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Nuove cantanti bussano alla porta

Angelo Leonardi By

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Questo decennio sembra essere uno dei più affollati dalla presenza di voci femminili jazzisticamente orientate. Pur avendo radici etniche ed esperienze personali diverse, queste cinque giovani cantanti s'ispirano -cercando motivi personali -alla tradizione delle grandi protagoniste di jazz e soul music, tra brani originali e interpretazioni del classico songbook statunitense.
Alcune vocalist sono ancora degli esordi e questi dischi forniscono un'ottima occasione per presentarle.

Sarah McKenzie
We Could Be Lovers
Impulse! Records
Valutazione: * * * ½

Nata a Melbourne in Australia dove ha svolto gli studi musicali antecedenti il Berklee College, la ventisettenne Sarah McKenzie sembra ricalcare il modello di cantanti-pianiste come Norah Jones e Diana Krall. Certo deve ancora maturare: la voce è gradevole, le doti interpretative sono acerbe ma il talento non le manca (gli arrangiamenti sono suoi, ad esempio) e l'ingresso in casa Impulse! non è casuale.
Dopo due dischi per l'etichetta australiana ABC Records (Don't Tempt Me, 2010 e Close Your Eyes, 2012) è stata notata da Brian Bacchus, il produttore di Gregory Porter e Norah Jones, che ha curato il suo debutto per la prestigiosa etichetta affiancandole un eccellente team di jazzisti. Il repertorio alterna soffuse torch song a temi dinamici e ricchi di swing dove la cantante dà il meglio, mostrando una buona padronanza delle dinamiche ritmiche. In questo senso i brani più riusciti sono "Tight" di Betty Carter, "I Was Doing Alright" di Gershwin e l'original "That's It, I Quit."

Brenna Whitaker
Brenna Whitaker
Verve Music Group
Valutazione: * * * *

In possesso di doti vocali molto più intense, sia in termini di estensione che di timbro, la seconda esponente di questa pattuglia è Brenna Whitaker, interprete decisamente orientata al versante black che mostra di poter rivaleggiare con le colleghe afro-americane sul loro terreno. Non è casuale che il suo repertorio includa molte cover di soul music (e che sappia sostenere un duo con Tom Jones).
Nata a Kansas City ma attiva a Los Angeles, la Whitaker ha affinato le sue doti nei club e debutta con questo disco (prodotto e arrangiato dal suo mentore David Foster, presidente della Verve) che ne evidenzia il talento nei vari ambiti del suo repertorio. Ha una forma vocale esuberante ed evidenzia intensità espressiva e impennate drammatiche.
Il disco di apre con una versione orchestrale di "Black and Gold" che non ha niente da invidiare a quella di Adele ed è seguito da un'intensa interpretazione "Misty Blue," un classico soul di Etta James ripreso di recente da Mary J Blige. la Whitaker mostra di saper padroneggiare con voce tonante e partecipazione momenti di jazz tradizionale ("It's a Good Day"), altri di rhythm & blues ("I Can't Hear a Word You Say"), liriche ballad e classici pop di Burt Bacharach, toccando uno dei vertici del disco in "A House Is Not a Home."

Gillian Margot
Black Butterfly
Hipnotic Records
Valutazione: * * * ½

D'impronta soul è anche la voce di Gillian Margot, canadese con radici afro-americane che preferisce intepretare intime pop ballad spaziando tra il repertorio di Joni Mitchell ("Conversation"), César Portillo De La Luz ("Delirio"), Mick Hucknall l'ex leader dei Simply Red ("Holding Back the Years"), Jimmy Webb ("Do What You Gotta Do") con l'aggiunta di qualche sua composizione. Nella melodiosa forma interpretativa ricorda Roberta Flack, anche se mostra di possedere uno spettro più ampio quando affronta la swingante "I Wish I Were in Love Again" sul modello Ella Fitzgerald o la soulful "The Making of You" di Curtis Mayfield.
Nata a Toronto, Gillian, ha una formazione jazzistica dovuta soprattutto agli studi con Freddy Cole e alle collaborazioni con Jeremy Pelt, Geoffrey Keezer o i fratelli Strickland. Il suo debutto discografico risale al 2010 con il disco in trio A Pink-Filled Sky.

Dheepa Chari
Patchwork
Autoprodotto
Valutazione: * * *

Nata a Vancouver da genitori indiani ma residente negli Stati Uniti dall'età di sei, Dheepa Chari ha condotto l'attività di cantante parallelamente a quella lavorativa nell'industria farmaceutica. Dopo studi giovanili sulla musica classica indiana e occidentale, s'è perfezionata alla Columbia University e alla Juilliard, dove cantava nel coro. Nel 2009, stabilitasi a Los Angeles, ha iniziato a esibirsi professionalmente nei locali supportata dal bassista e produttore Rob Kohler. Nei due anni successivi pubblica i suoi primi dischi dedicati al songbook americano, storico e moderno: On 4th Street e Some New Fashion iniziando a farsi conoscere in ambito nazionale. Dal 2012 risiede a New York dove s'esibisce regolarmente nei club.
In questo terzo lavoro presenta storiche cover accanto a brani di sua composizione in eleganti interpretazioni che scorrono senza colpire. Dheepa evidenzia voce luminosa, buona intonazione e gusto interpretativo ma i suoi brani mancano di tensione espressiva e fantasia, aspetti che nel jazz sono essenziali. Il momento migliore, per calore e partecipazione, è "Back and Blue" collocato in chiusura.

Joan Chamorro, Andrea Motis
Feeling Good
Jazz to Jazz
Valutazione: * * * *

Terminiamo con una voce da valutare in prospettiva, una sorprendente promessa catalana di 16 anni al momento di quest'incisione. Accompagnata dal suo mentore, il contrabbassista Joan Chamorro, la giovanissima Andrea Motis risiede a Barcellona ed emerge da una band di teenager -la Sant Andreu Jazz Band -creata e diretta dal bassista. Il disco è un gradevolissimo percorso nel repertorio della Swing Era, che esce dalla prospettiva amatoriale per la professionalità delle esecuzioni e l'accattivante presenza vocale della giovane Andrea. Al di là delle ovvie inflessioni infantili della sua voce, vanno sottolineate l'eleganza, l'equilibrata dizione e la flessibilità interpretativa. La schietta semplicità espressiva della Motis è sostenuta da una naturale impronta jazzistica e alcuni suoi brani sostengono il confronto con interpretazioni storiche e attuali.
Davvero deliziose quelle di "Easy Living" e "My Funny Valentine" per la quale la Motis s'ispira con autonomia alla versioni di Billie Holiday e Chet Baker; nei brani swinganti (in particolare "Lover Come Back To Me") dimostra esemplare sicurezza ritmica, nel classico di Antonio Carlos Jobim "How Insensitive" calore colloquiale e naturale eleganza. In terra iberica è già molto più di una promessa. Un plauso a lei (che è anche una piacevole trombettista) e al suo primo insegnante, Joan Chomorro. Ne sentiremo parlare.

Elenco dei brani:
We Could Be Lovers: I Was Doing Alright; That's It, I Quit!; We Could Be Lover; Tight; At Long Last Love; I Won't Dance; Love You Madly; Quoi, Quoi, Quoi; The Music Is The Magic; Lover Man (Oh, Where Can You Be?); Moon River.
Brenna Whitaker: Black And Gold; Misty Blue; It's A Good Day; You Don't Own Me; My Heart Cries For You; When I'm Gone; I Can't Hear a Word You Say; It's Not Easy Bein' Green; Love Back; Anyone Who Had a Heart; Sayonara; A House Is Not a Home.
Black Butterfly: Black Butterfly (a.k.a. Ebony Moonbeams); The Makings of You; Holding Back the Years; Delirio; Do What You Gotta Do; Conversation; It Could Be Sweet; What You Won't Do for Love; Yesterday's Blues; I Wish I Were in Love Again.
Patchwork: Semblance of Truth; Love for Sale; Ain't Misbehavin'; Again and Again; Lasso; Patchwork; Early Autumn; I'm Old Fashioned; Questions; Black and Blue.
Feeling Good: Feeling Good; Between the Devil and the Deep Blue Sea; How Insensitive; Lover Come Back to Me; Moon River; Love Me or Leave Me; Lover Man; Solitude; Hallelujah; Easy Living; My Funny Valentine; Bésame Mucho; Sophisticated Lady; Gee, Baby, Ain't I Good to You; Lover Man; Lullaby Of Birdland.

Musicisti:
We Could Be Lovers: Sarah McKenzie: voce, pianoforte; Ingrid Jensen: tromba; Yosvany Terry: sax contralto; Troy Roberts: sax tenore; Warren Wolf: vibrafono; Hugh Stuckey: chitarra; Alex Boneham: contrabbasso; Marco Valeri: batteria, percussioni.
Brenna Whitaker: Dan Higgins: clarinetto; Caroline Campbell: violino; David Foster: tastiere; Jochem van der Sag: synth; Michael Thompson, Blake Mills: chitarra el.; Ramon Stagnaro, Dean Parks: chitarra acustica; Carlitos Del Puerto: basso; Lyndon Rochelle: batteria;
Black Butterfly: Gillian Margot: voce; Jeremy Pelt: tromba; Roxy Coss: sax soprano, clarinetto basso; Anthony Wonsey: pianoforte, organo, tastiere; Freddie Bryant: chitarra; Richie Goods: contrabbasso, basso el; Kendrick Scott: batteria, percussioni.
Patchwork: Dheepa Chari: voce; Mike Di Rubbo: sax contralto e soprano; Lars Potteiger: pianoforte, tastiere, mellotron, celeste; Danill Davydoff: violino; Dan Asher:contrabbasso; Vin Scialla: batteria.
Feeling Good: Andrea Motis: voce, tromba; Joan Chamorro: contrabbasso, sax tenore; Ignazi Terraza: pianoforte; Josep Traver: chitarra; David Mengual: contrabbasso; Esteve Pi: batteria; Eva Fernández: clarinetto, sax contralto; Alba Esteban: sax soprano e contralto; Iscle Datzira: clarinetto, sax tenore; Joan Marti: sax contralto; Eduard Ferrer: sax baritono; Marçal Perramon: sax tenore; Alba Armengou: tromba; Carles Vázquez: flauto; Èlia Bastida: violino; Edwine Vila: violino; Marc Ormengol: violino; Joan Ignasi Ferrer: viola; Esther Vila: violoncello; Carla Motis: chitarra; Scott Robinson: sax tenore, tromba.

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