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Mario Calvitti

La musica che preferisco è quella che non si può ridurre in categorie

About Me

Nasce in Romagna appena in tempo per crescere nei favolosi anni Sessanta. Si rende conto per la prima volta che la musica può essere qualcosa di più del pop e del beat imperanti in quegli anni assistendo in TV all'esibizione dei Vanilla Fudge alla Mostra internazionale di musica leggera di Venezia nel 1969, che il gruppo vince sorprendentemente presentando un brano di rock psichedelico di oltre 9 minuti, 'Some Velvet Morning'. Come risultato di questo imprinting, da allora il cosiddetto progressive rock eserciterà su di lui un fascino irresistibile, plasmando i suoi gusti musicali con la successiva scoperta in tempi brevissimi di Pink Floyd, King Crimson, Frank Zappa, Soft Machine, Amon Duul, Henry Cow e tutto il filone di Canterbury. Arriva al jazz attraverso il jazz inglese di Mike Westbrook, Keith Tippett, John Surman, Alan Skidmore, Michael Gibbs prima di venire esposto alla musica dei cinque maestri (Davis, Coltrane, Mingus, Monk, Evans). Assiste con reverenza, ammirazione e sconfinato amore allo sviluppo e la crescita della ECM nei primi anni '70. L'ultima delle sue grandi passioni musicali, non corrisposta, è quella per la chitarra in quasi tutte le sue forme espressive, ma prevalentemente acustiche. Si trasferisce a Roma, dove attualmente risiede, dai primi anni '80. Professionalmente si è occupato per oltre 30 anni di oggetti stampati in plastica neri, rotondi, con un buco al centro e la superficie coperta di solchi, purtroppo si trattava solamente di pneumatici. Collabora con AAJ dall'inizio della sua versione italiana, e ha pubblicato saltuariamente articoli sulle riviste Chitarre e Jazzit.

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