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PunktFestival 2017

Luca Vitali By

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Partenza a reazione anche per il giorno successivo, con la presentazione del nuovo album Towards Language (Rune Grammofon) da parte di uno dei beniamini di casa: Arve Henriksen. Line-up del disco (tutti elementi chiave del festival: Arve, Jan Bang e Eivind Aarset) al gran completo, con l'aggiunta di Erik Honorè. Un set molto intenso e caratterizzato da un'intesa perfetta in cui Henriksen ha esplorato qualche nuova sfumatura timbrica sia alla tromba che alla voce. La narrazione segue la scaletta del disco e rapisce, letteralmente, il pubblico, grazie anche all'accompagnamento visivo di Tord Knudsen. Con il trio Necks segna senza dubbio uno dei momenti più alti del palco principale.

A seguire il Punkt Ensemble guidato Stian Balducci (guru dell'elettronica di origini italiane e docente all'università di Kristiansand con Jan) affiancato dai giovani Johannes Vaage (chitarra), Idar Eliassen Pedersen (tromba, elettronica) e Jens Persheim Kola (batteria). Tutti ottimi musicisti che però faticano a staccarsi da alcuni modelli di riferimento e a trovare una propria cifra stilistica. A chiudere i set del palco principale è la vera stella del festival, Daniel Lanois, che con Kyle Crane e Jimmy Wilson manda in scena una performance in linea con l'aspettativa del "suo" pubblico e con quanto fatto vedere durante il seminario e il remix. Apertura rock dedicata al progetto Black Dub con "Ring The Alarm," cui seguono un paio di ballad tratte dall'album Shine -tutti per voce, chitarra, basso e batteria e tutti dal marchio di fabbrica inconfondibile. Intermezzo strumentale di area dub e poi Daniel si siede alla chitarra lap steel e offre uno dei momenti più alti del set evocando le musiche per film e paesaggi sonori molto americani. Come sempre Daniel ama circondarsi di grandi batteristi (spesso di area jazz: Brian Blade su tutti) e anche il giovane Crane, cresciuto alla Berklee, lo dimostra. La chiusura è con una delle sue grandi hit, "The Maker," e il pubblico si divide tra i suoi fans, e i più spaesati sostenitori dell'estetica del festival.

Live Remix

Ma veniamo a quello per cui il festival è conosciuto nel mondo: il Live Remix.

Tra i meno riusciti (o più stranianti) è senza dubbio quello di Daniel Lanois, che nel remixare il sublime set dei Necks fa, sostanzialmente, un mini concerto indipendente da quanto sentito poco prima. Curioso come l'approccio dei due trii sia diametralmente opposto: se da una parte il pianista Chris Abrahams volge le spalle agli altri componenti di un viaggio condiviso al "buio," dall'altra Daniel dirige ogni singola nota dei compagni di ventura, i quali pendono letteralmente dalle sue labbra.

In generale però quest'anno si son visti dei remix di ottimo livello qualitativo e a spiccare il volo è stato senza dubbio quello finale (Audun Kleive, Eivind Aarset, Jan Bang, Erik Honoré e Arve Henriksen) sulle note del concerto di Lanois.

Un remix che non ti aspetti e che nonostante alcuni problemi tecnici (un laptop da riavviare in corsa per Aarset, per dirne una) o forse proprio per quello, ha fatto sì che Kleive e Henriksen, messi alle corde, prendessero in mano la situazione alternandosi in figurazioni ritmiche esplosive con strumenti molto diversi tra loro (batteria e tromba/voce) e lasciando via via spazio alla componente più elettronica di Jan, Erik e Eivind. Paesaggi sonori di grande fascinazione che dopo un inizio turbolento, tellurico, si fanno via via più delicati e caratterizzati da una perfetta sintonia... con la voce narrante di Henriksen sui testi a confezionare un set perfetto in cui i cinque reinventano al meglio le canzoni di Daniel Lanois.

Sussurrato e fatto di accenti e sfumature è invece il remix di Jez Riley French e David Toop (su musiche di Towards Language). Un viaggio carico di emotività giocata tra le pieghe e in cui Toop si alterna ai flauti e alla chitarra lap steel, reagendo/interagendo con i suoni e i rumori registrati sul campo da Jez.

Riusciti e poetici, oltre che in sintonia con i set precedenti, il remix di Bang, Honoré, Aarset affiancati Anders Engen e Mats Eilertsen (prima esperienza di Live remix) a campionare e reinventare il duo Endresen-Toop, e quello di Baden e Hageliam affiancati dalla voce di

Anneli Drecker e dai sax di Rolf-Erik Nystrøm (anche loro alla prima esperienza). Rolf-Erik è musicista dal suono e dalla tecnica inimitabili (Poing e/o Nils Økland Band su ECM) e Anneli è una delle voci di riferimento in Norvegia fin dalle origini del suono artico con il duo Belcanto assieme a Geir Jenssen (aka Biosphere). Da segnalare anche il remix del bel trio interamente elettronico Yann Coppier-Peter Baden-DJ Strangefruit: perfetto e mai banale nel rimaneggiare la musica a elevato contenuto ritmico dei Broen...

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