito nella sala e le lunghissime file alla biglietteria nella speranza di accaparrarsi uno degli ultimi posti disponibili per rendersi conto che il pubblico accorso in massa non è quello abituale del jazz.

La vastissima popolarità mediatica conquistata da Bollani in anni recentissimi, cementata dalle numerose apparizioni in programmi radio e tv, ha cambiato anche l'approccio che il pianista ha con i recital di solo piano, nei quali mette dentro un po' di tutto; oltre al jazz, che ne rappresenta tuttora una parte importante, ci sta tutto quello che ha contribuito alla formazione artistica del pianista, e che continua ad accumularsi nel suo bagaglio di esperienze musicali (e non).

Nel corso della serata romana si sono succeduti vari momenti, dal tango argentino degli anni '30 al recupero di un'oscura canzone d'autore, da sketch musicali (i brani classici suonati senza le inutili ripetizioni, e il lungo bis dedicato alle canzoni pop tradotte in toscano) alle due improvvisazioni basate su canzoni famosissime come "Banana Boat" e "Sweet Georgia Brown," una sequenza di idee e invenzioni che dimostrano il suo enorme talento e la grande conoscenza di tutta la letteratura pianistica, rappresentando il vertice della sua esibizione.

Le sue doti straordinarie di fantasia e creatività, sempre abbinate a una grande comunicativa, vengono espresse al meglio anche nel primo bis, che come ormai consuetudine dei suoi concerti in solitudine consiste in un medley di 10-12 brani indicati dal pubblico. Il flusso che ne risulta è una sequenza continua che mescola insieme musica sudamericana ("Tico Tico," "Girl from Ipanema," "Libertango" e "Valsa Brasileira," musica classica ("Bolero"), canzone napoletana ("Io mammeta e tu"), pop songs ("Wild Boys" e "Come Together"), sue composizioni ("Il domatore di pulci" e "Copacabana," irresistibile parodia di Paolo Conte), oltre a "Estate" e il tema dell'Internazionale. Prima di congedarsi definitivamente dal pubblico, dopo lo scatenato ragtime di "Honky Tonk Train Blues" c'è ancora tempo per un sentito omaggio alla lirica con la "Mattinata" di Leoncavallo.

Non sappiamo se il vasto successo di Bollani (ampiamente meritato) presso un pubblico non specialistico porterà maggior visibilità, di riflesso, a tutto il mondo del jazz, ma ci auguriamo che il suo non rimanga un episodio isolato, e spinga altri artisti ad escogitare altre vie per portare più gente a conoscere e apprezzare questo mondo musicale ancora troppo di nicchia. Intanto godiamoci questo straordinario talento con tutta la sua esuberanza giocosa, senza preoccuparci troppo delle etichette.

Foto (di repertorio): Nicola Sacco
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