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Samo Salamon Bassless Trio: Unity

Luigi Sforza By

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Samo Salamon Bassless Trio: Unity Non capita spesso di ascoltare dischi di notevole spessore. Pertanto, quando se ne presenta l'occasione è necessario, anzi doveroso, celebrarli con adeguata deferenza e, come oggetti preziosi, riservare loro un posto di assoluto rispetto nello scaffale che li accoglierà, posizionandoli di fianco ad altre opere del medesimo livello e, possibilmente, a portata di mano, così da poterne agevolmente godere ogniqualvolta si senta il bisogno di elevare il livello di percezione della musica.
Unityè un disco che lascia trasparire grande entusiasmo, vitalità, ed energia allo stato puro. Uno dei punti di forza del progetto risiede nella capacità di inglobare gradualmente un'enorme quantità di elementi che, fusi in un corpo sonoro omogeneo, creano un linguaggio unico. Non lasciandosi coinvolgere e condizionare da ridondanze e clichet ampiamente in uso nel mondo di molti jazzman, Unity possiede il dono dell'originalità.

Nell'insieme, si percepisce un'abile predisposizione a organizzare in equilibrio perfetto parti di un tutto che alla lontana, ma assertivamente, riconducono a varie esperienze musicali, che vanno dal minimalismo al post free zorniano, dal rock duro al post-bop. Un prodotto di sintesi che riesce primariamente per la capacità che i tre musicisti hanno di relazionarsi tra loro e, di conseguenza, per la capacità di tessere trame dialettiche che stimolano in pieno l'ascoltatore. Il coinvolgimento del Bassles Trio nel progetto è totale e si manifesta in un costante e costruttivo dialogo. L'abilità tecnica dei singoli è messa al servizio di un'idea programmatica.

Come per Thelonious Monk e Lennie Tristano, anche per Samo Salamon -chitarrista e autore di tutti i brani -il materiale tematico e compositivo è sempre considerato determinante e da tenere presente nelle improvvisazioni; non è pretesto ma guida essenziale anche nei momenti di allontanamento apparente dalla traccia indicata dai temi.

"Asking for a Break" si dipana facendo incrociare le parti strumentali in un intrigante tessuto ritmico-melodico su cui si dispiegano le parti di un tema che viene esposto in perfetto equilibrio tra le voci. Oltre che interazione continua, vi è pariteticità assoluta tra sassofono, chitarra e batteria che continuano a dialogare ben oltre la parte tematica.

Estramente vivo e contemporaneo si presenta "Kel's Venice" che -arricchito dai meravigliosi dialoghi tra Julian Arguelles (fine e solido sassofonista) e John Hollenbeck (bravo nell'incalzare la ritmica sia sui piatti che sui tamburi), dai rasserenanti momenti di vuoto e dalle successive parti libere in cui si espongono in paradossale sequenza ordinata suoni estemporanei -avvince per varietà, scorrevolezza e piacevole imprevedibilità, soprattutto quando si trasforma -senza soluzione di continuità -in "Holia Back." Quest'ultimo -evanescente, ampio nei movimenti e largo nell'andamento -brilla perché ricco di sfumature e colori: la scrittura è ben schematizzata nel quadro complessivo e prevede pacifiche intrusioni di parti tematiche, non necessariamente ripetute uguali, che si alternano a momenti estemporanei -questi ultimi logicamente conseguenti alle parti strutturate.

Duro, "distorto" nel suono, libero da schematici preconcetti, fedele al principio dell'iterazione minimalista, "Soundgarden" si emancipa dall'ortodossia, che prevede l'esposizione dello stesso tema sia all'inizio che alla fine, per sancire il principio della variazione e ribadire l'importanza del divenire musicale. E' quest'ultima sfumatura che distingue il summenzionato brano da In "Drop the D," che si differenzia dal precedente brano solo perché ripropone un unico tema sia in apertura che in chiusura, i tratti estetizzanti rimarcano quelli dell'altro.

Con "Seagulls in Maine" arriva il sereno, ovvero una pacata divagazione tematica sulle possibilità offerte da una lineare melodia che -pur se ad un certo punto del suo sviluppo assume connotati marcatamente materici, quasi fisici -non perde in chiusura le suggestioni evocate inizialmente.

Samo Salomon -ottimo musicista sloveno che non si fa tentare da derive linguistiche che mostrino necessariamente la sua origine territoriale -guida un combo di fenomenali jazzisti provenienti dalla Gran Bretagna (Julian Arguelles ai sassofoni) e dagli Stati Uniti (John Hollembeck alla batteria) e insieme creano una musica davvero internazionale, jazzisticamente universale.
Unity è un prezioso esempio di musica attuale; pur se adeguatamente documentato su CD, per indubbie ragioni, si suppone, anzi si è certi, che dal vivo la stessa musica esploderebbe in misura maggiore rispetto alla già potente carica racchiusa nel supporto audio.
È un progetto consigliato a tutti i direttori artistici di festivals che non cercano necessariamente di assecondare i gusti del pubblico ma che invece vogliono far conoscere e far stupire un pubblico curioso.

Track Listing: Asking for a Break; Dawn; Kei's Venice; Holla Back; Soundgarden; Moonless; Seagulls in Maine; Drop the D; Pif; Kei's Secret.

Personnel: Julian Arguelles: sax (tenore, soprano); Samo Salamon: chitarra; John Hollenbeck: batteria.

Title: Unity | Year Released: 2017 | Record Label: Samo Records


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