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Neil Cowley Trio: Touch and Flee

Vic Albani By

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Benedetto dalla "sacra incisione" della Naim britannica (titolare di uno dei grandi saperi della filosofia high-end nel campo dell'alta fedeltà), ecco il nuovo lavoro di Neil Cowley con il suo fedele trio. Vale a dire un altro di quei grandi nomi della musica britannica moderna, in concreto misconosciuto al di fuori dell'isola per eccellenza. Da anni però, chi è un po' più attento e riesce a seguire e tenersi aggiornato sulle vicende della musica della terra d'Albione, riconosce il nome del pianista londinese quale uno dei raffinati compositori del contemporaneo suono "British."

La celebre rivista Mojo etichetta ironicamente questo nuovo "Tocca e Fuggi" con un fatidico (e nel loro stile) "Roba martellante, che ricorda un Brubeck in brutto acido." La battuta va molto vicino alla realtà se trasformiamo il "martellante" in "energetico," vivo e pulsante moto musicale. Roba seria, comunque. Dannatamente "in" e sicuramente in linea con ciò che deve essere riconosciuto come suono moderno. Si potrebbe addirittura considerare come assolutamente vera l'asserzione "Jazz for Radiohead fans" che è valsa al trio un premio della nobile BBC.

Sentenze e riconoscimenti a parte, il trio di Cowley è sul serio ciò che di più vivo alberga di questi tempi nell'underground britannico. Ascoltare la formazione dal vivo è poi uno dei must del momento: assolutamente piacevoli, travolgenti e carichi di humour, Cowley, Rex Horan e Evan Jenkins possono essere considerati come una classica band capace di segnare un'importante evoluzione stilistica del suono contemporaneo. Eleganti come solo gli inglesi sanno essere, i tre si muovono con sicurezza nei meandri di brevi composizioni solo apparentemente semplici, riuscendo regolarmente a colpire a fondo in ognuno dei nove brani di questo lavoro discografico.

A parte la scelta notevolmente "energetica," ciò che avvince maggiormente è il senso di climax con il quale il gruppo riesce a inondare la composizione, muovendosi in qualche modo "attraverso" e sorprendendo sistematicamente per la scelta delle soluzioni ritmiche adottate. "Wonky jazz" (jazz traballante) ha scritto qualcun altro, analizzando l'armonia corale davvero peculiare di un trio capace di tanta beatitudine che molti ascoltatori spesso avvicinano da una parte al suono vagamente funkeggiante del Keith Jarrett di una parte del suo periodo Impulse! e dall'altra a quello dell'amatissimo e compianto Esbjorn Svensson Trio che -a dire il vero -non è però mai arrivato allo stesso livello di freschezza e libertà creativa di questi signori.

Pur muovendosi in un mare simile, senza avere la meticolosità e (commercialmente parlando) quella sorta di "infallibilità" del fortunato trio di Svensson, il progetto di Cowley e soci ci piace infinitamente di più perché sembra avere dalla sua la sapienza della movenza ironica.

La risultante è un mood assolutamente peculiare e modernista che è puro piacere d'ascolto. Un ovvio alto gradiente d'interplay espressivo messo in gioco dal trio fa il resto. E se poi, a tutto ciò (e torno alla prima frase), aggiungete il non indifferente fattore di un suono in pratica perfetto dal punto di vista prettamente tecnico, allora è davvero facile comprendere l'altezza toccata.

Trentasei minuti e rotti da ringraziare.

Track Listing

Kneel Down; Winterlude; Sparkling; Gang of One; Couch Slouch; Bryce; Mission; Queen; The Art.

Personnel

Neil Cowley: pianoforte; Rex Horan: contrabbasso; Evan Jenkins: batteria.

Additional information

Title: Touch and Flee | Year Released: 2014 | Record Label: Naim Label

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