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Premio Internazionale Massimo Urbani

Giuseppe Segala By

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Premio Internazionale Massimo Urbani XIX edizione
Camerino
04-06.06.2015

Il cuore dell'Italia, nella città marchigiana di Camerino, ricorda ogni anno Massimo Urbani con il Premio a lui dedicato, rivolto ai giovani solisti di tutta la Penisola meritevoli di considerazione e supporto. Premio prestigioso, che nel corso degli anni passati ha messo in evidenza i nomi di eccellenti musicisti come Gianluca Petrella, Rosario Giuliani, Francesco Cafiso, Claudio Filippini, Nico Gori, Alessandro Lanzoni, solo per fare alcuni nomi ora apprezzati a livello internazionale.

Nell'edizione 2015, la diciannovesima, Enrico Rava era presente in qualità di presidente della giuria, ma anche di interprete in due occasioni inedite e degne di attenzione: il concerto al Teatro Marchetti con Andrea Pozza, Massimo Moriconi e Massimo Manzi (la sezione ritmica impegnata nell'accompagnamento dei concorrenti), e l'autentica kermesse nella Piazza Umberto I gremita di pubblico, dove si presentava l'inconsueto incontro della sua tromba con la musica elettronica e techno.

Una sfida, quest'ultima, che non ha intimidito il trombettista: casomai gli ha offerto il brivido di un pubblico nuovo, giovane, che francamente sarebbe improbabile incontrare nelle normali serate di jazz. La cosa non gli era indifferente: nei momenti che precedevano il concerto Rava era emozionato e carico di energia. Nella piazza le viscere erano messe in vibrazione dalle profonde e penetranti basse frequenze sparate a volume riguardevole da Dj Ralf, in una scansione piuttosto ipnotica e ripetitiva. Ma su questo fondale, i guizzi della tromba e le bordate del trombone di Gianluca Petrella rappresentavano un gesto di affermazione individuale, creativa, nel magma omologante. Un contrasto di notevole suggestione, addensato dalle trame di Giovanni Guidi alle tastiere e di Leonardo Ramadori alle percussioni.

Il concerto al Teatro Marchetti, naturalmente di tutt'altra impostazione, è diventato un intenso, commosso omaggio a Marco Tamburini. Il tragico fatto accaduto pochi giorni prima a un musicista che tutti ricordiamo per la statura artistica, la gentilezza e la spontaneità, ha profondamente condizionato la musica del quartetto: i suoni del flicorno di Rava, accompagnati dalle foto di Tamburini proiettate sul fondale, erano pastosi, screziati di emozioni e incontravano la coesione leggera, galleggiante di una sezione ritmica in stato di grazia. Affioravano vecchi cavalli di battaglia di Rava, ma nella memoria resta una narrazione coesa, coerente, senza cedimenti.

Come ogni anno, al prestigioso Premio voluto da Paolo Piangiarelli e gestito da Musicamdo Jazz con Daniele Massimi, era presente Maurizio Urbani, che con il suo sax tenore ruvido e schietto ha presentato la propria musica sia in un quartetto completato da Emanuele Evangelista al pianoforte, Lorenzo Scipioni al contrabbasso e Michele Sperandio alla batteria, che nel concerto dedicato ai vincitori del Premio. La simpatia e la determinazione di Urbani, così vicine a quelle del compianto fratello, arricchiscono la manifestazione con un ricordo costante, diretto e vivo di Massimo.

Restano da citare i vincitori della diciannovesima edizione: a Camerino è stato assegnato il primo premio ex-aequo ai due gemelli siciliani Cutello, il trombettista Matteo e il sassofonista alto Giovanni. Due solisti che, nonostante i loro sedici anni, dimostrano determinazione, preparazione e chiarezza di idee. Diversi nell'impostazione, per certi versi compensano il proprio approccio, da una parte più razionale, strutturato e intenso nella spinta ritmica (nel caso del sassofonista), dall'altra maggiormente rivolto all'istinto e al salto prodigioso da un registro all'altro, da un'epoca all'altra della storia afroamericana.

Il secondo e il terzo premio sono andati rispettivamente al chitarrista venticinquenne Alessio Pignorio, dal fraseggio spigoloso e avventuroso, e al pianista ventisettenne Alessio Busanca, dal tocco solido e luminoso. Entrambi napoletani. Il premio della critica è andato al clarinettista Matteo Pastorino, di origine sarda ma ora residente a Parigi, che ha mostrato coraggio e originalità in uno stile avventuroso che tiene conto delle lezioni di Tony Scott e Jimmy Giuffre. Ma il livello generale di tutti i dieci concorrenti, selezionati da cento partecipanti, era davvero alto. Ci limitiamo a segnalare, senza per questo dimenticare le doti dimostrate da ogni giovane solista, l'interpretazione vocale di Alessandra Abbondanza, che ha affrontato lo splendido, non facile "Duke Ellington Sound of Love" di Mingus con perfetto equilibrio e giusto pathos.
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