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David Liebman - Ellery Eskelin: Non Sequiturs

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Dopo Different but the Same e Renewal, Non Sequiturs è il terzo CD (di nuovo per la Hatology) di questo gruppo guidato da Dave Liebman ed Ellery Eskelin, che si conferma quindi stabile e affiatato, ma certo non logorato dalla routine. Una formazione con due sax tenori tutto sommato non è frequente nella storia del jazz. Ascoltandolo (e a posteriori può sembrare ovvio affermarlo) ci si rende conto che ci troviamo di fronte ad una delle espressioni più pure, vitali ed emblematiche di un jazz del tutto attuale ma con solide radici nel passato.

Potrebbe essere un esercizio da specialisti quello di distinguere i due tenori nei canali dello stereo (le note di copertina non aiutano in tal senso), ma quello che prevale è l'intima compenetrazione fra le due voci e la concentrazione che guida il dialogo escludendo di cadere in frasi risapute. Liebman sembra volersi accostare al linguaggio del collega di tredici anni più giovane, rendendo più aperta, scabra e imprevedibile la sua pronuncia, meno coltraniana di un tempo. D'altro canto la scontrosa sperimentazione di Eskelin non risulta mai fine a se stessa, ma sempre costruita con rigorosa consequenzialità. Si assiste quindi ad uno stimolo reciproco, ad un istantaneo botta e risposta nella costruzione di un flusso musicale frastagliato e compatto allo stesso tempo.

Il contrabbasso di Tony Marino, da anni al fianco di Liebman, è congeniale e possente, anche se su CD la sua sonorità appare più avvolgente e meno drastica rispetto a come risultava dall'amplificazione in alcune apparizioni dal vivo del marzo scorso. Nel drumming di Jim Black una grande varietà timbrica arricchisce i suoi ritmi spezzati e contrastati, sempre funzionali al risultato collettivo.

Buona parte del CD è occupata da "Non Sequiturs," suite in otto parti a firma di Eskelin. La struttura è sempre finalizzata all'intreccio collettivo piuttosto che a lasciare lunghi spazi solistici ai singoli. Si sussegue quindi una sequenza concatenata, in cui i primi movimenti, pacati e meditativi, si basano su semplici scale di note, per poi lasciare emergere, negli ultimi due, situazioni più dinamiche ed estroverse.

I primi due brani sono invece di Liebman e risalgono a tempi ormai lontani: "New Breed" addirittura agli anni Settanta quando il sassofonista faceva parte del gruppo di Elvin Jones. Entrambi avviano situazioni toniche, tesi intrecci in cui le voci dei due tenori prendono il volo. Nella coinvolgente riproposizione dell'ayleriano "Ghosts," brano portabandiera che la dice lunga sulla dichiarata appartenenza culturale dei due leader, la dialogante esposizione del tema risulta compatta, meno insinuante che nei recenti concerti.

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