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Enrico Rava al Bari in Jazz 2014

Enrico Rava al Bari in Jazz 2014
Luigi Sforza By

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Downtown Stories Three Rava on the Road
Teatro Petruzzelli
Fondazione Petruzzelli & Bari in Jazz
Bari
18.07.2014

Aggiornare i motivi della propria attività rappresenta spesso una tappa fondamentale nella carriera di molti, soprattutto per chi nel corso di cinquant'anni di onorato servizio ha attraversato brillantemente una moltitudine immensa di esperienze sia artistiche che umane.

Il 18 luglio Enrico Rava nella serata conclusiva di Bari in Jazz al Petruzzelli —terzo momento delle Downtown Stories, intitolato Rava on the Road— ha voluto suggellare (e in qualche modo sintetizzare) con l'Orchestra sinfonica del Teatro—sapientemente diretta da Paolo Silvestri—una parte del proprio itinerario repertoriale.

L'artista triestino—accompagnato da Roberto Cecchetto alla chitarra elettrica, Giovanni Guidi al pianoforte, Stefano Senni al contrabbasso e Zeno De Rossi alla batteria—ha celebrato il rito della sua arte guidando il pubblico in un vasto territorio popolato da deliziose ballad, spumeggianti divagazioni dai forti accenti boppistici, e sconfinati fotogrammi di abbagliante intensità espressiva e di carattere immaginariamente popolaresco.

Col suono deciso e delicato insieme della sua tromba, Rava e il suo gruppo hanno saputo interagire perfettamente con l'orchestra sinfonica del Petruzzelli, magistralmente gestita da Paolo Silvestri, il quale ha ampliato i temi originali, formulato abilmente le parti strumentali e diretto con sicurezza e carattere l'intero ensamble.

Rava non è nuovo a questo tipo di operazione. Qui però, rispetto all'altrove sinfonico di Rava (l'Opera Va), si è dato il via ad una rappresentazione a quattro parti, con due personaggi principali paritetici (Rava e Silvestri) e due comprimari (l'orchestra e il quartetto jazz).

Di sicuro Silvestri è stato l'elemento chiave di tutta questa riuscitissima operazione.
La "riscrittura" dei sette testi raviani ha comportato per l'orchestra una capacità elastica di trasformarsi in un organismo mobile, a volte quasi frantumato, in cui la deformazione dei timbri strumentali (ad esempio la "plungerizzazione" ellingtoniana degli ottoni), la riduzione matematica dei materiali compositivi—su un'armonia statica e ripetitiva di alcune frasi degli archi che rimandava nel primo e nel sesto brano della suite all'estetica minimal—ma anche l'opulenza espressiva del suono chiaro e multitimbrico traboccante di melodie e ritmi di tango, di raffinati blues di otto battute o di frasi boppistiche (dal sapore modale à la "Milestones") hanno costituito la base per operare una sintesi stilistica imparentata con un tipo di sinfonismo americano che da Aaron Copland giunge fino a Leonard Bernstein passando per George Gershwin e Bernard Hermann.

Ciò che ha maggiormente colpito e sopreso è stata la capacità del direttore di far interpretare a tutte le sezioni, ma soprattutto alle trombe, passaggi tematici nello stile tipico di Rava (ritardandone l'attacco o prolungando i respiri).
Silvestri ha plasmato l'orchestra in un corpo musicale estremamente oscillante; è riuscito a trasformarla in un'orchestra sinfonica swing.
Lasciando interagire il combo con l'orchestra, Silvestri ha ben fatto dialogare le due realtà rispettando l'identità di ognuna e creando conseguentemente momenti riusciti di fusione (belli gli spazi in cui l'orchestra era sostenuta con swing dal quartetto, e avvincenti i passaggi solistici supportati dai background "sinfonici"). Scissi o concertati, i due meccanismi tendevano a convergere dialetticamente in un continuum sonoro perfetto.

La suite Rava on the Road (vagamente ispirata alla Beat generation) ha ampiamente dimostrato sia l'abilità di scrittura e di direzione di Paolo Silvestri sia le eccellenti capacità espressive ed esecutive della giovane e malleabile orchestra sinfonica del teatro Petruzzelli (una risorsa culturale da tutelare), soprattutto nell'affrontare questo tipo di materiale.

Nei momenti in cui suonava da solo, il quintetto jazz ha illustrato tutte le peculiarità dello stile di Rava enfatizzando pacato interplay, momenti free, digressioni neoboppistiche, marcette con temi dallo spiccato senso ritmico, e altre accezioni musicali moderne di tipo elettrico, ovvero tutti elementi che ormai rappresentano un vero e prorpio marchio di fabbrica.
In particolare ha brillato il giovane pianista Giovanni Guidi. Con il suo fraseggio rapsodico, il musicista di Foligno ha appassionatamente e lucidamente coniugato vigorosità ritmica, inventiva melodica, swing esecutivo, libertarie improvvisazioni free, e pacato lirismo impressionista à la Debussy.

Rava on the Road, proposto a Bari dalla Fondazione Petruzzelli, ha in poco più di un'ora convinto il purtroppo non numeroso pubblico, chiudendo ufficialmente in gloria la decima edizione di Bari in Jazz.

Foto
Carlo Cofano.

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