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Roscoe Mitchell e Michele Rabbia alla Sala dei Giganti al Liviano di Padova

Libero Farnè By

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Ostinati 2016
Sala dei Giganti al Liviano
Padova
06.10.2016

L'ostinazione degli organizzatori della rassegna padovana consiste nel ricercare sempre nomi nuovi o esperienze significative dell'attualità jazzistica, presentando comunque proposte rare per il panorama italiano, spesso in esclusiva nazionale. A volte riescono perfino a realizzare progetti inediti; com'è avvenuto in questo caso, favorendo l'incontro fra Roscoe Mitchell e Michele Rabbia, che era rimasto in incubatrice per molti, troppi anni.
Al sassofonista americano era capitato infatti di ascoltare il percussionista italiano nel 2008 alla rassegna Cassero Jazz di Castel San Pietro Terme e da allora aveva sempre desiderato misurarsi con lui, sollecitando periodicamente in tal senso il suo manager Alberto Lofoco.
L'incontro-confronto ha finalmente avuto luogo il 6 ottobre nella Sala dei Giganti al Liviano, gremita del pubblico delle grandi occasioni, anche grazie a un'avveduta politica dei prezzi d'ingresso. Probabilmente è stata opportuna l'idea di non amplificare gli strumenti dei due improvvisatori; l'acustica della sala si è infatti rivelata abbastanza asciutta ed equilibrata. Certo che trovarsi di fronte agli esecutori nelle prime file, cosa che non è capitata al sottoscritto, avrebbe permesso di cogliere tutte le sfumature timbriche, oltre che la gestualità, fisica e mentale, che caratterizzava il loro interplay.

Il concerto, durato un'ora esatta, si è sviluppato sulle coordinate solite dell'improvvisazione assoluta, senza che ci fossero state prove o accordi precisi fra i due. L'ascolto reciproco ha guidato le dinamiche di un percorso sonoro unitario nella sua austera misura; partito dal silenzio, da note frammentarie e marginali, esso è poi progredito verso una consistenza concreta ma frastagliata, ha lasciato prevalere ora l'una ora l'altra delle due voci, per poi raggiungere una naturale conclusione del dialogo. Soprattutto si è evitato che interventi sopra le righe compromettessero l'equilibrio del duo.

Anche grazie alla respirazione circolare, il personale linguaggio di Mitchell al soprano e al contralto si è snodato su una continuità mossa da screziature e piccole deviazioni, modulando un eloquio scontroso ma allo stesso tempo determinato e caparbio. Ancor più apprezzabile è stata la concentrazione che ha permesso a Rabbia di misurarsi alla pari con il grande maestro. Il percussionista ha manovrato i suoi strumenti di varia natura per creare un tessuto ritmico mobile, ricco di sorprendenti effetti, minuti o sussultanti, ma mai gratuiti o invadenti.

L'esperimento non ha quindi tradito le attese, dimostrando tutte le potenzialità di un duo, che è auspicabile possa avere altre occasioni di esprimersi.

Foto: Maurizio Zorzi

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