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Andrew Hill: Mosaic Select 16

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Andrew Hill e la Blue Note. C’è un dato numerico che mi ha sempre colpito nel primo, meraviglioso, sodalizio che legò il pianista di Chicago all’etichetta di Alfred Lion dal 1963 al 1970: l’enorme sproporzione tra il materiale pubblicato - nove le uscite ufficiali - e le numerose, numerosissime, incisioni rimaste sepolte negli scantinati per decine di anni. Cosa spingeva la Blue Note a concedere carta bianca al proprio pupillo - Lion ha sempre dichiarato che Hill fu una delle sue più grandi scoperte, al pari di Monk e Nichols - se poi il materiale veniva sistematicamente accantonato? Questioni di marketing? Lucido spirito imprenditoriale nel gestire il flusso di idee sfornate a nastro dal genio incontenibile di Hill? Oppure, come sostenuto in certe occasioni dal pianista stesso, i risultati delle sessions venivano archiviati perchè non all’altezza delle aspettative del diretto interessato?

Difficile trovare una risposta oggi a queste domande. Certo, l’impressione è che l’Alfred Lion ascoltatore avesse una stima tanto grande del pianista da lasciarlo completamente libero di inseguire le proprie chimere. D’altro canto, l’Alfred Lion imprenditore discografico, probabilmente, si rendeva conto che inondare il mercato di album griffati Hill sarebbe stata una mossa controproducente e francamente sciocca; tanto più che alcune cose fissate su nastro in quegli anni erano dei veri e propri azzardi, se non addirittura delle scommesse, commercialmente, perse in partenza.

Per fortuna, nell’era del CD certi problemi di sovrabbondanza possono essere gestiti con maggiore disinvoltura. Lo sa bene Michael Cuscuna, che all’opera dimenticata di Hill ha dedicato gran parte del suo lavoro di “archeologo” del jazz e alcune delle migliori pubblicazioni licenziate dalla sua creatura, la benemerita Mosaic.

E così, dopo aver reso disponibile tutto ciò che Hill aveva registrato nel primo triennio alla corte di Lion (sette CD raccolti nel monumentale Complete Blue Note Andrew Hill Sessions 1963-1966), questo cofanetto chiude definitivamente i conti con il passato, riportando alla luce per la prima volta il materiale inedito inciso tra il ’67 e il ’70.

La musica, com’è buona abitudine della Mosaic, è proposta rispettando le session, in una sorta di ordine cronologico inverso. Ad occupare il primo dei tre CD, infatti, troviamo due delle ultime sedute organizzate da Lion per Hill (l’ultima in assoluto, quella del marzo del ’70, è stata già pubblicata come bonus sulla ristampa in CD di Lift Every Voice). Si tratta di materiale registrato nel gennaio del ’70 e arrangiato per un sestetto dal sapore decisamente Hard-Bop: Charles Tolliver, Pat Patrick (in una delle rare apparizioni fuori dall’orbita di Sun Ra), Bennie Maupin, Ron Carter e, a turno, Paul Motian o Ben Riley. La musica proposta viaggia lungo binari piuttosto consolidati, anche se, viste le forze in campo, i sette brani inanellati non cedono mai alla banalità e alla routine. Merito, soprattutto, di una scrittura ispirata e ironica, pungente e accattivante. Degne di menzione la tribale “Ocho Rios” (di cui è presente anche un alternate take), con un tema danzante esposto dalla tromba e da due flauti, e la funkeggiante “Diddy Wah”, con un Pat Patrick al clarinetto basso da antologia. Magnifica la sezione ritmica, con un Paul Motian imprevedibile e un Ron Carter indiavolato.

Seconda parte dell’antologia dedicata ad una vera e propria rarità nel panorama di quegli anni: un quartetto jazz accoppiato ad un quartetto classico. Le registrazioni, organizzate in due sessions, sono dell’estate del ’69 e vedono Andrew Hill alla testa di due gruppi distinti: nel primo trovano posto Carlos Garnett, Richard Davis e Freddie Waits; mentre nel secondo ci sono Bennie Maupin, Ron Carter e Mickey Roker.

I risultati dell’ardita combinazione sono a dir poco eccezionali. Hill riesce nel difficile compito di non banalizzare la presenza degli archi, proponendo arrangiamenti ispidi, affrancando il quartetto classico dal ruolo di mero accompagnatore e costringendo i concertisti a piegarsi alla propria musa. Indicativa la scelta del pianista di ricorrere ai servigi di strumentisti di colore, abituati a lavorare anche al di fuori del contesto accademico (Frank Sinatra, Aretha Franklin). Particolarmente gustose le due tracce che vedono protagonista il sassofonista panamense Carlos Garnett ("Monkash" e "Mahogany"), la cui evidente incapacità di calarsi nel contesto carica la musica di una tensione lacerante (non a caso Hill non lo volle per la seconda session, ricorrendo ai servigi del fidato e più morbido Maupin).

La carrellata di assoluti inediti prosegue con una registrazione in trio, effettuata nel maggio del ’67 con Ron Carter al contrabbasso e il misconosciuto Teddy Robinson alla batteria (già al fianco di Byron Allen nei primi anni Sessanta). Complessivamente, si può dire che si tratta di un lavoro transitorio, fuori fuoco, in cui il trio da l’impressione di procedere a tentoni, lasciandosi trasportare con volubile istintività dalle intuizioni di Hill. E proprio per questo, la musica possiede un calore e un fascino straordinari, un magnetismo e una forza travolgenti. La tensione a cui Hill e soci sottopongono gli schemi ritmici e armonici dei brani, pur senza mai varcare il confine invisibile dell’esplosione free, lascia l’ascoltatore interdetto e spaesato, piacevolmente disperso e indifeso. Da sottolineare l’insolito uso dell’organo in un paio di passaggi (alla maniera atmosferica di Sun Ra) e l’ancora più insolita traccia - “Six at the Top” - in cui il leader si diverte a tormentare un sax soprano.

Il terzo, e ultimo, CD del cofanetto è interamente occupato da due session registrate nel ’67, a pochi mesi di distanza l’una dall’altra. Si tratta di musica pensata, composta e arrangiata per due formazioni piuttosto cospicue: un sestetto, allestito con due fiati (Rivers e Kenyatta) e un percussionista (Nadi Qamar, già al servigio di Hill nel meraviglioso Compulsion), e un settetto, con addirittura quattro fiati in line up (ancora Rivers e Kenyatta, più Woody Shaw e Howard Johnson). E, per una volta, lo splendido lavoro dei solisti eclissa la bellezza delle composizioni di Hill. Particolarmente ispirati Robin Kenyatta, la cui statura di musicista fuori dagli schemi rifulge in tutto il suo splendore (ascoltatelo al contralto in “Awake” e poi mi saprete dire), e Sam Rivers, sulle cui ineguagliabili doti di solista non val la pena spendere ulteriori elogi (Hill e Rivers si erano incontrati in studio per la prima volta nell’aprile ’65, per registrare Dialogue di Bobby Hutcherson. Un anno dopo si sarebbero ritrovati per una session rimasta a lungo inedita e ristampata da poco a nome di Hill, Change). Fondamentale anche l’apporto di Teddy Robinson: infaticabile e obliquo, il misconosciuto batterista dimostra ancora una volta la propria naturale empatia con la musica di Hill.

Su tutto il materiale raccolto in quest’opera imprescindibile, splende immenso il genio di Hill: il suo pianismo non conosce cedimenti, l’ispirazione fluisce limpida e copiosa, la sete di sperimentare nuove soluzioni è implacabile e mai così eclettica, la scrittura è come sempre un distillato di originalità armonica e imprevedibilità ritmica. Insomma, la statura del personaggio esce ulteriormente accresciuta dalle tre ore di musica proposta: Hill, musicista e compositore, è ormai un punto fermo nella storia dell’improvvisazione (lo dimostra anche il crescente numero di omaggi e attestati di stima da parte dei jazzisti contemporanei) e questo cofanetto contribuisce a storicizzare con maggiore precisione il suo fondamentale apporto all’evoluzione del genere musicale che tanto amiamo.

Un’ultima cosa. Nelle pregnanti note redatte da Michael Cuscuna, il produttore assicura che, con l’uscita di questo box triplo, tutto quanto giaceva negli archivi Blue Note è ormai stato pubblicato: ci sarà da credergli?


Track Listing: CD 1 1. Without Malice - 4:50; 2. Ocho Rios - 10:27; 3. Diddy Wah - 6:48; 4. Ode To Infinity - 4:52; 5. The Dance - 5:32; 6. Satin Lady - 7:56; 7. Ocho Rios - 7:31; 8. Monkash - 6:28; 9. Mahogany - 6:51. CD 2 1. Illusion - 6:57; 2. Poinsettia - 6:21; 3. Fragments - 5:01; 4. Soul Mate - 6:20; 5. Illusion - 6:26; 6. Interfusion - 7:23; 7. Resolution - 6:22; 8. Chained - 5:37; 9. MOMA - 5:32; 10. Nine At The Bottom - 5:49; 11. Six At The Top - 9:07; 12. Nine At The Bottom - 6:12. CD 3 1. For Blue People Only - 9:34; 2. Enamorado - 6:07; 3. Mother's Tale - 9:27; 4. Oriba - 5:38; 5. Oriba - 6:12; 6. Awake - 7:05; 7. Now - 4:40; 8. I - 7:30; 9. Yomo - 10:02; 10. Prevue - 6:14. Tutte le composizioni sono di Andrew Hill.

Personnel: Andrew Hill (piano, organo, sax soprano); Charles Tolliver (tromba, flicorno); Pat Patrick (flauto, sax alto e baritono, clarinetto); Bennie Maupin (sax tenore, flauto); Ron Carter (contrabbasso); Ben Riley (batteria); Paul Motian (batteria); Carlos Garnett (sax tenore); Richard Davis (contrabbasso); Freddie Waits (batteria); Mickey Roker (batteria); Teddy Robinson (batteria); Woody Shaw (tromba); Robin Kenyatta (sax alto); Sam Rivers (sax tenore e soprano, flauto); Howard Johnson (tuba, sax baritono); Cecil McBee (contrabbasso); Herbie Lewis (contrabbasso); Nadi Qamar (percussioni).

Title: Mosaic Select 16 | Year Released: 2007 | Record Label: Mosaic Records


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