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Albert "Tootie" Heath, Ethan Iverson, Ben Street: Philadelphia Beat

Stefano Merighi By

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Ottant'anni di fragranza sono quelli di Albert "Tootie" Heath, a giudicare dalla qualità del gioco imbastito in trio con il piano di Ethan Iverson ed il contrabbasso di Ben Street, un gioco giunto alla sua terza e più riuscita mano, votato alle regole non scritte della scuola jazzistica di Philadelphia. Un magistero, quello di Heath, plasmato sulla leggerezza, sul gusto della sottrazione, affermato in decenni di frequentazioni al vertice della storia del jazz (da Art Farmer a Yusef Lateef, da Dexter Gordon a John Coltrane, giù fino a Anthony Braxton e Roscoe Mitchell...)

Questo trio sembra approfondire l'attitudine di Iverson di scomporre ai minimi termini la sintassi degli standards: là dove con i The Bad Plus il pianista ricorre all'arte di un barocchismo mascherato, con un sovraccarico di dinamiche, qui al contrario egli sembra asciugare persino la pasta degli accordi, insistendo su di un melodismo cantabile le cui irregolarità si accennano con continue sincopi e con sottili cromatismi di contorno. La sponda che il basso di Street riesce ad offrire al pianista risalta sia in senso timbrico che ritmico, rincorrendo un'osmosi perfettamente realizzata. Le percussioni del grande Heath aprono le danze e le conducono con straordinaria perizia, suggerendo varchi inattesi, divagazioni ironiche, punteggiature sferzanti.

È un modo diverso insomma di rifare la classicità di questa formula, in un percorso che Iverson disegna comunque seguendo le orme di una genealogia pianistica: John Lewis, Lennie Tristano, Bud Powell, Thelonious Monk, Mal Waldron.

C'è profumo di Modern Jazz Quartet in diversi episodi, dall'iniziale "Bag's Groove" ad un'incantevole "Concorde" dove Heath cita all'inizio la "I'm an Old Cowhand" rollinsiana. La linea Powell-Monk (se così si può dire..) passa attraverso la bellezza di "Reets and I" fino ad un elegante "Bye-Ya" in cui Heath omaggia Art Blakey e si sente...

Un trattamento straniante è riservato al cult della disco "I Will Survive," amato da Iverson al punto da cantarlo anche dal vivo (sentito anni fa nel trio di Billy Hart): qui il tema è annunciato da un vortice di scale cromatiche e da un'armonia leggermente dissonante. Ma non si pensi ora a operazioni troppo speculative: la musica rimane limpida e fresca, semplice anche nei giochi di prestigio. Come confermano la lettura letterale di "Everything Must Change," riferita a quella di Mal Waldron di quasi un trentennio fa, e quella afrocubana di "Bakai" che chiude il programma.

Libretto del CD molto ben fatto, con introduzioni ai singoli pezzi di Iverson, foto d'epoca di Tootie con gli Hi-Tones ed i Bee-Boppers e altre attuali, scattate al mitico Clef Club accanto agli amici Buster Williams, Mickey Roker, Sam Reed.

Track Listing: Bag's Groove; Reets and I; I Will Survive; Concorde; Memories of You; Con Alma; Wachet auf, Ruft Uns die Stimme, BWV 140; Bye-Ya; Everything Must Change; Speak Low; Pentatonic Etude; Bakai.

Personnel: Albert Tootie Heath: batteria; Ethan Iverson: piano, piano elettrico; Ben Street: contrabbasso.

Title: Philadelphia Beat | Year Released: 2015 | Record Label: Sunnyside Records

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