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Roma Jazz Festival 2016

Mario Calvitti By

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Roma Jazz Festival 2016
Auditorium Parco della Musica
Roma
8-23.11.2016

Edizione importante per il festival jazz romano che festeggia i 40 anni nella sede ormai stabile dell'Auditorium Parco della Musica, dove si sono svolte le ultime 12 edizioni. Il programma della rassegna è stato molto vario, con proposte per tutti i gusti. Ha aperto il festival un duo d'eccezione, Brad Mehldau e Joshua Redman, forti di una collaborazione ventennale iniziata negli anni '90 quando entrambi erano due brillanti giovani promesse, con il pianista che aveva militato per 18 mesi nel quartetto del sassofonista. Da allora i due hanno seguito strade per lo più indipendenti, assurgendo entrambi al rango di luminose realtà del jazz moderno, ma hanno continuato in anni recenti una frequentazione occasionale culminata in un tour nel 2011 dal quale provengono le registrazioni pubblicate recentemente nell'album Nearness, primo lavoro del duo. Il concerto si apre con un tema del pianista, "Always August," e prosegue con una composizione di Redman, "Note to Self." L'interazione tra i due musicisti è molto stretta, la formula del duo comporta un'attenzione continua da parte del pianista per coprire l'assenza della sezione ritmica, e Mehldau fornisce una base costante per le improvvisazioni di Redman, senza rinunciare al dialogo col sassofonista. Si continua con la monkiana "In Walked Bud," una nuova composizione del pianista ancora senza titolo, e una splendida versione della ballad "I Should Care" nella quale i due mostrano le raffinatezze interpretative di cui sono capaci. Finale con una nuova composizione di Redman, "The Distance," prima di tornare sul palco a grande richiesta per una coppia di bis, il classico del bebop "Ornithology" e "Mehlancholy Mode," altro tema del sassofonista. Un ottimo concerto da parte di due musicisti pienamente maturi, con grande affiatamento e sfoggio di espressività.

Il concerto successivo è stato il one man show di Jacob Collier, giovanissimo (22 anni) polistrumentista inglese preceduto dai lusinghieri apprezzamenti di gente come Quincy Jones (che lo ha messo subito sotto contratto), Herbie Hancock, Pat Metheny e tanti altri personaggi famosi, e presentato come l'alfiere di una nuova generazione di musicisti arrivati alla fama attraverso l'uso delle nuove tecnologie come Youtube, attraverso il quale si è fatto conoscere appena sedicenne postando video autoprodotti di qualità professionale. Per realizzare lo spettacolo che sta portando in tour in tutto il mondo per promuovere il suo primo lavoro appena pubblicato, il giovane artista si è valso dell'appoggio del Massachusetts Institute of Technology, che gli ha fornito i mezzi tecnologici più avanzati per creare sul palco l'equivalente di un gruppo virtuale. In scena Collier è completamente solo, saltando da uno strumento all'altro (suona batteria, percussioni, contrabbasso, basso elettrico, chitarra, piano, tastiere) per mettere in loop le varie frasi musicali che stratificate costituiscono le basi dei brani eseguiti, mentre in modo analogo su uno schermo alle sue spalle, dove viene ripreso in tempo reale e riproiettato in loop sovrapponendo i vari video in cui quattro o cinque Jacob Collier creano una band virtuale ai vari strumenti. Per avere un'idea di un suo show rimando al video presente sulla homepage del suo sito www.jacobcollier.co.uk, o ai vari video del suo canale Youtube. La scaletta comprende cover di brani come "Don't You Worry About a Thing" di Stevie Wonder, "Close to You" di Bacharach, "Fascinating Rhythm" di Gershwin, "In My Room" di Brian Wilson (brano che dà il titolo al suo primo album), oltre ad alcune canzoni originali, e "Blackbird" dei Beatles eseguita come bis. Sicuramente Collier dimostra grande maturità, sostenuta da un notevole talento musicale e padronanza nel gestire i tempi dello spettacolo portato avanti in completa solitudine, anche se si ha l'impressione che la naturale esuberanza giovanile lo porti a voler strafare mettendo troppa carne al fuoco. L'elemento jazzistico che dalla descrizione del suo show potrebbe sembrare assente è in realtà una delle colonne portanti della sua musica, soprattutto nella gestione del ritmo e negli assoli pianistici, anche se mediata con altri elementi meno abituali per il genere. Al momento è impossibile prevedere in che direzione evolverà la sua musica, ma il ragazzo merita attenzione.

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