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Nutshell e Nattjazz 2016

Luca Vitali By

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Visitare Bergen in maggio è sempre un terno al lotto: il clima, spesso piovoso, condiziona l'umore, ma quando è il sole ad accoglierti, l'incanto è assicurato. È da qualche anno che mancavo da Bergen e non facevo visita all'USF (United Sardine Factory), antica fabbrica di sardine convertita in tempio della cultura di quella città, e come la prima volta (era il 2007) la proposta del festival è più che mai votata ai giovani, al contemporaneo e alla qualità. Un plauso quindi al Vestnorsk Jazzsenter che, con il Ministero degli Affari Esteri e in cooperazione con la città di Bergen, la contea di Hordaland, il Norsk Jazzforum, Music Norway, i festival Nattjazz e Festspillene, hanno organizzato Nutshell 2016: una vetrina per la promozione degli artisti norvegesi emergenti a cui partecipano giornalisti, promoter e altri addetti del settore europei e statunitensi.

Arrivato a tarda sera mi perdo il primo showcase (Steinar Raknes) ma subito il mattino seguente inizio l'esplorazione degli showcase in programma:

Giovedi 26 maggio -Hardanger

Morten Qvenild trasferta mattutina nel territorio incantevole di Hardanger, sull'omonimo fiordo e nel territorio che ha dato il nome a quel violino, l'hardanger fiddle appunto, "strumento tradizionale nazionale" novegese. Al Bakuso, museo d'arte locale di Øystese, è Morten Qvenild a presentare il suo progetto Hypersonal Piano, pubblicato per la norvegese Hubro. Il lavoro è maturo e ben fatto e per la prima volta Qvenild si cimenta nella dimensione del piano solo unendo le sue due anime: pianista e guru dell'elettronica. Con una cifra stilistica sempre molto precisa e riconoscibile, in trenta minuti riesce a dar vita a un set compiuto ed efficace dalle sonorità composite e fresche (pur eccedendo un po' nell'uso della voce): a cavallo tra pop rock e jazz... non propriamente quello che ci si aspetta dal piano solo.

Hedvig Mollestad e Mats Gustafsson breve trasferta nella vicina fattoria della famiglia di una delle organizzatrici del Nutshell, Øvre Aksnes, dove nel primo pomeriggio sperimento l'autentica botta adrenalinica scatenata dall'incontro tra free jazz e rock del trio della chitarrista Hedvig Mollestad Thomassen (figlia del trombettista Thomassen—membro del progetto folk Osterdalmusik originale) e Mats Gustafsson, tellurico sassofonista svedese (The Thing, Fire!, Fire! Orchestra e molto altro ancora). Una location a dir poco inusuale—il fienile della fattoria, tra attrezzi e mangimi—per un set asciutto ed esplosivo, conciso e torrenziale, in cui i due si annusano, piacciono, interagiscono: un ottimo inizio per questo progetto in prima assoluta. Riff e adrenalina a tutto gas. Buona la prima.

Venerdi 27 maggio—Trollhaugen e Floyen
Visita mattutina alla casa di Edvard Grieg per assistere a uno showcase congiunto tra classica (Festspillene) e jazz (Nattjazz) —e pensare che il Nattjazz era nato in segno di protesta nei confronti del festival di musica classica mentre oggi, sedate le acque, i due festival cercano di fare rete e condividere progetti: proprio come questo Nutshell. Apertura con il pianista Joachim Carr che presenta "Ballade in G minor" del padrone di casa, Grieg; a seguire il trio del pianista Svein Olav Herstad (con Magne Tormodsæter—contrabbasso e Håkon Mjaset Johansen—batteria) che, senza mostrare nulla di particolarmente innovativo, colpisce per equilibrio e intensità grazie anche alle belle composizioni del leader e del contrabbassista Tormodsæter. Particolarmente riuscita la scelta di suonare completamente acustico, in un contesto in cui il suono intonato e scintillante del piano si sposa a meraviglia con il senso della misura di Johansen e l'intensità di Tormodsæter, i quali finiscono per bilanciare al meglio i livelli del contesto sonoro. Un bel piano trio intimista e melodico che avrebbe meritato maggiore visibilità nel suo paese e che—grazie a Nutshell—ci si augura riesca a farsi notare in futuro.

A seguire, dopo pranzo, con la funicolare raggiungiamo la collina di Fløien dove a esibirsi è la giovane trombettista Hilde Marie Holsen, un'emergente "fresca" di Musical Academy di Oslo, che nel 2015 ha debuttato con l'album Ask per la norvegese Hubro. Un set molto conciso, una ventina di minuti, in cui emerge una ricerca vocata all'uso di elettronica e astrazione, ma ancora acerba e poco nitida. I riferimenti ad Arve Henriksen e Nils Petter Molvaer sono fin troppo chiari, lo è meno la "sua" voce/idea, quella di Hilde Marie, che però, con i suoi 25 anni, avrà tempo e modo di farsi: si tratta infatti, senza dubbio, di un talento da coltivare e stimolare per il futuro.

Sabato 28 maggio
Mattinata libera a passeggio per l'incantevole cittadina che finora ci ha regalato solo giornate di sole. Nel pomeriggio la sezione degli showcase chiude con il duo Mari & Stein (Mari Kvien Brunvoll -voce, elettronica e Stein Urheim—chitarre, voce). Un duo collaudato che presenta un lavoro preciso e accurato e che, giunto alla terza pubblicazione (due album e un EP) per la prestigiosa Jazzland, continua a non convincermi: un po' monotono e ricco di riferimenti a un blues già sentito.

Una buona formula, questa degli showcase brevi: 20, 30 minuti ciascuno sono una buona misura per mettere in mostra il talento di musicisti, mentre la localizzazione in contesti inusuali ed esterni al festival consente alla delegazione di affiancare alla musica un breve tour turistico.

E poi, in parallelo, la sera, c'è il festival Nattjazz, sempre ricco ed effervescente...

Giovedi 26 maggio
Apertura per questa edizione 2016 del Nattjazz con il progetto commissionato dal festival "Voice & Strings & Timpani." Un'idea musicale che il chitarrista Stephan Meidell e il batterista Øyvind Hegg-Lund e hanno composto appositamente per due voci femminili, Mari Kvien Brunvoll ed Eva Pfitzenmaier (entrambe sul palco con il pancione!), due chitarre (Meidell e Stein Urheim), e due batterie (Hegg-Lunde e Kim Åge Furuhaug). Dopo un inizio che non sembra decollare, il lavoro trova una sua cifra grazie al contributo straordinario del fonico Asle Karstad alla consolle, soprattutto quando si fa largo il beat incalzante delle batterie. Nel complesso l'idea è interessante ma la narrazione è caratterizzata da ripetitivi ostinati che a tratti faticano a trovare sbocchi. Un concept che mostra alcune ingenuità ma con presupposti ottimi e da approfondire... L'esatto contrario del trio Spirit in the Dark a seguire— David Wallumrød, Audun Erlien e Anders Engen —tre musicisti navigati che trovano subito la quadra e finalizzano immediatamente un pensiero musicale dal groove eccitante e caratterizzato da grande professionismo e al tempo stesso un po' di "routine." Peccato non aver potuto assistere all'autentica hit della serata, il quartetto Come Shine (Erlend Skomsvoll al piano, Live Maria Roggen alla voce, Sondre Meisfjord al contrabbasso e Håkon Mjåset Johansen alla batteria) affiancato dalla Trondheim Jazz Orchestra, concentrati a dare nuova luce a standard arcinoti... arrangiati dall'ottimo pianista Erlend Skomsvoll. Chiusura di serata con gli americani Sexmob—guidati dal funambolico trombettista Steven Bernstein -band più che collaudata e prevedibile che si esibisce sul divertente repertorio dedicato alle musiche dei film di Fellini.

Venerdi 27 maggio
Apertura al Sardine con il violinista polacco Adam Bałdych affiancato dai norvegesi dell'Helge Lien Trio (con Mats Eilertsen che sostituisce Frode Berg al contrabbasso) che hanno recentemente pubblicato Bridges per la tedesca ACT Music. Anche dal vivo il progetto non riesce ad uscire da una certa "patinata" raffinata melodia -a cavallo tra folk e nordic tone. Ma poco dopo a salire sullo stesso palco la superband tellurica Red Kite—Even Helte Hermansen (chitarra), Bernt Moen (tastiere), Trond Frønes (basso) e Torstein Lofthus (batteria). Un set esplosivo in cui a farsi notare sono senza dubbio il drumming muscoloso di Lofthus e l'inventiva di Hermansen. La serata prosegue poi con il pop soul raffinato di Jarle Bernhoft affiancato da The Fashion Bruises—una band di musicisti eccellenti.

Sabato 28 maggio
Apre il pianista danese Carsten Dahl, che si esibisce con il suo progetto Experience. Ad affiancarlo l'ottimo sassofonista Jesper Zeuthen, Nils Bo Davidsen al contrabbasso e lo straordinario batterista Stefan Pasborg. Davvero un bel quartetto che incredibilmente trova difficoltà a farsi largo in Danimarca e in Europa ma che ha saputo mostrare un'anima e doti tecniche di ottimo livello. Come sempre al Nattjazz è "impossibile" assistere a un concerto per intero perché ce n'è sempre più d'uno in contemporanea, e per quanto denso e coinvolgente lascio il set di Carsten Dahl per andare al Rokeriet ad assistere a quello di Bugge Wesseltoft, già in corso, con la sua "new edition" di New Conception of Jazz (presentata al JazzAhead di Brema a fine aprile per celebrare i 20 anni dalla prima). Ad accompagnarlo Sanskriti Shrestha alle tabla, Oddrun Lilja Jonsdottir alla chiarra, Marthe Lea al sax tenore e Siv Øyunn Kjenstad alla batteria: un set che mi era parso troppo lounge (e ruffiano) a Brema e che a sentirlo a poche settimane di distanza qui al Rokeriet fa, invece, ben sperare per il futuro. Il percorso di crescita si rivela rapido e interessante e apre spazi che a Brema erano inimmaginabili.

Inizia a farsi largo una certa amalgama e Bugge guida e incita le giovani musiciste a una performance più collettiva, anche se ognuna mostra comunque una forte personalità. Solo Marte Lea indugia un po' al sax, ma il suo potenziale è indubbio ed è solo questione di tempo: arriverà a completare il mosaico collettivo perché, come già detto, in questo contesto l'individualità è e rimane poco interessante. Quanto a Siv Oyunn, se fatica nel "confronto" vocale con quel gigante di Sidsel Endresen (che su "You Might Say" l'aveva preceduta nell'edizione del '96... ma chi potrebbe reggere un simile confronto!), si destreggia con grande padronanza col suo strumento vero: la batteria.
Insomma, in pieno stile scandinavo la band apre alle quote rosa e ai giovani ma salvaguarda qualità e merito e da spazio a quattro musiciste che faranno parlare di sé: con o senza Bugge... (vedi Moksha, Princess Lea Trio, Chili Vanilla e molti altri progetti on air).
Segue uno dei momenti più alti del festival: il trio del violinista Erlend Apneseth, che ha da poco pubblicato l'album "Det Andre Rommet" per la sempre più fondamentale Hubro. Erlend ha studiato alla Ole Bull Academy di Voss, come Håkon Høgemo(complice insostituibile del sassofonista Karl Seglem) e assieme a Øyvind Hegg-Lunde alla batteria (Building Instrument, Electric Eye) e Stephan Meidell alla chitarra (Krachmacher, Cakewalk) ha messo insieme un trio davvero interessante (non a caso suonerà a Saalfelden quest'anno). Dal vivo la formazione si avvicina molto alle atmosfere del trio Lumen Drones pubblicato da Nils Okland, ma mantiene comunque una cifra stilistica propria. Il leader, con l'hardanger fiddle, si destreggia in sovracuti davvero ragguardevoli, mentre l'elettronica di Meidell e le coloriture di Hegg-Lunde proiettano il padre degli strumenti tradizionali norvegesi in una dimensione decisamente contemporanea.

A seguire il quartetto della sassofonista Hanna Paulsberg con il suo Concept. L'affiancano Oscar Grönberg al pianoforte, Trygve Waldemar Fiske al contrabasso e la magia e i colori di Hans Hulbækmo alla batteria: niente di nuovo sotto il sole, ottimi musicisti che mettono in scena un set di qualità in pieno stile "modern mainstream."

Tirate le somme, il festival si conferma ancora una volta ricco di proposte interessanti, con una programmazione di qualità e un pubblico felicemente e insolitamente, trattandosi di jazz, giovane. Interessanti e di qualità anche gli showcase che, concisi e proposti in contesti "intimi," quasi da "house concert" (ma spesso mozzafiato), non hanno mai rinunciato alla professionalità e all'alto tenore delle dotazioni tecniche, a cominciare dal fonico, ottimo, che ha dovuto gestire sonorità molto distanti tra di loro.

Foto
Luca Vitali.
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