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Bryan and the Haggards: Pretend It's the End of the World

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Le vicende artistiche e umane della leggenda del country Merle Haggard hanno seguito un percorso comune a molti grandi della musica. Un'infanzia difficile, una vita condita da detenzioni e umiliazioni, la musica come unico momento di riscatto, il riconoscimento tardivo del proprio talento e della propria arte.

Ma cosa possono avere in comune un musicista country ed un manipolo di ribelli del jazz, di dissacratori conclamati come Mattew Moppa Elliott e Jon Irabagon o un sassofonista versatile come Bryan Murray? Molto più di quanto sia lecito supporre se solo si ricorda che il giovane Haggard fu folgorato da un ancora imberbe Ornette Coleman ad un concerto del cantante/chitarrista Pee Wee Crayton.

O che le strade con il grande contrabbassista Charlie Haden ed il suo senso ritmico atipico (sono parole dello stesso Haggard) si incrociarono più di una volta. O che infine non si possa escludere come la combinazione di semplicità lirica e di figurazioni ritmiche particolari, presenti nella musica di Haggard, abbia contribuito in qualche modo all'avvento del free jazz.

E allora chi meglio di un manipolo di spericolati e affiatati musicisti quali Bryan and the Haggards (cambiano leadership e nome della band ma i cinque sono gli stessi di Jon Lundbom & Big Five Chord) poteva rendere omaggio al country atipico e nello stesso tempo cosi profondamente tradizionale del chitarrista di Bakersfield? Avant-free-country-jazz se proprio si volesse appiccicare un etichetta a Pretend It's the End of the World, ma più semplicemente un disco che sul genere musicale americano per eccellenza riversa la creatività e i tratti di genialità di Bryan and the Haggards.

Linee melodiche semplici che hanno scalato infinite volte le classifiche di vendita e di ascolto degli States sono attraversate dalla furia creativa dei cinque. Tra valzerini impertinenti, chitarre incandescenti, sassofoni ora falsamente melodiosi ora dissonanti e abrasivi e improvvisazioni che non dispiacerebbero a Ornette Coleman (la celeberrima "Working Man Blues" è fantastica nel suo trasformarsi in perfetto free jazz). E magicamente il tutto suona fedele all'originale come meglio non si potrebbe.

Insomma trentotto minuti di grande musica e di divertimento assicurato.

Lunga vita alla Hot Cup Records!

Track Listing: Silver Wings; Swinging Doors; Working Man Blues; Miss the Mississippi and You; Lonesome Fugitive; All of Me Belongs to You; Trouble in Mind.

Personnel: Bryan Murray; tenor saxophone; Jon Irabagon: alto saxophone; Jon Lundbom: guitar; Matthew "Moppa" Elliott: bass; Danny Fischer: drums.

Title: Pretend It's the End of the World | Year Released: 2010 | Record Label: Hot Cup Records

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