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Rob Mazurek and Black Cube Sp al Torrione di Ferrara

Luca Canini By

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Bologna Jazz Festival
Torrione Jazz Club
Ferrara
20.11.2015

Fissiamo una data: gennaio 2007. Non che Rob Mazurek fino ad allora si fosse risparmiato in quanto a dischi e collaborazioni (soprattutto sul fronte Chicago Underground), ma è innegabile che il debutto su Thrill Jockey dell'Exploding Star Orchestra, We Are All from Somewhere Else, rappresenta il momento del salto di qualità: da oscuro predicatore e spalla di lusso a pastore di anime e capofila della rinascita (l'ennesima) del jazz targato Chicago. Da allora ne è passata di acqua sotto le decine di ponti mobili della città del vento.

E intorno a Mazurek (e ai vari Mike Reed, Ken Vandermark, Dave Rempis e Jason Adasiewicz) si è andata ricompattando un'intera scena, con il cornettista di origini polacche (che nel frattempo non ha più sbagliato un progetto che sia uno) nel ruolo di catalizzatore di energie e talenti. Dall'alto di una "visione" sempre più centrata e inclusiva, che è cresciuta e si è consolidata fino a mettere radici profonde in Brasile (con la nascita del São Paulo Underground) e in Europa.

Italia -per una volta -compresa. Milano, Forlì, Firenze, Trieste, Venezia, Cagliari, Vicenza: ormai è diventata una piacevole abitudine incrociare i passi di Mazurek. Che di recente ha attraversato le Alpi per l'ennesima volta alla testa della sua nuova creatura, nata per sublimare in studio il dolore per la scomparsa della madre: il quartetto Black Cube SP. Ovvero, una sorta di mutazione "freak" del São Paulo Underground. Del quale conserva l'ossatura, Mauricio Takara alla batteria e al cavaquinho (la chitarrina brasiliana) e Guilherme Granado alle tastiere, con in più le diavolerie elettroniche (comprese un paio di fruste da pasticcere amplificate), la rabeca (parente rustica del violino) e il sax soprano di Thomas Rohrer.

Una rumorosa combriccola di guastatori che si muove nel solco del Sun Ra più impressionista e dell'Art Ensemble parigino. Mettendo in scena un vero e proprio rituale nel quale abbondano i crescendo, gli smarrimenti, le urla, le piccole percussioni e gli scampanellii. Una messa laica, un esorcismo di gruppo al quale si è sottoposto di recente anche il pubblico del Torrione di Ferrara. In tripudio dopo due set e due ore abbondanti di tribalismo "caciarone" in salsa future-jazz.

Con le sue belle accelerate alla maniera del São Paulo (la splendida "Jagoda's Dream"), con gli immancabili temi mazurekiani (perfetta l'intrusione di "Primitive Jupiter," brano pensato e composto per il Pulsar Quartet), con assoli e unisono da copione, con derive caotiche e sfrigolanti ad altissimo tasso energetico. Eccessivo? Può darsi. Ridondante? Non c'è dubbio. Ma caldo e sincero anche nei passaggi più slabbrati e caotici.

Musica che scalda il cuore. Generosa. Emozionante. In due parole: Rob Mazurek.

Foto
Luca Vitali.

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