Learn How

We need your help in 2018

Support All About Jazz All About Jazz is looking for 1,000 backers to help fund our 2018 projects that directly support jazz. You can make this happen by purchasing ad space or by making a donation to our fund drive. In addition to completing every project (listed here), we'll also hide all Google ads and present exclusive content for a full year!

0

Sainkho Namtchylak a L'appartamento di Firenze

Sainkho Namtchylak a L'appartamento di Firenze
Neri Pollastri By

Sign in to view read count
Sainkho Namtchylak
Firenze
L'appartamento
2.11.2017

Erano molti anni che non vedevo, né ascoltavo, la cantante siberiana Sainkho Namtchylak, interprete originalissima della tradizione popolare di Tuva, terra russa ai confini con la Mongolia, e delle singolari e ardite forme di emissione sonora che tale tradizione ha sviluppato e conservato. L'avevo vista, se non ricordo male, una ventina d'anni fa, prima in un concerto solitario in una chiesa fiorentina, poi in un duo di pura sperimentazione sonora con il sassofonista statunitense Ned Rothenberg, con il quale nel 1999 pubblicò per la Leo Records lo splendido disco Amulet. In quelle occasioni Sainkho dette vita a delle performances che rendevano riduttivo definirla "cantante": accanto a un repertorio di evocativi canti delle sue terre si esibiva infatti in un uso della voce quale vero e proprio strumento, lavorando su bassi gutturali, sovracuti e incredibili suoni plurimi, possibili grazie all'emissione di armonici assieme alle linee vocali principali.

Certo, già allora la vocalist si muoveva anche su territori più "leggeri," complice anche l'impossibilità di operare in quel modo, dispendiosissimo per le corde vocali, per più di una mezzora a concerto. Naked Song, realizzato qui in Italia ed edito nel 1998 dall'etichetta Amiata Records, era infatti un lavoro di sperimentazione elettronica prossimo alla musica ambient, nel quale Sainkho dosava con parsimonia le sue preziose doti vocali per arricchire la costruzione musicale strumentale.

Compiuti quest'anno i sessant'anni, Sainkho pare oggi aver decisamente imboccato quella strada, che ha battuto anche nel concerto tenutosi presso L'appartamento, piccolo ma suggestivo locale del centro fiorentino, al quale si è presentata con una coppia di ottimi musicisti jazz quali il pianista Stefano Maurizi, a lungo attivo anche in Francia, e il clarinettista Mirco Mariottini, recente autore di una singolare suite dedicata alla figura di Davide Lazzaretti (clicca qui per leggerne la recensione).

Il repertorio proposto era in larga misura basato su materiale della vocalist, sul quale Maurizi operava perlopiù alle tastiere elettroniche, più un brano di quest'ultimo, nel quale invece era di scena il pianoforte. Mariottini ha alternato clarinetto e clarone, va detto con grande sensibilità e maestria. L'improvvisazione era però ridotta ad alcuni interventi dei due strumentisti, e fungeva da cornice di abbellimento del materiale tematico, che ora era ispirato all'esotica ed evocativa musica siberiana, ora invece scivolava maggiormente sul pastiche ambient. In tutto questo Sainkho era sì protagonista, ma senza mettere sempre in gioco le sue migliori qualità, anzi, per essere sinceri facendone solo trasparire qua e là alcune: qualche sovracuto, un brano con l'impiego dei bassi gutturali, pochissimi armonici. Per il resto, solo un uso esperto di artifici vocali: sussurri, riverberi sul microfono (perché gran parte del concerto era amplificato) e altre forme di vocalizzazione tutto sommato usuali e alla portata di molte cantanti.

Così, alla fin fine, una musica non disprezzabile, anche grazie al pregevole lavoro dei due ottimi musicisti, che potrà anche crescere qualitativamente se la collaborazione tra i tre -qui poco più che occasionale -avrà un seguito. E un concerto che ha avuto il merito di presentare una proposta certo inusuale a un pubblico piuttosto folto (la prevendita era chiusa da giorni) ed estremamente giovane (non ci lamentiamo sempre della scarsa curiosità dei giovani e dell'età avanzata del pubblico della musica creativa?) che è sembrato apprezzare molto. Certo, però, anche uno spettacolo che non può non aver un po' immalinconito chi ricordava la Sainkho di un tempo.

Foto (di repertorio): Coral

Tags

comments powered by Disqus

More Articles

Read "The Cookers at Nighttown" Live Reviews The Cookers at Nighttown
by C. Andrew Hovan
Published: February 16, 2017
Read "Bonerama at the Iridium" Live Reviews Bonerama at the Iridium
by Mike Perciaccante
Published: August 5, 2017
Read "Michael Lington At Blue Note Napa" Live Reviews Michael Lington At Blue Note Napa
by Walter Atkins
Published: October 28, 2017
Read "Pittsburgh JazzLive International Festival 2017" Live Reviews Pittsburgh JazzLive International Festival 2017
by C. Andrew Hovan
Published: June 24, 2017

Support All About Jazz's Future

We need your help and we have a deal. Contribute $20 and we'll hide the six Google ads that appear on every page for a full year!