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Frank Kimbrough, Scott Robinson, Rufus Reid, Billy Drummond: Monk's Dreams: The Complete Compositions of Thelonious Sphere Monk

Angelo Leonardi By

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Frank Kimbrough, Scott Robinson, Rufus Reid, Billy Drummond: Monk's Dreams: The Complete Compositions of Thelonious Sphere Monk
Fino a che punto può spingersi la rilettura del songbook monkiano senza alterare l'estetica e la profondità emotiva del suo autore? Le rivisitazioni degli ultimi decenni hanno privilegiato l'esaltazione dei suoi tratti asimmetrici (le melodie sghembe, i conflitti ritmici, le armonie dissonanti) usando quei brani come pretesto per esplorazioni d'avanguardia. Quando si è usato quel repertorio in chiave mainstream (come palestra per sequenze d'assoli sulle armonie) se n'è svuotata la specificità, l'essenza profonda.

Molti hanno usato l'uno o l'altro approccio ma solo pochi hanno esplorato con profondità e coraggio il pianeta Monk, sfruttando le possibilità creative dei temi senza sacrificarne la specifica bellezza: ricordiamo in particolare Steve Lacy e Ran Blake ma anche Anthony Davis, Giorgio Gaslini e Buell Neidlinger.

Nel 2004 Alexander von Schlippenbach è stato il primo a incidere tutto il songbook monkiano nell'album triplo Monk's Casino e l'idea è riapparsa nel 2017, nel centenario della nascita del celebre pianista. Ispirati da analogo intento celebrativo, sono quindi usciti WORK—The Complete Compositions of Thelonious Monk for Solo Guitar di Miles Okazaki e questo Monk's Dreams—The Complete Compositions of Thelonious Sphere Monk di Frank Kimbrough con Scott Robinson, Rufus Reid e Billy Drummond. Kimbrough ha il compito più arduo, essendo pianista e leader di un'organico strumentale spesso usato da Monk. La vicinanza è a dir poco ingombrante ma Kimbrough e i suoi la risolvono con intelligenza.

Quando ascoltò la musica di Monk per la prima volta—era ancora studente di pianoforte classico—Kimbrough non fu colpito ma pochi anni dopo, iniziata l'attività di jazzman, studiò a fondo le composizioni restandone incantato. I suoi modelli erano però altri: Andrew Hill Paul Bley e Keith Jarrett soprattutto, da cui prese la ricercatezza armonica e un certo approccio intellettuale.

La genesi di questo disco nasce nell'autunno 2017, quando Seth Abramson, il direttore artistico del club Jazz Standard, chiese a Kimbrough di partecipare alla serie di concerti celebrativi per il centenario di Monk. Alle due serate di fine novembre era presente l'impresario Maitland Jones che suggerì al pianista il progetto di registrare tutto il songbook monkiano. Dopo le iniziali riluttanze ("Non è qualcosa che avrei fatto di mia iniziativa ma mi è stata proposta come sfida") Kimbrough ha accettato.

Per evitare una stretta imitazione dell'estetica di Monk o un eccessivo distanziamento, Kimbrough ha puntato sul pieno rispetto delle composizioni ("Dare ai brani piena considerazione, nel rispetto di come sono stati scritti") assimilando un po' lo stile percussivo di Monk, limitando i tratti tipici del suo stile (armonie impressioniste, uso del pedale eccetera). Per conciliare vicinanza stilistica e varietà espressiva ha scelto con cura i partner: il polistrumentista Scott Robinson e una ritmica stellare con Rufus Reid al basso e Billy Drummond alla batteria.

L'ascolto dei sei dischi (per complessive settanta composizioni) svela una rilettura equilibrata e per niente banale. Come s'è detto l'approccio rispetta l'integrità tematica e l'estetica complessiva del suo autore senza restarne schiacciato, aprendo spazi di libertà negli sviluppi architettonici e sul versante timbrico grazie al polistrumentismo di Scott Robinson.

La rilettura smussa qualche spigolo esaltando il fascino melodico dei brani, muovendosi con maggiore disinvoltura con quelli meno noti come l'astratta ”Monk's Point” in piano trio o l'iterativa ”Oska T.” Gran parte dei temi sono eseguiti in quartetto ma alcuni hanno versioni in trio e due in piano solo. Difficile scegliere in una maratona di cinque ore e mezza di musica. Timbricamente attrattive sono quelle in cui Robinson imbraccia il sarrusofono contrabbasso (”Misterioso”) o il sax basso (”Well You Needn't”, ”Brilliant Corners”, la lirica ”Reflections” in trio senza pianoforte).

Album della settimana.

Track Listing


CD 1:
Thelonious; Light Blue; Played Twice; Ba-Lue Bolivar Ba-Lues-Are; Ask Me Now; Humph; Bright Mississippi; Reflections; Bemsha Swing; Teo; Blue Sphere.
CD 2:
Crepuscule with Nellie; Think of One; 52nd St. Theme; Eronel; Bluehawk; Little Rootie Tootie; Two Timer; Ruby, My Dear; Boo Boo's Birthday; San Francisco Holiday; Functional; I Mean You.
CD 3:
Shuffle Boil; Monk's Dream; Evidence; Misterioso; Four in One; Brake's Sake; Pannonica; Bye-Ya; North on the Sunset; Introspection; We See; In Walked Bud.
CD 4:
Nutty; Trinkle Tinkle; Blues Five Spot; Round Midnight; Jackie-Ing; Well You Needn't; Sixteen; Locomotive; Gallop's Gallop; Children's Song; Blue Monk; Friday the 13th.
CD5:
Criss Cross; Raise Four; Let's Call This; Who Knows; A Merrier Christmas; Stuffy Turkey; Monk’s Point; Work; Brilliant Corners; Off Minor; Hackensack; Oska T.
CD 6:
Let’s Cool One; Hornin’ In; Coming on the Hudson; Straight No Chaser; Monk’s Mood; Green Chimneys; Rhythm-A-Ning; Ugly Beauty; Skippy; Something in Blue; Epistrophy.

Personnel

Frank Kimbrough: piano; Scott Robinson: saxophones, reeds, trumpet; Rufus Reid: bass; Billy Drummond: drums.

Album information

Title: Monk's Dreams: The Complete Compositions of Thelonious Sphere Monk | Year Released: 2018 | Record Label: Sunnyside Records

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