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Munir Hossn: Nuove suggestioni tra Africa e Brasile

Munir Hossn: Nuove suggestioni tra Africa e Brasile
Angelo Leonardi By

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Nato nel 1981 in Brasile da padre libanese e madre brasiliana, Munir Hossn è uno dei più creativi musicisti e compositori sudamericani della sua generazione. Dotato di un talento precoce, all'età di 10 anni suonava professionalmente (principalmente batteria e chitarra) in differenti gruppi di Salvador, Bahia. Impegnato principalmente nella sintesi tra elementi tradizionali africani e brasiliani, Hossn ha collaborato e/o inciso con importanti musicisti della sua nazione (Saul Barbosa, Gilberto Gil, Hermeto Pascoal, Peu Meurray) e di mezzo mondo: Quincy Jones, Joe Zawinul Syndicate, Mayra Andrade, Seamus Blake}, Roberto Fonseca.

In veste di leader ha inciso otto album e il suo ultimo progetto si chiama Made in Nordeste, un tumultuoso e avvincente mix di ritmi afro-brasiliani e cantabili melodie.

All About Jazz Italia: Ci puoi parlare del tuo ultimo disco e del gruppo con cui l'hai inciso?

Munir Hossn: Made in Nordeste nasce da una ricerca sulle musiche e i ritmi ancestrali del Brasile, ritmi specificamente africani, sia arabi che delle regioni subsahariane. Il retroterra musicale del Brasile è estremamente vario: è un Paese molto grande e ogni sua regione ha uno specifico retaggio musicale che ho avuto modo di conoscere direttamente essendoci vissuto. Alcuni anni fa ho avuto l'opportunità di recarmi in Africa -ad esempio in Camerun, in Senegal e in alcuni Paesi arabi-e mi sono accorto che nel loro folklore esistono molte connessioni con le musiche tradizionali brasiliane, soprattutto per quanto riguarda la dimensione ritmica e il feeling. Ad esempio, certi ritmi del Marocco in 6/8 li ritroviamo in alcuni balli tradizionali del Brasile. Anche per il Frevo ci sono connessioni inaspettate: in una danza del Camerun troviamo lo stesso un modello ritmico. I miei partner vengono da diverse nazioni e sono i musicisti ideali per lavorare su questa dimensione che lega Africa e Brasile: il batterista Arnaud Dolmen è originario di Guadalupe, la cantante e percussionista Natascha Rogers è cubana, il fisarmonicista João Frade è portoghese, il pianista Leonardo Montana e i percussionisti Cristian Rosario e Adriano Tenório sono brasiliani di varie regioni... Li ho incontati tutti a Parigi, dove ho vissuto per sette anni.

AAJ: Quali altri progetti stai portando avanti?

MH: Uno a cui tengo molto è il duo col fisarmonicista portoghese João Frade. Lui è originario dell'Algarve e ha una profonda conoscenza delle musiche tradizionali della sua regione, musiche che nel 18° secolo sono state importate in Brasile durante la colonizzazione. Una di queste si chiama Chula, una danza portoghese che s'è trasformata nell'area di Bahia, assorbendo i ritmi degli schiavi africani, e ha portato alla nascita del Samba. Il modello ritmico del Chula è fondamentale in molti dei nostri brani, che a volte trasformiamo in forma di ballad. Per questo motivo la presenza di Frade è fondamentale, essendo l'elemento di raffronto con la dimensione originaria di questa musica, che è soprattutto melodica. Io e Frade abbiamo dato molti concerti in duo e registrato un album, Piriquitos e Botonetes, evidenziando i diversi volti di questa musica, l'originario portoghese e quello brasiliano. Per me è stata una gioia perchè ritrovavo nelle sue melodie aspetti del tutto familiari.

AAJ: Altri progetti?

MH: Ho preso parte al Global Stars Gumbo di Quincy Jones assieme a Richard Bona, Alfredo Rodriguez, Jacob Collier, Michael Oliveira e altri. Dopo alcuni concerti abbiamo registrato un album e tra breve inizieremo un tour.

AAJ: Quali sono le tue origini famigliari?

MH: Dalla parte maschile i miei nonni venivano dal Libano (etnia drusa) e dall'Angola mentre da quella femminile dall'Italia e dal Brasile. Come vedi è un bel mix e mi sento molto fortunato per questo. Nella mia famiglia si ascoltava molta musica tradizionale, proveniente da tutte queste località: quindi musica da Angola, Mozambico, Capo Verde, Libano...

AAJ: Parlavi della tua residenza a Parigi. È lì che sei andato dopo aver lasciato il Brasile?

MH: No, prima sono stato quattro o cinque anni a Barcellona dove ho avuto splendide esperienze lavorando con Chano Dominguez, Gary Willis, Seamus Blake, Ernie Watts e molti altri. Prima di venire in Europa mi ero promesso di non suonare con musicisti brasiliani perchè avevo l'obiettivo di imparare cose nuove, senza ripetere i cliché della musica brasiliana che si suona all'estero. Poi, seguendo il tour di Mayra Andrade, sono arrivato a Parigi. Lì ho conosciuto il bassista di Salis Keita, un musicista straordinario che ora suona con John McLaughlin: è lui che mi ha convinto a restare, per l'opportunità di fare esperienze con musicisti di tutto il mondo. A Parigi trovi di tutto: serbi, cubani, africani di tutte le nazioni, orientali, statunitensi e ovviamente artisti di tutt'Europa...

AAJ: Quando hai iniziato a suonare ?

MH: Io ho iniziato come batterista/percussionista quando avevo circa sette anni. Con mia madre frequentavo la chiesa locale dove nelle cerimonie suonavano dei musicisti professionisti. Spesso però il batterista era assente perchè impegnato a suonare dove lo pagavano e io pensai di poter occupare quel posto. Non conoscevo la tecnica ma il prete lasciò le chiavi della chiesa a mia madre e quando non c'erano le funzioni io andavo a esercitarmi. Così dopo un po' di tempo incominciai a suonare nelle cerimonie con il gruppo.

AAJ: Ma non avevi un insegnante?

MH: No, ero generalmente da solo. Qualche volta mi trovavo con il tastierista a provare i pezzi. Quando il batterista titolare tornava per me era una tragedia. Quindi ho iniziato a suonare fuori dalla chiesa, esercitandomi su differenti strumenti... tutto da autodidatta. Negli anni successivi ho iniziato a costruire i primi arrangiamenti e comporre qualche tema. All'età di 10 anni ho lasciato la scuola ed iniziato a suonare a tempo pieno. La mia famiglia era povera ed io portavo i soldi alla mamma. Non aver avuto studi formali di musica è stato uno svantaggio ma la mia strada è stata questa: da quando ho iniziato a suonare ho sempre avuto mille idee musicali. Ovviamente lo facevo—e continuo a farlo -senza scrivere la partitura ma assieme ai musicisti. Conoscendo un po' i vari strumenti sono sempre lì a suggerire come eseguire e interpretare un pezzo ma le mie difficoltà diventano una forza perchè assieme agli altri ho modo di imparare sempre nuove cose.

AAJ: In poche parole sei nato compositore e produttore...

MH: All'età di 15 anni ero già sulla strada per diventare un produttore. Il primo campo d'impiego professionale è stato quello di creare dei jingle pubblicitari e da quell'esperienza ho iniziato a dare un assetto migliore alle idee musicali che avevo. In poche parole a comporre.

AAJ: Quando hai iniziato a conoscere il jazz?

MH: Io sono arrivato al jazz partendo dai musicisti —soprattutto percussionisti-africani o brasiliani. Ti faccio un esempio. Amavo molto Paco Séry, che era il batterista di Salif Keita, e seguendo i suoi percorsi musicali sono arrivato alla sua collaborazione con Joe Zawinul. Quindi ho iniziato ad apprezzare quest'ultimo. È stato così, come una catena, da un musicista all'altro. Ho così iniziato a conoscere e apprezzare pianisti come Bill Evans e Chick Corea, oppure chitarristi come Joe Pass.

AAJ: Ascoltando il tuo gruppo attuale l'impressione immediata ci porta alla musica brasiliana ma anche il jazz ha un forte peso...

MH: Esattamente. Al primo ascolto la mia musica appare semplice ma in realtà è complessa perchè suoniamo ritmi brasiliani con melodie e feeling che vengono dall'Africa in un tessuto armonico jazz. Per suonarla occorre vasta cultura musicale e virtuosismo strumentale perchè i ritmi e i metri sono complessi e intricati. Devo ringraziare in questo i tanti musicisti africani con cui ho suonato a Parigi e la collaborazione col Zawinul Syndacate. Joe voleva che la sua formazione continuasse a vivere: abbiamo dato molti concerti e nel 2012 ho registrato con loro a Budapest il disco File Under Zawinul.

AAJ: Non abiti più a Parigi?

MH: No, ora vivo in Spagna. Sono andato a Madrid per produrre un album e ci sono restato. Mi trovo bene ma non ho ancora deciso pienamente dove vivere. Mia moglie è cubana ma ha vissuto molto tempo in India e vorrebbe tornarci.

AAJ: Che programmi hai per il futuro?

MH: Continerò a suonare con questa formazione ma sto progettando un album che connette elementi del patrimonio musicale arabo con quello brasiliano. Ad esempio la tradizione Gnawa del Marocco con il Samba. Inoltre continuo la collaborazione col batterista cubano Michael Olivera di cui è appena uscito l'album Ashé, comprendente tra gli altri il sassofonista Ariel Bringuez, uno stretto collaboratore di Chucho Valdes.

Foto: Emanuele Vergari

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