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Sainkho Namtchylak - Nick Sudnick: Not Quite Songs

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Nel 1990 la Chant du Monde francese pubblicò un incredibilmente interessante cofanetto intitolato "Voyage en U.R.S.S." che in dieci dischi rigorosamente dedicati ognuno alle grandi regioni etniche dello sterminato territorio russo, affrontava per la prima volta il tema dei suoni e delle proto-musicologie di un vasto continente sonoro certamente unico.

Fra le spire di quel lavoro, apparvero per la prima vera volta al mondo occidentale esemplificazioni storiche di quel "Tuvan Throat Singing" che per diverse stagioni sarebbe poi divenuto uno dei campi di ricerca più fertili delle indagini di molti musicisti in qualche modo alternativi. Di quel particolarissimo uso vocale, tipico delle popolazioni delle regioni meridionali siberiane ai confini con la Mongolia, è da sempre principale veicolatrice Sainkho Namtchylak, attentissima quanto strepitosa interprete di una personale quanto peculiare onnivora ricerca nel regno del sovra- e ultra-suono.

Sainkho, meglio chiarirlo subito poiché (chissà perché) sul suo conto esistono monti di malevoli menzogne (per molte delle quali bisognerebbe riconoscerla addirittura quale una sorte di casuale parvenue in grado di aver rapinato sapere di altri e di essersi issata su un trono non suo), è una vera profonda ricercatrice del mondo dei suoni vocali; diplomata in canto al celebrato Istituto Gnesinskij moscovita ma, anche e forse soprattutto, grande studiosa e appassionata di tradizioni sciamaniche e lamaiste nonché di quella davvero unica "scienza" musicale che risponde al nome di Xöömej, ovvero sia il canto bi-fonico.

Dalla fine degli anni Ottanta, la ex-vocalist del Tuvan State Folk Ensemble ha intrecciato la sua incredibile voce/gola con decine e decine di musicisti dei più disparati orizzonti musicali, incontrando cori di altre tribù del lontano oriente, seriosi main-streamer attempati, pop-heroes post punk o signori del jazz quali (uno per tutti) Evan Parker.

E' grazie a Leo Fegin, padre-padrone di quella piccola lucente perla fra le piccole/grandi etichette discografiche dell'est europeo, che oggi la ritroviamo protagonista di un eccellente quanto interessante laboratorio sonoro in coppia con il "santo" nome di Nick Sudnick, vero guru e patriarca sonoro degli amatissimi ZGA, gruppo di vera nicchia portato sugli scudi dai grandi amanti del rock-noise alternativo e politicizzato anni Novanta. Gli strumenti da lui utilizzati per questo incontro discografico sono totalmente autocostruiti. Non hanno nome al punto che nelle note di copertina vengono indicati come "oggetti musicali" e verificabili solo grazie alla foto sul retrocopertina. Un'attenta giornalista germanica chiama la Namtchylak con l'intraducibile vocabolo di "Wanderer," laddove per "wandern" si intende quella particolare forma del "viaggiare" in senso davvero totale e quindi un miscuglio di "girare," "passeggiare," "visitare," "girovagare," "peregrinare" o forse solo semplicemente "camminare" nel modo però più totale del termine. L'aggettivazione è davvero centrata: Saynkho è sul serio la più moderna "wanderer" immaginabile: capace di inventare inauditi cocktail sonori fatti di antichissimi remoti suoni preistorici e architetture sonore di totale iperavanguardia.

L'incontro fra la voce di Sainkho e gli "strani oggetti" di Sudnick è ovviamente una sfida prontamente raccolta dalla cantante che, ancora una volta, esce trionfante dalla prova anche forse perché non esiste davvero in nessun posto al mondo una creatura capace di usare la voce in questo modo. Che gran peccato non averla mai potuta ascoltare accanto al camaleontico Demetrio Stratos!

L'occasionale ascoltatore distratto potrebbe facilmente chiedersi dove sta il "fuoco" del tutto. Bisognerebbe rispondere con un'altra domanda che sintetizza il senso di tutto ciò che da anni a questa parte viene sacrificato sull'altare dell'arte musicale in nome del suono meccanizzato. Troveremo infatti sempre un cretino qualunque capace di sostenere che le macchine fanno meglio questo lavoro. Per favore, allontanate questo signore da questa tavola e fatelo mangiare con i cani. Poi addormentatevi pure, cullati da queste nenie post-tribali e, se lo volete, annoiatevi anche. Ma questa è anche la materia di cui tutti siamo fatti.

Track Listing: "Play" numerati da 1 a 15.

Personnel: Sainkho Namchylak - voce; Nick Sudnick - suoni elettro-acustici, oggetti sonori, fiati, fisarmonica.

Title: Not Quite Songs | Year Released: 2010 | Record Label: Leo Records

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