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Poker di Michael Jefry Stevens

Giuseppe Segala By

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Il pianista, compositore, teorico e didatta Michael Jefry Stevens ha impresso il proprio significativo contributo al jazz contemporaneo attraverso un lavoro che dura da circa quarant'anni, associato a un ampio ventaglio di musicisti e a formazioni di grande interesse, tra cui Mosaic Sextet e Liquid Time con Dave Douglas, The Fonda/Stevens Group con Joe Fonda, Conference Call Quartet con Gebhard Ullmann.
I quattro CD in esame illustrano la recente produzione del pianista, dando una visione articolata del suo lavoro in diversi contesti; ne rappresentano in qualche caso delle autentiche pietre miliari e si collocano con un taglio originale nel panorama della musica improvvisata contemporanea, sottolineando la caratura di strumentista, improvvisatore e compositore di Stevens, attento a una sintesi molto personale delle musiche del Ventesimo e Ventunesimo secolo.

Michael Jefry Stevens
Brass Tactics
Konnex
2015
Valutazione: * * * * ½

La musica di Brass Tactics riunisce brani scritti da Stevens e pezzi totalmente improvvisati. Come suggerisce il titolo, coinvolge un organico di ottoni con due trombe, trombone e trombone basso, ove il pianoforte di Stevens entra in modo discreto, come maestro di cerimonie che lascia spazio, mantenendo polso e visione di regista. Le tattiche di cui parla il titolo si evidenziano in coordinate che indirizzano la musica, senza per questo rappresentare una gabbia rigida.

Tali coordinate si avvalgono dell'impianto cameristico per sviluppare alcuni aspetti caratteristici, che attraverso un sapiente dosaggio degli ingredienti giunge a risultati notevoli. In primo luogo, l'attenzione alla trama delle voci, sempre molto fitta e costruita a contrasto, spesso con l'utilizzo di coppie strumentali. Poi, come si ricordava, l'alternanza coerente di brani scritti e improvvisati, che nel corso del lavoro si integrano perfettamente e non danno luogo a fratture espressive.

Ne deriva una coesione stilistica, espressiva e di intenti, all'interno della quale si sviluppano le differenze: le personalità degli strumentisti, la riconoscibilità delle loro voci, la funzione che assumono di volta in volta. In tutto ciò si ha l'impressione che si delinei uno scenario teatrale, sottolineato anche dalla disposizione spaziale degli strumenti, con il formidabile trombone basso di Dave Taylor sullo sfondo al centro, che mantiene spesso funzioni di spina dorsale ritmica e motivica, iniettando con misura una sottile verve umoristica.

Un ruolo timbrico ed espressivo contrastante hanno le due trombe: quella di Dave Ballou mobile e imprendibile, mentre Ed Sarath cerca maggiormente l'integrazione del colore, la fusione nell'impasto timbrico. Ma i ruoli restano sempre interscambiabili, naturalmente. Così il trombone di Steve Swell assume di volta in volta funzioni diverse.

Ogni brano, all'interno di queste coordinate di massima, si muove con un carattere e una fisionomia propria. Spesso sono i rimpalli tra gli strumenti che danno carattere e brio ai brani, come quello dei due tromboni in esordio di "Chatham Road." "Variabiles" (ripreso anche nel finale del CD, in breve richiamo), è un altro delizioso rimpallo tra i due tromboni, ricco di humor, su cui si innestano le due trombe.

Diverso il gioco di richiami in "Ping Pong," lanciato dal pianoforte, dove l'andamento grave in unisono dei tromboni si intreccia al fraseggio più vivace e sbarazzino delle trombe. Di pregevole fattura è "For Alban Berg," la cui trasparenza negli impasti, ricca e avventurosa nell'impianto armonico e timbrico, è un prefetto rimando al grande compositore viennese. Una corale affidata alla tromba di Ballou, con uno squarcio significativo dedicato al pianoforte.

The Fonda/Stevens Group
20th Anniversary Tour Live from Spielboden
Autoprodotto
2013
Valutazione: * * * * ½

Nel 2012 il quartetto The Fonda/Stevens Group (talvolta attivo nella sua storia come trio, all'inizio come quintetto con la presenza di Mark Whitecage al sax alto) ha festeggiato il proprio ventennale di attività con un tour europeo, da cui è tratto questo CD registrato in concerto a Dornbirn, in Austria. Un disco dal vivo che si affianca a molti altri registrati in concerto dall'organico diretto da Joe Fonda e Stevens, dai quali risalta l'interazione sia delle individualità coinvolte che delle parti scritte e improvvisate.

Vent'anni che attraversano la storia del jazz contemporaneo sono già di per sé un dato significativo: ancora di più se condotti con questa determinazione e coerenza, con un'apertura stilistica senza preclusioni, con una tensione verso il suono d'insieme di personalità molto diverse, ma in costante sintonia. In vent'anni il gruppo ha messo a frutto una corposa esperienza, registrando tredici album: sintesi formidabile, virtuosa, di versatilità spregiudicata, di tradizione e innovazione, di scrittura e improvvisazione, di apporto individuale e collettivo. Astrazione geometrica e disegno melodico vi trovano ugualmente spazio, in modo sensibile e dinamico, producendo una compenetrazione mirabile di elementi contrastanti.

Tale sintesi trova un momento di grande intensità ed equilibrio in questo Live from Spielboden, dove si alternano le composizioni di Stevens e di Fonda come spesso in altri CD del gruppo, ponendo in evidenza i caratteri differenti dei due leader, accomunati dalla schiettezza dei temi. Stevens contribuisce con brani di robusta fattura, immediatamente fruibili in un loro disegno accattivante, come "Round Trip" e "Polymorphous," o come nella ballad "A Summer's Night." Fonda tende maggiormente alla digressione astratta, che trova un momento di grande pregnanza in "My Song."

A questo gioco prendono parte in modo attivo la tromba di Herb Robertson, musicista di pregio ben superiore a quanto gli è riconosciuto, e la batteria solida, reattiva, elastica di Harvey Sorgen: sempre pronti a contribuire con balzi prodigiosi da un registro espressivo all'altro, passando dal disegno ben tornito all'esplorazione più ardita.

Generations Quartet
Flow
NotTwo Records
2016
Valutazione: * * * ½

Il Generations Quartet rappresenta un'ulteriore tappa nella lunga attività in comune di Stevens e Fonda. Anche in questo caso un criterio fondamentale è l'integrazione dinamica, in continuo movimento e scambio dialettico: tra parti scritte e improvvisazione, tra approccio liberamente avventuroso e adesione a regole collaudate. La formazione, nata come trio nel 2010 con l'affiancamento alla coppia collaudata del giovanissimo e molto interessante batterista austriaco Emil Gross, si è trasformata in quartetto l'anno successivo, quando avvenne l'incontro con un solido veterano come Oliver Lake. Il gioco generazionale all'interno della formazione arrivò così a toccare il mezzo secolo, con un accento significativo sui contrasti di cui si parlava.

Flow raccoglie materiale tratto da due concerti registrati in Germania nel 2015 e distribuisce le composizioni in parti uguali tra Lake, Stevens e Fonda (con una breve "Coda" di Stevens), riproponendo la consuetudine del Fonda/Stevens Quartet. Le coordinate che guidano i due quartetti sono le stesse, ma danno luogo a risultati differenti, vista la presenza di un batterista che porta la fiammata della propria generazione, pur praticando molto bene gli stilemi dell'improvvisazione storica. Soprattutto vi imprime la propria dimensione la personalità di Lake: il suo sax alto dalla voce tesa e ruvida, dall'intonazione inconfondibile. Nel disco si toccano culmini di notevole energia e coesione, di fitto intreccio dialogico, seppure con un tantino di discontinuità. Episodi degni di nota sono "Me Without Bella" di Fonda e "La Dirige de la Fleuer" di Stevens, distinti dall'intenso lirismo, e "Flow" di Lake, dove la libera improvvisazione si dipana vigorosa e ben articolata nell'interazione tra gli strumenti.

Michael Jefry Stevens
Lazy Afternoon
Autoprodotto
2016
Valutazione: * * * *

La più recente realizzazione discografica di Stevens è in realtà una registrazione effettuata in studio nel 2007, giunta solo ora alla pubblicazione. Si tratta di un solo di pianoforte che vede impegnato il musicista nel confronto con un repertorio in massima parte di celebri standard (undici su tredici brani). Al contrario di precedenti lavori in solo, come Portrait in Red del 2001 e The Survivor's Suite del 2003, dove prevaleva l'improvvisazione libera, il pianista si concentra in questo caso sulla propria visione personale degli standard, mostrando con questi materiali la stessa complicità camaleontica che aveva fatto capolino nel disco citato del 2003, in un'intensa interpretazione del monkiano "Ask Me Now."

Qui le doti espressive e narrative di Stevens si pongono in evidenza senza delimitazioni di stile e di approccio espressivo, pur mantenendosi nell'ambito di un mainstream molto aperto. Talora si incontra di nuovo il dialogo convincente con i grandi, ad esempio nell'eleganza ellingtoniana di "Chelsea Bridge"; in altri casi si apprezza la dote di affrontare e trattare linee melodiche con garbo squisito, senso della forma e della virata a sorpresa. Spicca sempre l'ingegnosità nella parafrasi e nella digressione armonica, ritmica, dinamica, timbrica del pianista, che offre un esempio delizioso in "All The Things You Are," affine nel contempo a Lennie Tristano e a Bill Evans.

Elenco dei brani e musicisti

Brass Tactics

12 Chatham Road; Temperature Rising; Ten Degrees Celsius; Variables; Twenty Degrees Farenheit; For Alban Berg; Ping Pong; To The Glory; Fifty Degrees Farenheit; Forty Degrees Celsius; Variables Reprise; Temperature Rising Reprise.

Steve Swell: trombone; Dave Taylor: trombone; Dave Ballou: tromba; Ed Sarath: tromba; Michael Jefry Stevens: pianoforte; Amy Kohn: conduttore.

20th Anniversary Tour Live From Spielboden:

Round Trip; What do you Think; My Song; Polymorphous; Seamless; A Summer's Morning; BH&I; The Gospel Truth.

Joe Fonda: contrabbasso; Michael Jefry Stevens: pianoforte; Harvey Sorgen: batteria; Herb Robertson: tromba.

Flow

Rollin; Me Without Bella; Mantra #2; Flow; La Dirge De La Fleuer; Read This; Coda.

Michael Jefry Stevens: pianoforte; Oliver Lake: sax (alto e soprano); Joe Fonda: contrabbasso; Emil Gross: batteria.

Lazy Afternoon:

O' Grande Amour; Chelsea Bridge; Exactly Like You; I Didn't Know About You; How Insensitive; All the Things You Are; Lazy Afternoon; Lazybones; Little Girl Blue; Little Pete's Diner; My Baby Just Cares for Me; Reborn; Emily.

Michael Jefry Stevens: pianoforte.

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