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Randy Weston: Brooklyn, Africa e ritorno

Ludovico Granvassu By

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RW: Monk riportò la magia nella musica. Direi che Ellington e Monk sono i miei musicisti preferiti. Erano capaci di catturare il vero suono del pianoforte. Monk, poi è stato un compositore eccezionale: i suoi brani, le sue armonie, il suo senso del ritmo, i suoi silenzi erano magnifici. Si può dire che Monk concepisse il pianoforte come una orchestra. Quando lui suonava uno poteva immaginare, sognare... era un grande narratore. Monk è stato un importantissimo innovatore, ma -allo stesso tempo -era possibile percepire la tradizione blues sulla quale si sviluppava la sua musica. Anche dal punto di vista umano era una persona completamente originale. Era chiaramente in anticipo sui tempi, ma questo accade a tutti i grandi artisti. Per lo meno, ha avuto la fortuna di vivere abbastanza a lungo per vedere come la sua musica sia stata apprezzata, seppur in ritardo. Molti artisti, purtroppo, non sono altrettanto fortunati. Senza volermi paragonare minimamente a Monk, quando negli anni '50 ho iniziato ad esplorare le radici africane del jazz la maggior parte delle gente non capiva che cosa stessi facendo. Trenta o quaranta anni più tardi, le cose sono cambiate. Thelonious Monk è stato un esempio per me.

Il legame con Monk, comunque, andava al di là del rapporto musicale. Il giovane Weston era ospite fisso a casa di Monk, dove veniva introdotto ai segreti del pianoforte da quello che, insieme a Bill Evans, è forse stato l'innovatore di questo strumento con il maggiore impatto sul jazz di oggi. In quelle lunghe ore Monk fu anche e soprattutto un maestro di valori e stile di vita oltre che di integrità artistica.

RW: Sono sempre stato colpito dal suo grande senso di dignità. C'è stato un periodo in cui per circa sei anni non ha avuto lavoro, ma ha continuato a suonare la sua musica. Lo stesso vale per Ellington. Non hanno mai fatto compromessi sulla loro musica. Hanno continuato a suonare quello che sentivano, fino alla loro morte. Anche quando non aveva soldi né lavoro, Monk non si lamentava mai, non ha mai chiesto l'elemosina a nessuno. Lo ammiravo veramente. Ogni volta che ero a casa sua il suo comportamento era sempre molto dignitoso, vestiva sempre in maniera elegante, immacolata direi. I musicisti di quel periodo non erano spirituali solo nella loro musica, ma anche nel modo in cui si comportavano ed apparivano. I musicisti di quei giorni, inoltre, erano molto aperti. Monk ti insegnava tutto quello che sapeva. Potevo andare a casa sua in ogni momento e la sua porta era aperta. Lo stesso valeva per Max Roach. Amavano essere circondati da chi era più giovane di loro. Questo è quello che per me significa spiritualità.

Sul finire degli anni '60, con la montante moda degli strumenti elettrificati e la conseguente difficoltà di sopravvivere continuando a suonare jazz acustico tradizionale, Weston decise di trasferirsi in Africa, che aveva già avuto modo di visitare nel 1961 in un tour finanziato dal dipartimento di stato americano. Uno degli aspetti principali di questa parentesi di circa sei anni, è stata proprio la riscoperta del lato più spirituale della musica, che si riflette nel suo ruolo sociale e nel forte legame con la natura, sempre meno presente secondo il pianista di Brooklyn nella musica di oggi.

RW: Oggi manca la spiritualità della musica, qualcosa che non ti possono insegnare nei conservatori dove tutto quello che puoi apprendere sono solo le note, le scale, gli stili e le tecniche. Quando io ero ragazzo, invece, la musica rappresentava un'esperienza spirituale. Ovviamente, i grandi maestri del passato non sono più con noi, ma abbiamo le registrazioni dei loro lavori e questo è il motivo per il quale io incoraggio sempre i più giovani a studiare quella musica. È importante scoprire i collegamenti tra il presente ed il passato. Se i giovani ci riusciranno avranno un senso della direzione migliore, non dimenticheranno le emozioni, l'amore, la famiglia e la gente in generale.

In Africa quando dici che la tua professione è quella di musicista la gente resta sorpresa. La musica è così cruciale per ogni aspetto della vita di tutti i giorni che ogni persona, nelle società tradizionali africane, è musicista. Inoltre in Africa uno può riscoprire il valore della improvvisazione; è più evidente come la musica sia la voce di Madre Natura. E Madre Natura improvvisa di continuo. Oggi è diverso da ieri e domani non sarà come oggi. Gli africani sanno bene tutto ciò, bisogna sempre essere in sintonia con madre natura.

Da diversi anni Weston sta dedicando le sue esplorazioni musicali proprio alla musica dei grandi jazzisti del passato (da segnalare in particolare la trilogia Portrait of Duke Ellington, Portrait of Monk e The Spirit of Our Ancestors pubblicata dalla Verve tra il 1989 e il 1991). Questa sua riscoperta del passato rappresenta, allo stesso tempo, il suo personale omaggio ai maestri che lo hanno segnato e il suo modo di concepire la missione di artista.

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