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Randy Weston: Brooklyn, Africa e ritorno

Ludovico Granvassu By

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RW: La situazione non è cambiata un gran che né nei media né nelle scuole. Potremo ritenere che le cose saranno cambiate, quando vedremo i grandi jazzisti trasmessi alle otto di sera del sabato dai principali canali televisivi, quando vedremo l'insegnamento del jazz nelle scuole, quando Hollywood dedicherà film alla vita dei grandi maestri del jazz. Finché tutto ciò non si verificherà non credo che potremo parlare di veri cambiamenti. Viviamo in una società tecnologica nella quale la gente viene influenzata da quello che vede, e purtroppo non si vede molto jazz alla televisione (o lo si vede molto tardi, su canali di secondaria importanza); lo stesso vale per il mondo della scuola. Sono sicuro che prima o poi tutto questo cambierà. Sono convinto che non sia possibile nascondere per sempre qualcosa di così bello come la musica. Del resto, ci sono così tanti grandi musicisti afroamericani. Non possono aprire i media a noi altrimenti finiremmo per dominarli. Pensa solo a Ellington, Monk, Basie, Nat "King" Cole...

Tuttavia, se uno guarda al passato di questa musica, si rende conto di come alle origini fosse una musica estremamente popolare, era la musica che la gente amava ballare. Weston, nella sua lunga carriera, è stato testimone diretto di questi alti e bassi di popolarità.

RW: Poco dopo l'inizio della seconda guerra mondiale il governo applicò una tassa del 20% sui locali da ballo nel quadro di misure fiscali adottate per sostenere lo sforzo bellico. Molti locali furono costretti a chiudere i battenti e la musica jazz si trasformò da musica da ballo in musica da ascolto. Da ragazzi suonavamo spesso nei locali da ballo; agli afroamericani, come del resto a tutti, piace moltissimo ballare. Ovviamente si trattava di una forma espressiva completamente diversa da quella di un concerto. Dovevi saper esprimere delle emozioni attraverso il tuo strumento —questa è una cosa che si è quasi del tutto perduta al giorno d'oggi: oggi i musicisti sono interessati più alla tecnica che ad altro ... chi sa suonare più velocemente e cose del genere. In passato, invece, dovevi saper comunicare emozioni, dovevi suonare per una donna ed essere capace di farla emozionare. Nella musica di tutti i nostri predecessori, Ellington, Armstrong, Webster, c'era una grande componente di romanticismo che oggi, invece, è andata quasi del tutto perduta.

Spinto dal padre a scoprire e valorizzare le proprie origini, e sviluppando una delle principali lezioni di Duke Ellington (si pensi, giusto per fare un esempio, a brani come "Springtime in Africa," "Petite Fleur Africaine" o "Caravan") Weston è stato un pioniere della fusione tra jazz e musica africana. Il suo Uhuru Africa pubblicato nel 1960, molti anni prima che la world music diventasse di moda, è solo il più famoso, dei suoi esperimenti di fusione musicale. La discografia di Weston, difatti, è ricca di incisioni che mettono in evidenza ritmi e influenze africane. Nel 1957 Weston aveva già pubblicato Bantu per la Roulette seguito l'anno dopo da Little Niles per l'etichetta United Artists; da segnalare anche African Cookbook recentemente ristampato dalla Koch Jazz e —nella discografia degli ultimi anni —due dischi della Verve, Splendid Master Gnawa Musicians of Morocco e Marrakech in the Cool of the Evening, dedicati al Marocco dove Weston ha trascorso diversi anni della sua vita. L'Africa, in effetti, aveva rappresentato per molti anni una fonte di interesse per Weston ed era quindi inevitabile che si recasse in Africa. L'attrazione per l'Africa tuttavia non era esclusivamente musicale.

RW: La prima volta che ho ascoltato musica africana è stato mentre ero ancora negli Stati Uniti grazie ad un grande percussionista della Guinea. Sono andato in Africa perché mi affascinava moltissimo, ma non c'era una particolare ragione musicale che mi spingesse.

Per ogni musicista, comunque, le esperienze di vita si intrecciano inevitabilmente con quelle musicali. Weston, inoltre, durante la sua permanenza in Marocco gestì un bar nel quale si suonava ogni notte dal vivo e quindi le occasioni di mettere a confronto le musiche locali e le radici jazz si sprecavano. I successi di Weston, già molto affermato, si allargarono all'Africa.

RW: Direi che l'accoglienza era piuttosto positiva. Avevo già composto "Uhuru Africa" e stavo già usando ritmi come il 6/8, sai, ritmi tipicamente africani. Sono sempre stato molto attratto dalle percussioni ed in particolare dalle conga. A volte uso il piano come uno strumento percussivo. Ricordo ancora la prima volta che suonai in Nigeria. Ebbi una accoglienza trionfale, fu una esperienza bellissima.

La popolarità di Weston si estende ben al di là dei confini nordamericani, africani o europei. L'opportunità di poter suonare continuamente in giro per il mondo permette ai musicisti che hanno questo privilegio di apprezzare in maniera più completa l'universalità del linguaggio musicale.

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