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Scope: Rotten Magic

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Misurarsi con la velocità, con l'ossessiva attenzione al groove, alle sequenze che introducono altre sequenze sonore narrative in piani orizzontali e verticali. C'è molto da scrivere e da ragionare dopo aver ascoltato "Personal Punk," catartica riflessione su 40 anni di musica. Il suono scompare, mozzato, il tempo rallenta, la musica diventa un'astrazione, e il musicista l'alchimista del suono.

Così era gran parte della musica rock degli anni '70 del Novecento, aperta agli stili, idealista, romantica e combattiva. Basti pensare agli Area, di cui senz'altro gli autori conoscono l'epica di una musica fortemente legata al suo tempo e al suo luogo (l'Italia, gli anni Settanta), ma proiettata verso un futuro fantastico. Un futuro che solo la musica avrebbe potuto creare.

Il futuro della musica, appunto, tra ritorni al passato (l'improvvisazione come sincerità espressiva), e balzi in avanti sul domani (l'elettronica e l'elettricità). Per questo oggi molta musica etnica appare "elettronica" o - per meglio dire elettrica. Il soffio del clarinetto, in mezzo a queste onde di sintetizzatori, è oramai percepito da noi ascoltatori come naturale, vivace espressione filtrata di un fiato, di una voce. Anzi, si potrebbe perfino dire che ci stupiremmo della sua assenza.

Ecco quindi che spesso il fiato ha sostituito in questi contesti la voce vera e propria, non facendo rimpiangere la mancanza del testo di parole, raccontando invece con diversa espressività il Canto ("Lulu"). Non a caso, già all'epoca del precedente NuGara, avevamo già lodato le capacità di Lucien Dubuis.

Ecco che il fiato si diverte a scimmiottare con successo uno strumento elettronico ("Travel P"), diventando preciso strumento del groove. Un fiato scevro da errori "umani," ma dalla gamma espressiva completa (attacco, tappeto sonoro, drone).

Accade spesso in Rotten Magic che questa energia vitale della musica abbia inizio proprio da un solo di clarinetto, e a seguire gli altri strumenti siano toccati e ispirati dalle sue tentazioni ("Wischer"-"Industrial Dogs").

La musica lavora quindi sull'assenza o la presenza dell'uomo sulla scena sonora con romantica e semplice devozione ("Le Short"), sullo sfondo di lontane risate.

E' comunque una scelta astuta terminare Rotten Magic con l'astratta composizione di ""What Happened to the Party People?," due minuti in cui accade la distruzione del suono e degli strumenti, due minuti di allegra follia, come ad affermare una semplice constatazione: "noi siamo qui, ora".

Track Listing: 01. Rotten Magic (Scope); 02. Personal Punk; 03. Nimbus; 04. Idi; 05. Lulu; 06. Travel P; 07. Wischer (Scope); 08. Irrgarten; 09. Industrial Dogs (Scope); 10. Le Short; 11. What Happened to the Party People? (Scope) Tutti i brani sono di Hans-Peter Pfammatter eccetto altrove indicato.

Personnel: Hans-Peter Pfammatter (sintetizzatori, samples, elettronica); Lucien Dubuis (clarinetto basso): Urban Lienert (basso elettrico); Lionel Friedli (batteria).

Title: Rotten Magic | Year Released: 2011

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