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Thomas Chapin: Never Let Me Go

Giuseppe Segala By

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Thomas Chapin: Never Let Me Go L'ascolto di questo cofanetto fa rinascere aspra l'amarezza per la scomparsa prematura, nel 1998 a soli quarant'anni, di Thomas Chapin. Una raccolta che contrasta l'oblio e aggiunge qualche motivo di stupore e riflessione all'esperienza di chi ha apprezzato la fulminea, ricchissima eppure troppo breve vicenda artistica di quel grande musicista, straripante di vitalità e umanità.

Con tutta evidenza, il biennio 1995-96 fu un periodo di grazia per Chapin. Nel '95 furono registrati due dischi: Ride, tratto da un concerto al North Sea Jazz Festival, con l'affiatato trio che allineava Mario Pavone al contrabbasso e Michael Sarin alla batteria, e You Don't Know Me, con un quintetto che affiancava al sassofonista la tromba di Tom Harrell. Del '96 è Sky Piece, sempre con il proverbiale trio. Nel 1996 Chapin partecipò inoltre alla registrazione dello splendido disco di Michael Blake, Kingdom of Champa.

Ora a quei materiali così intensi vengono aggiunti i tre dischi del cofanetto. Registrati dal vivo alla Flushing Town Hall e alla Knitting Factory, due sono del '95, con un quartetto che comprende la stessa sezione ritmica impegnata nel disco con Harrell; uno è del '96 con un quartetto altrettanto agguerrito, completato da Scott Colley e Matt Wilson. Il pianista Peter Madsen rappresenta la presenza costante nelle due formazioni. Quartetti formidabili, che proprio nell'accoppiata di Chapin e Madsen hanno una salda e pulsante chiave di volta.

I due musicisti viaggiano su una sintonia in cui tradizione e innovazione si confrontano con forza, interagiscono in un fluido ribollente, di continuo scambio e reciproca alimentazione. I materiali di partenza dei primi due dischi sono basati in prevalenza su standard, mentre il terzo presenta soprattutto brani di Chapin stesso. E già in questo senso Chapin dimostra come si possa ancora attingere a song e ballad per sviluppare un discorso di coerente originalità, lontano da qualsivoglia mainstream adagiato su se stesso.

L'eloquenza del musicista si fonda su un approccio tecnicamente impeccabile: il suono e il fraseggio del suo sax alto ricordano con evidenza la sua formazione al fianco di Jackie McLean e la lunga permanenza come direttore musicale nella big band di Lionel Hampton. Ma la sua forza rigeneratrice e di continua invenzione stanno nella mescolanza di questo rigore con l'idea creativa che non viene mai abbandonata. C'è poi l'impatto umano, emotivo, a favore di un'impulso comunicativo che non cede mai. Sembra una meditazione sull'essenza della musica che si va dipanando sulla base di materiali apparentemente comuni. Quale forza espressiva, quale focalizzazione.

Incontriamo così una versione di "Moonray," successo di Artie Shaw, che sembra sottolineare gli effetti accattivanti del ritmo scandito con tono ammiccante, con il passo felpato della pantera rosa, ma poi un filo di follia si infila nell'inciso, prima di tornare al tema che diventa un "Softly as in a Morning Sunrise." Durante l'improvvisazione, Chapin aggiunge di chorus in chorus sempre più forza drammatica: torce le note come barre incandescenti, le increspa, le stira verso l'alto. Cerca la libertà e l'invenzione. Fraseggio e pensiero malleabile, che prende direzioni e inattese.

Così in ogni brano: a volte è il timbro splendidamente duttile e camaleontico del sax alto (o del flauto), a volte il fraseggio, a volte l'intreccio con il piano di Madsen, ma pure con gli altri strumenti. Con Madsen spicca la versione di "Ugly Beauty," lontana da Monk ma proprio per questo più aderente al suo spirito. Gemma tra le gemme, l'assolo funambolico di contralto che per tre minuti introduce "Flip Side," e prelude a una cavalcata in cui Madsen supera se stesso.

Il resto è tutto da godere nell'ascolto.

Track Listing:
CD 1:
I'Ve Got Your Number; Moonray; Opuwo; You Don't Know Me; Scratch Boogie.
CD 2:
Ugly Beauty; Red Cross; Wichita Lineman; Never Let Me Go; Spanky House.
CD 3:
Whirlygig; Big Maybe; Flip Side; Sky Piece; Lovellevelliloqui.

Personnel:
CD 1 e 2:
Thomas Chapin: sax (alto), flauto; Peter Madsen: pianoforte; Kiyoto Fujiwara: contrabbasso; Reggie Nicholson: batteria.
CD 3:
Thomas Chapin: sax (alto), flauto; Peter Madsen: pianoforte; Scott Colley: contrabbasso; Matt Wilson: batteria.

Year Released: 2016 | Record Label: Playscape Recordings | Style: Modern Jazz


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