All About Jazz

Home » Articoli » Album Reviews

Dear All About Jazz Readers,

If you're familiar with All About Jazz, you know that we've dedicated over two decades to supporting jazz as an art form, and more importantly, the creative musicians who make it. Our enduring commitment has made All About Jazz one of the most culturally important websites of its kind in the world reaching hundreds of thousands of readers every month. However, to expand our offerings and develop new means to foster jazz discovery we need your help.

You can become a sustaining member for a modest $20 and in return, we'll immediately hide those pesky Google ads PLUS deliver exclusive content and provide access to future articles for a full year! This combination will not only improve your AAJ experience, it will allow us to continue to rigorously build on the great work we first started in 1995. Read on to view our project ideas...

0

Johan Lindstrom: Music For Empty Halls

Luca Casarotti By

Sign in to view read count
Il modo migliore di parlare di questo Music for Empty Halls è descriverne passo passo l'articolata struttura compositiva, che più di tutto cattura l'attenzione (e l'ammirazione) dell'ascoltatore. Il disco si apre su un ostinato in 12/8 suonato dalla chitarra, a cui presto si aggiungono contrabbasso e sax baritono. La ritmica cresce di dinamica con l'ingresso dell'hammond e della batteria. Mentre l'ostinato prosegue, la chitarra si ritaglia uno spazio solista, per poi cedere il posto a una tessitura a note lunghe dei fiati. Il primo movimento si conclude dopo un solo di sax baritono carico di pathos e di armonici. Una breve transizione della sola chitarra slide conduce a una song a tempo lento, con un tema corale eseguito da tutta la front line: l'intento è pop, domina la cantabilità; ma l'arrangiamento è magniloquente, si dispiega l'intero organico. Esposto il tema, la song termina con un complesso gioco di accordi che si appoggiano su un mi ribattuto del pianoforte. Si ascolta il field recording di una folla vociante e l'atmosfera cambia: parte un brano che sembra alludere a "Peter Gunn" di Henry Mancini, sia nell'andamento della ritmica sia nella scrittura per i fiati.



Nella parte centrale del lavoro il piglio è cameristico. Si comincia con un unisono di sax tenore e clarinetto accompagnato dagli arpeggi terzinati della chitarra. Segue un elegante quintetto di chitarra, clarinetto, trombone, basso elettrico e batteria, che si snoda attraverso una prima parte scritta, un'improvvisazione collettiva e una seconda parte scritta, nella quale gradualmente rientrano gli altri strumenti. Un'altra breve improvvisazione collettiva, questa volta con l'organico al completo, prelude a una marcia dall'incedere solenne, su un riff cromatico della ritmica, ripreso e variato nel registro alto da un tema a trilli dei sax. La marcia si spegne nel riverbero, e la parte centrale si conclude con il quintetto che riprende il suo primo tema.



È la volta di un pezzo rock dall'armonia pantonale (dove cioè il susseguirsi degli accordi è dettato dall'effetto coloristico del loro accostamento, e non dalla funzione armonica di ciascuno di essi, come nell'armonia tonale), che si ancora in fine su un ostinato in re: siamo dalle parti dei Radiohead di Ok Computer, per intenderci. A seguire, uno degli episodi più suggestivi del disco: accordi lenti e molto espressivi vengono suonati su quello che sembra un pianoforte a muro, sordinato e debitamente poco accordato per dare "l'impressione di casa"; in sottofondo, voci di bambini e qualche altro campionamento disturbante. Da un crepitio di vinile riemerge la band, prima distante, poi a volume sempre più alto, per l'ultimo, fragoroso ostinato. L'epilogo è un inno, lasciato all'accompagnamento della sola chitarra, e al canto all'unisono di voci e violino.



Quella che il chitarrista Johan Lindstrom ha scritto per il suo settetto è un'unica lunga suite: la separazione tra le tracce è soltanto una convenzione discografica. Per questo, nella descrizione che precede non sono stati indicati i titoli dei singoli brani. L'opera va ascoltata per intero, da capo a fondo: ne vanno apprezzate la coerenza della scrittura e l'impeccabile drammaturgia. Il valore del disco sta in questo, prima ancora che nella compattezza del collettivo e nella funzione narrativa (non esibizionistica) dei soli. Questi sono i dischi che ha senso registrare. È così che si fa. Bellissimo.

Track Listing: Serengeti; Dance Of The Marble Hearts; The Run; Elegy Of The Golden Age; Music For Empty Halls: Part 1; Europé Endless Boogie; Music For Empty Halls: Part 2; Sleepless Lapsteels; The Assent; March Of The Comodos; Hymn (För Dom Anhöriga).

Personnel: Johan Lindström: guitar, pedal steel guitar, percussion, fx. piano; Jonas Kullhammar: alto saxophone, tenor saxophone, baritone saxophone, bass saxophone; Jesper Nordenström: piano, organ; Per “Texas” Johansson: clarinet, bass clarinet, contrabass clarinet, tenor saxophone; Mats Äleklint: bass trombone, trombone; Torbjörn Zetterberg: double bass, electric bass; Konrad Agnas: drums, percussion; Edda Magnason: vocals; Sofie Livebrandt: vocals; Ulf Forsberg: violin; Ulrika Jansson: violin; Ingegerd Kiergegard: viola; Helena Nilsson: cello.

Title: Music For Empty Halls | Year Released: 2018 | Record Label: Moserobie

Tags

comments powered by Disqus

Shop

Start your shopping here and you'll support All About Jazz in the process. Learn how.

Related Articles

Read Absinthe Album Reviews
Absinthe
By Mark Sullivan
March 18, 2019
Read Chi Album Reviews
Chi
By John Ephland
March 18, 2019
Read The Time Is Now Album Reviews
The Time Is Now
By David A. Orthmann
March 18, 2019
Read Road To The Sun Album Reviews
Road To The Sun
By Dan McClenaghan
March 18, 2019
Read Rosa Parks: Pure Love. An Oratorio of Seven Songs Album Reviews
Rosa Parks: Pure Love. An Oratorio of Seven Songs
By John Sharpe
March 18, 2019
Read Hyperuranion Album Reviews
Hyperuranion
By Dan McClenaghan
March 17, 2019
Read Nuevo Valso Album Reviews
Nuevo Valso
By Friedrich Kunzmann
March 17, 2019