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Stefano Battaglia Trio alla Sala del Rosso di Firenze

Neri Pollastri By

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Stefano Battaglia Trio
Firenze
Sala del Rosso
30.09.2016

Riapre la Sala del Rosso, che negli ultimi anni si è imposta come uno dei rari luoghi "non istituzionali" dove ascoltare musica di qualità, jazz e non solo, a Firenze. E se la stagione autunno-inverno si preannuncia assai interessante, ancorché leggermente ridotta nelle frequenze degli appuntamenti, l'inizio è "col botto," presentando nientemeno che uno dei più prestigiosi piano trio del nostro paese: quello di Stefano Battaglia, affiancato da Salvatore Maiore al contrabbasso e Roberto Dani alla batteria.

Il gruppo è assieme ormai da molti anni e ha al suo attivo tre dischi per ECM, in occasione dell'uscita dell'ultimo dei quali -In the Morning -Music of Alec Wilder— abbiamo avuto modo di parlare con lui (clicca qui per leggere l'intervista).

Ma in questa occasione, complice anche il fatto che la formazione era nel corso di una serie di concerti, il trio non si è limitato a presentare il repertorio dell'ultimo disco, bensì ha attraversato liberamente il vasto songbook messo assieme nel corso dei molti anni di collaborazione e che gli permette, come ci diceva il pianista al termine della performance, "di poter idealmente fare dieci ore di concerto, o dieci concerti tutti diversi l'uno dall'altro."

Le composizioni -sia quelle originali che quelle di Wilder, con cui s'è aperto lo spettacolo -sono comunque sempre caratterizzate dalla complessità degli arrangiamenti, che si avvalgono della pariteticità dei ruoli, a sua volta enfatizzata dall'intesa perfetta. E se questo si apprezza senza dubbio anche su disco, dal vivo si fa tangibile, diventando anche il momento più entusiasmante del concerto. Nel corso del quale è così possibile apprezzare non solo la molteplicità di approcci alla tastiera sciorinati da Battaglia, ma ancor più gli scenografici gesti con cui Dani avvicina la batteria e l'opportuna eleganza con cui Maiore fa da collante per i suoni dei compagni, aprendosi anche spazi per far risuonare la profondità del suo contrabbasso. Una prassi che si nutre di ascolto e che fa sì che la scrittura sia spunto per una ricerca di suono a tre, cosa che spiega la lunghezza e la cangevolezza di atmosfere dei brani, sensibilmente dilatati rispetto alle versioni registrate.

Un concerto piuttosto lungo, diviso in due set, che non ha avuto momenti di pausa emotiva e che ha riscosso il larghissimo favore di un pubblico il quale, una volta tanto, ha risposto numeroso alla chiamata dell'arte.

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