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Jen Shyu: Song of the Silver Geese

Angelo Leonardi By

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Jen Shyu: Song of the Silver Geese
Viene spesso definita una vocalist sperimentale Jen Shyu, ma questo disco conferma che è molto di più. Dopo aver collaborato stabilmente con Steve Coleman e ancora con Anthony Braxton, Bobby Previte, Mark Dresser, Chris Potter e altri grandi, la cantante americana di genitori orientali (Taiwan e Timor Est) ha compiuto negli anni scorsi ricerche etnomusicologiche, recandosi a Cuba, in Brasile e per lungo tempo in estremo oriente (Taiwan, Corea del Sud, Indonesia, Cina, Timor Est) per indagare sulle musiche tradizionali e il folklore, apprendendo tecniche strumentali, danze, linguaggi.

Questo disco è un esempio, direi magistrale, della sua capacità di creare un progetto originale e coerente, nonostante la molteplicità delle fonti di riferimento. Le nove composizioni di Jen Shyu sono un singolare amalgama di avanguardia (jazz e classica contemporanea) e riferimenti a differenti folklori musicali: in essi canta (in sette lingue diverse), recita, suona il liuto tradizionale taiwanese, il kayagum coreano e il pianoforte accompagnata da un quartetto d'archi e un sestetto di prim' ordine con Mat Maneri, Thomas Morgan, Satoshi Takeishi e altri.

Song of Silver Geese è un lavoro ambizioso che si sviluppa come una suite; è dedicato a due suoi amici scomparsi e forse per questo è definito da Jen «Ritual Music Drama». I nove brani sono chiamati porte, aperture verso altri mondi, quelli espressi nei miti e frequentati dagli sciamani. Alle orecchie di un medio ascoltatore occidentale può risultare inizialmente ostico, se non sconcertante, per l'adesione a modelli espressivi lontani dalla nostra cultura e l'utilizzo di suoni atipici, dilatati o compressi, dissonanze e aperture di registro. Un canto dal melisma inquieto, sorretto da una marcata tensione emotiva che può regalare intense emozioni.

Difficile esprimere preferenze sugli episodi del disco, che si legano uno all'altro in una sequenza coerente. Tra i più suggestivi abbiamo l'astratto «World of Java» con protagonista il flauto dolphyano di Anna Webber e il successivo «Dark Road, Silent Moon», un percorso cameristico che va dal rarefatto al drammatico con protagonista il quartetto d'archi. Il lungo e contemplativo «Sinom Semarangan» e il percussivo e veemente «World of Baridegi» sono i brani il cui risalta al massimo la versatilità di Jen Shyu, come autrice, vocalist e strumentista.

CD della settimana.

Track Listing

Door 1: Prologue - Song of Lavan Pintinu; Door 2: World of Java; Door 3: Dark Road, Silent Moon; Door 4: Sinom Semarangan; Door 5: World of Hengchun; Door 6: World of Wehali; Door 7: World of Ati Batik; Door 8: World of Baridegi; Door 9: Contemplation.

Personnel

Jen Shyu: vocals, dance, Taiwanese moon lute, gayageum (traditional Korean zither), piano, violin; Chris Dingman: vibraphone; Mat Maneri: viola; Thomas Morgan: bass; Satoshi Takeishi: percussion; Anna Webber: flutes; Dan Weiss: drums; Jennifer Choi: violin; Erica Dicker: violin; Victor Lowrie: viola; Mariel Roberts, cello.

Album information

Title: Song of the Silver Geese | Year Released: 2017 | Record Label: Pi Recordings

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