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Paolo Fresu e Omar Sosa

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Teatro Filarmonico - Verona - 21.10.2013

Dopo la bella performance tenuta quest'estate a Umbria Jazz, la collaborazione tra Fresu e Sosa è tornata sotto i nostri riflettori con un primo concerto veronese mentre altri seguiranno. In attesa di recarsi al festival di Barcellona e impegnarsi in un lungo tour statunitense, il pianista cubano ha rinnovato l'empatica collaborazione con Fresu in una bella performance al Teatro Filarmonico, che ha raccolto oltre mille spettatori entusiasti (ben cinque bis).

Com'è noto l'unica documentazione discografica del due risale all'incisione di Alma (Tuk Music, 2011) e al momento non è imminente un nuovo capitolo. Fresu e Sosa suonano insieme da quasi dieci anni ma la durata del loro rapporto non ha intaccato tensione creativa e intensità di ricerca.

Li uniscono una comune identità jazzistica intrisa di folklore, l'amore per Miles Davis, un intenso gusto melodico ed eccentricità nel suscitare imprevisti e sorprese. Ovviamente non siamo in ambito sperimentale e in loro c'è anche l'intento di coinvolgere il pubblico, con soluzioni musicali accattivanti e qualche ammiccamento.

Il repertorio su cui lavorano non è sostanzialmente cambiato (Fresu ha aggiunto una versione di "Caruso" di Lucio Dalla) e la loro performance s'è snodata tra lunghe parentesi liriche e momenti d'acceso dinamismo, con i protagonisti capaci di alternarsi nei ruoli di solista e accompagnatore. Per forza di cose il trombettista ha comunque privilegiato il ruolo melodico (dalle consuete, splendide, venature davisiane), imbracciando sia il flicorno che la tromba con sordina. Omar Sosa ha alternato le tastiere al pianoforte aggiungendo un ampio uso di effetti elettronici con cui disegnava fondali e strutture ritmiche.

Nella prima parte del concerto i due artisti sono passati dalla radiosa atmosfera di "S'inguldu" al cameristico "Crepuscolo" e al movimentato "Angustia," fino a soffermarsi in lunghi espisodi iterativi nel dolcissimo "Alma," interagendo col pubblico. Tra i brani successivi abbiamo apprezzato l'immaginifica versione di "No Trance," dove Sosa ha dato prova della sua maestria con l'elettronica.

Foto, di repertorio, di Danilo Codazzi.

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