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Sesto Jazz Festival

Neri Pollastri By

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Sesto Fiorentino
Sesto Jazz Festival
Teatro della Limonaia
4-6.3.2016

Appuntamenti importanti per il Sesto Jazz Festival, breve ma succosa rassegna che si tiene da anni a Sesto Fiorentino, appena fuori Firenze. Quest'anno, accanto a varie attività musicali e didattiche organizzate in luoghi diversi della cittadina, nel suggestivo Teatro della Limonaia sono andati in scena prima la Rainbow Jazz Orchestra diretta da Duccio Bertini, poi due prestigiose piccole formazioni: il trio di Franco D'Andrea e l'inedito duo di Daniele di Bonaventura e Giovanni Guidi.

D'Andrea, assieme al trombone di Mauro Ottolini e al clarinetto di Daniele D'Agaro, ha riproposto l'ormai collaudato ma sempre sorprendente progetto di rilettura libera, colta e costantemente cangiante di musiche della tradizione mainstream, presentate in una forma a tal punto trasfigurata da rendere arduo il riconoscimento dei brani e i punti nei quali gli uni si trasformano degli altri.

D'Andrea dirige dalla tastiera, lavorando sulle armonie e riservandosi spazi relativamente ristretti di protagonismo, comunque sempre tanto sofisticato, quanto misurato nei toni e negli stilemi. La scena è quindi lasciata ai due fiati, uno -D'Agaro -oscillante tra la raffinata cesellatura del leader e l'estroversione del partner, l'altro -Ottolini -invece roboante, pronto a invadere il teatro con sonorità trascinati e con passaggi blues, ma anche sulla stessa lunghezza d'onda degli altri riguardo al lavoro di attento scavo delle composizioni originali.

Si tratta di una musica certo preziosa, della quale chiunque coglie la profondità e la qualità, e che tuttavia -per la sua asciuttezza e la sua misura -rischia sempre di apparire astratta, se non fredda, e di coinvolgere poco il pubblico, specie quello meno esperto.

Di tutt'altro tenore il duo tra il pianoforte di Guidi e il bandoneon di Di Bonaventura, alla prima uscita pubblica dopo molto tempo che i due pensavano a una collaborazione, ma anche dopo ben poca preparazione preliminare. Nonostante ciò, grazie a un'evidente affinità elettiva, il concerto ha funzionato più che bene, coinvolgendo pienamente il pubblico presente.

Il fascino dello spettacolo era racchiuso nell'intreccio di belle sonorità dei due strumenti, particolarmente toccanti nei momenti in cui Di Bonaventura ha avuto lo spazio per trarre dal bandoneon tutti i suoi magici incanti, cosa avvenuta soprattutto nelle sue composizioni tratte dal meraviglioso album Sine Nomine e in alcuni degli splendidi brani selezionati dai due per comporre il programma, quale per esempio "Rabo de nube" di Silvio Rodriguez. Un programma comunque eclettico, includente anche brani di Guidi e perfino scelte dal pop.

Interessante anche la chiacchierata conclusiva, prima dei bis, di Di Bonaventura, desideroso di spiegare meglio il proprio strumento e pieno di dettagli e aneddoti. Anche questo un momento importante per la migliore fruizione della musica da parte del pubblico.

Foto
Fabiana Laurenzi

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