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Maria Schneider: Sky Blue

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La ArtistShare è una casa discografica che si fonda su di una idea produttiva intelligente alla quale, con successo, stanno aderendo molti artisti americani. In pratica si tratta di trovare fans e appassionati disponibili ad autotassarsi secondo diverse possibilità e impegni per ricoprire il ruolo di produttori di un progetto discografico sul quale l’artista ha un controllo pressoché completo. Questi micro-produttori assumono un ruolo importante in tutte le fasi del progetto e vengono costantemente aggiornati e coinvolti, potendo in qualche modo esprimere una opinione e una vicinanza carica di empatia.

La fascinosa band leader Maria Schneider è già al suo secondo progetto originale realizzato integralmente con questa formula coraggiosa (la ArtistShare ha pure pubblicato infatti la ristampa di Days of Wine and Roses) e dopo l’ottimo Concert in the Garden (per il quale ha vinto un Grammy Award) arriva questo eccellente Sky Blue con un packaging cartonato, ceruleo e sfavillante, degno contenitore di una musica decisamente matura e carica di suggestioni.

La Schneider si sta affrancando dal ruolo di nipotina di Gil Evans (musicista col quale ha collaborato negli anni ottanta) e si sta affermando definitivamente come direttrice di orchestra carica di passione ed energia. Una compositrice/arrangiatrice/direttrice raffinata e coerente, capace di raccontare storie con tocco lieve e allo stesso tempo profondo, denso di elementi peculiari molto intensi che le impediscono di confondersi con il resto della produzione contemporanea.

L’orchestra è ormai ben consolidata e può contare su una ventina di musicisti che rappresentano il fior fiore della scena newyorkese, con punte esaltanti come il chitarrista Ben Monder, il saxofonista Donny McCaslin, la trombettista Ingrid Jensen e il pianista Frank Kimbrough. Musicisti che già si stanno muovendo con ottimi risultati anche con i loro gruppi e in altri contesti, ma che qui sanno entrare in maniera perfetta nel ruolo che Maria assegna loro, senza mai debordare dal prezioso lavoro di ensemble che è la cifra stilistica più evidente e sempre ben a fuoco di questa formazione.

Concert in the Garden è suddiviso in cinque episodi che sembrano legati assieme per raccontare avventure esotiche bagnate di dolce calore latino che si manifesta in particolare nella conclusiva “Buleria, Solea Y Rumba”, carica di riferimenti intelligenti e mai gratuiti alla mitica Sketches of Spain che legò indissolubilmente, alla fine degli anni cinquanta, la tromba di Miles Davis agli arrangiamenti di Gil Evans. I questo lavoro, in particolar modo nella suite centrale in tre movimenti, viene evocato con grande empatia il mondo della danza, i luminosi tutu crespi e bianchissimi di giovani ballerine diafane e flessuose, pronte a materializzarsi di fronte a noi, senza mai farsi acchiappare.

Il chitarrista Ben Monder si mette in mostra sin dalla iniziale “Concert in the Garden” e scatena la danza degli interventi solistici che sono sempre ben inseriti in un contesto lussureggiante, con arrangiamenti deliziosi e competenti che sanno utilizzare al meglio le mille sfumature dell’armonia ma sanno anche cavalcare con eleganza e forza le complesse sfumature ritmiche che da sempre affascinano Maria Schneider. L'orchestra la segue ormai come un cieco che si abbandona alle sensazioni e ai profumi per superare gli ostacoli e le barriere ben felice di farsi guidare da un leader naturale e adorato.

Anche Sky Blue è suddiviso in cinque lunghi brani che sfociano nella conclusiva title track. Ritornano i ricordi giovanili che già in passato erano serviti come fonte di ispirazione a livello compositivo e si fondono alla perfezione con le suggestioni esotiche di “Aires de Lando” che richiama ritmi peruviani per decollare verso il cielo luminoso. La fisarmonica di Gary Versace diventa un elemento di colore importante che viene sapientemente utilizzato per evocare impasti melanconici che profumano di bistrot senza mai cadere nella vignetta folcloristica. La musica sa prendersi il giusto ritmo per respirare in maniera perfetta e questo album si propone come punto di raccordo che sicuramente resterà come capolavoro nella eccellente produzione sin qui realizzata da Maria Schneider.

Una parte preponderante nella costruzione immaginaria che serve come fondale per questo meraviglioso album viene riservata al mondo degli uccelli, ai loro canti e ai loro richiami gioiosi. Più che ad Eric Dolphy in questo caso Maria Schneider sembra pensare ad Oliver Messiaen, uno dei massimi compositori del ventesimo secolo. Una fonte di ispirazione che appare qui mondata dei furori e degli eccessi del misticismo di quel modello per calarsi invece in una dimensione iper-naturale, pronta più a mettere in evidenza gli elementi che stanno alla base della vita terrena che non ad interrogarsi sulla divinità. Una dimensione più panteista che monoteista, per capirci. Chissà se i suoni celestiali che immaginiamo essere sempre presenti in paradiso assomigliano a questa musica fuori dal tempo. Lasciateci almeno sognare che sia così...


Track Listing: 01. The Pretty Road; 02. Aires de Lando; 03. Rich's Piece; 04. Cerulean Skies; 05. Sky Blue

Personnel: Steve Wilson, Charles Pillow, Rich Perry, Donny McCaslin, Scott Robinson (sax, flauti e clarinetti); Tony Kadleck, Jason Carder, Laurie Frink, Ingrid Jensen (trombe e flicorni); Keith O'Quinn, Ryan Keberle, Marshall Gilkes (trombone); George Flynn (trombone basso); Ben Monder (chitarra); Frank Kimbrough (piano); Jay Anderson (basso); Clarenece Penn (batteria); Gonzalo Grau, Jon Wikan (cajon e percussioni); Gary Versace (fisarmonica); Luciana Sousa (voce).

Title: Sky Blue | Year Released: 2007 | Record Label: ArtistShare


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