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John Surman: Saltash Bells

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Proprio quarant'anni fa John Surman pubblicava per la Help (sottoetichetta della Island Records dedicata ai progetti musicali più sperimentali) il suo primo disco registrato completamente in solitudine, Westering Home. Cinque album analoghi gli avrebbero fatto seguito, tra il 1979 e il 1994, per la ECM, da Upon Reflection che marcò il suo esordio da titolare per la label tedesca, fino a A Biography of Rev. Absalom Dawe, l'ultimo in cui si era cimentato con questa formula. Le possibilità offerte dai sintetizzatori e dalla registrazione multitraccia hanno permesso a Surman di aprire nuove strade alla sua creatività, anche in contesti live, e in tutti questi anni il musicista ne ha approfittato per dare libero sfogo ad alcuni aspetti della sua personalità che non venivano sempre adeguatamente rappresentati nell'interazione con altri musicisti.

Il nuovo lavoro, Saltash Bells, si mantiene in perfetta continuità col passato; già l'iniziale "Whistman's Wood" richiama episodi analoghi come "The Lamplighter," "Edges of Illusion" o "Tintagel," con il suono del baritono che si staglia suggestivamente sopra gli arpeggi del sintetizzatore. Questo non indica però una mancanza d'ispirazione, tutt'altro: i dischi in solo di Surman sono sicuramente i migliori per farsi un'idea completa e precisa della poetica musicale del sassofonista, e della sua vena compositiva. Troviamo qui il Surman più intimo e personale, più autentico e sincero, e non è un caso che l'ispirazione per i brani di questo progetto venga dai ricordi dei luoghi della sua giovinezza, a cominciare dalle campane della chiesa di Saltash che danno il titolo al disco (e compaiono sullo sfondo nel finale del brano omonimo).

Le composizioni sfruttano spesso pattern e texture definiti in maniera discreta dai sintetizzatori come basi per lo sviluppo della melodia, affidata a sax baritono, soprano o clarinetto basso, tutti strumenti da lui suonati con la particolare espressività e il lirismo che da sempre contraddistinguono il suo solismo. Alcune delle composizioni non prevedono accompagnamento, in altre Surman intreccia dialoghi a due o tre voci con se stesso. La strumentazione non presenta novità di rilievo rispetto ai precedenti lavori analoghi, se non l'introduzione del sassofono tenore (per lui inconsueto) e un'armonica. Per i sintetizzatori software, decisamente diversi da quelli analogici che era abituato a usare in passato, si è valso dell'aiuto del figlio Ben, più aggiornato in campo digitale.

Surman si conferma un'altra volta (ma ce n'era ancora bisogno?) musicista completo sotto tutti gli aspetti e dotato di una voce strumentale inconfondibile. Difficile trovare sbavature nella sua vastissima discografia, cui questo lavoro rappresenta un'aggiunta più che degna. Chi già conosce i suoi precedenti dischi in solo non vorrà mancare questo nuovo appuntamento; chi non lo conosce, si prepari a una scoperta entusiasmante.


Track Listing: Whistman's Wood; Glass Flower; On Staddon Heights; Triachorum; Winter Elegy; Ælfwin; Saltash Bells; Dark Reflections; The Crooked Inn; Sailing Westwards.

Personnel: John Surman: soprano, tenor and baritone saxophones, alto, bass and contrabass clarinets, harmonica, synthesizer.

Title: Saltash Bells | Year Released: 2012 | Record Label: ECM Records

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