6

Ralph Towner: un americano a Roma

Ralph Towner: un americano a Roma
Mario Calvitti By

Sign in to view read count
Ralph Towner rappresenta sicuramente una figura atipica nel vasto mondo della chitarra jazz. In primo luogo per gli strumenti usati: la chitarra classica, che negli anni '60 in ambito jazzistico era utilizzata solamente da musicisti legati alla musica brasiliana come Charlie Byrd, Laurindo Almeida e Bola Sete, e la chitarra 12-corde, che proveniva dal mondo folk ed era praticamente sconosciuta al jazz. Towner ha quindi sviluppato una propria tecnica strumentale senza potersi rifare a nessun altro chitarrista, ma sintetizzando in autonomia le proprie varie esperienze musicali (pianista autodidatta e diplomato in tromba e composizione, ha scoperto la chitarra solo a 22 anni).

Membro fondatore nei primi anni '70 degli Oregon, gruppo artefice di un'ardita e innovativa sintesi tra jazz, classica, folk e world music, il chitarrista è uno dei nomi di spicco della ECM, con la quale ha inciso la quasi totalità della sua produzione solistica già a partire dal 1972, e che ha appena pubblicato il suo ultimo album per sola chitarra, My Foolish Heart.

Abbiamo incontrato il chitarrista nella sua casa romana, per una chiacchierata in generale sulla sua carriera e il suo particolare approccio alla musica e allo strumento.

All About Jazz: Partiamo con alcune informazioni sulla tua biografia e la tua educazione musicale. È stata la tromba il primo strumento su cui hai ricevuto un'istruzione formale?

Ralph Towner: Sì, avevo 6 anni quando ho cominciato con la tromba. Suonavo già il piano, mia madre era maestra di piano, io ero un bambino testardo e mi rifiutavo di prendere lezioni da lei, ascoltavo dal fondo della stanza le lezioni di piano che dava. Ho sempre avuto questo particolare dono, comporre e improvvisare è qualcosa che ho sempre fatto in modo naturale fin dall'inizio. Ho veramente cominciato a evolvermi quando ho iniziato a imitare i dischi e altri pianisti, ma non mi sono dedicato seriamente a suonare il piano fino a più tardi.

Suonavo jazz sulla tromba, sono nato nel 1940 e avevo due fratelli molto più vecchi di me che hanno partecipato alla seconda guerra mondiale, e hanno collezionato un sacco di dischi di musica per swing band, qualcosa di Duke Ellington, tutto Benny Goodman e anche dischi del Nat "King" Cole, così ho imparato tutti quegli standard, anche suonando sui libri per la tromba, e mia madre mi accompagnava al piano.

Ho cominciato a suonare in gruppi di Dixieland e musica da ballo quando ero giovanissimo. Mio cognato suonava il contrabbasso in un gruppo di musica da ballo e mi aveva permesso di suonare in un club, credo fosse il bar di un albergo, quando avevo 12 anni, e mi portava fuori negli intervalli perché era illegale per me stare al bar! [Ride] Non ero veramente interessato a diventare un pianista finché non sentii Bill Evans con Scott LaFaro. Ho ascoltato tanti altri pianisti e li sapevo imitare un po' ma il piano mi serviva per la composizione classica. Sono andato all'università [dove ha conosciuto e fatto amicizia con il contrabbassista Glen Moore, suo futuro compagno negli Oregon -N.d.R.] e mi sono diplomato in composizione.

AAJ: Quando hai cominciato a interessarti alla chitarra?

RT: Non avevo ancora sentito la chitarra classica fino all'ultimo anno dei miei studi, quando ascoltai uno studente che la suonava. Ne rimasi affascinato, e in qualche modo riuscii a comprarne una quasi per niente, ricordo che costò qualcosa come 100 dollari. Ho cominciato da autodidatta, e capii che così non sarei andato molto lontano per suonarla al livello a cui doveva essere suonata, allora mi informai e mi dissero che c'era un ottimo professore che insegnava all'Accademia di Musica a Vienna. In qualche modo riuscii a racimolare abbastanza denaro lavorando l'estate e risparmiando per poter andare in Europa ed essere ammesso all'Accademia anche se sapevo solo due brani classici, ma ero un musicista e questo era evidente per il comitato di ammissione, così fui ammesso a questa famosa Accademia di Musica.

Il professore era Karl Scheit, un insegnante molto bravo, non parlava inglese così imparai la chitarra in tedesco. Il suo modo di insegnare seguiva una procedura per gradi, la sua intenzione era di far suonare la chitarra sfruttando il suo pieno potenziale. Vivevo in una camera singola che ero riuscito a trovare, affittata a 12 dollari al mese, non mangiavo quasi niente e mi esercitavo 9-10 ore al giorno, 7 giorni a settimana, per un anno. Alla fine dell'anno sapevo suonare concerti classici. In seguito tornai a Vienna per un secondo anno, ma nel periodo intermedio feci ulteriori studi sulla chitarra, ascoltai la musica brasiliana e cominciai a suonare cose brasiliane, alla Baden Powell. Poi ritornai a studiare il piano, il primo anno a Vienna non toccai il pianoforte, neanche ci andai vicino, ero completamente concentrato sulla chitarra.

Tags

Related Video

comments powered by Disqus

More Articles

Read Aaron Parks: Rising To The Challenge Interview Aaron Parks: Rising To The Challenge
by R.J. DeLuke
Published: June 21, 2017
Read Generation Next: Four Voices From Seattle Interview Generation Next: Four Voices From Seattle
by Paul Rauch
Published: June 19, 2017
Read Miles Mosley Gets Down! Interview Miles Mosley Gets Down!
by Andrea Murgia
Published: June 16, 2017
Read Eri Yamamoto: The Poet’s Touch Interview Eri Yamamoto: The Poet’s Touch
by Jakob Baekgaard
Published: May 20, 2017
Read "Erik Friedlander: A Little Cello?" Interview Erik Friedlander: A Little Cello?
by Ian Patterson
Published: January 9, 2017
Read "Samantha Boshnack: A Musical World Without Boundaries" Interview Samantha Boshnack: A Musical World Without Boundaries
by Paul Rauch
Published: November 17, 2016
Read "Bria Skonberg: In Flight" Interview Bria Skonberg: In Flight
by R.J. DeLuke
Published: April 4, 2017
Read "Ethan Margolis: Perfect Mission of Feeling" Interview Ethan Margolis: Perfect Mission of Feeling
by Chris M. Slawecki
Published: September 6, 2016

Join the staff. Writers Wanted!

Develop a column, write album reviews, cover live shows, or conduct interviews.