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Matteo Bortone

Vincenzo Roggero By

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1. Paul Bley, Closer (ESP, 1966).
Esplorare senza paura di cadere nel vuoto. Barry Altschul incredibile. A mio avviso, uno dei migliori dischi di piano trio.

2. Elliott Smith, Either/Or (Kill Rock Stars, 1997).
Cantautorato struggente post Nick Drake. ”Between the Bars” una delle mie preferite, se avessi una chitarra acustica ad un falò in spiaggia.

3. Paul Bley, Open to Love (ECM, 1972).
Introspezioni di un avventuriero. Il mio disco in piano solo preferito insieme a Facing You di Keith Jarrett. ”Ida Lupino” e ”Nothing Ever Was, Anyway” superlativi.

4. Guilhem Flouzat Trio, A thing Called Joe (SunnySide Records, 2017).
Un grande amico e un musicista incredibile, compagno di mille avventure, Guilhem è un compositore avventuroso e intelligente che qui si cimenta con gli standards. Insieme a lui, uno dei bassisti più interessanti della scena di New York, Desmond White.

5. Me She'll Ndeogeocello, Ventriloquism (Naive, 2018).
Se ho delle cuffie con riduzione del rumore e cammini su e giù per le strade di una metropoli, non ho bisogno di altro.

6. AUM Grande Ensemble, You've Never Listened to the Wind (Onzeheuresonze, 2018).
Julien Pontvianne, sassofonista francese e leader di questa band è l'unico musicista capace di suonare una sola nota per un'ora e tenermi inchiodato alla sedia. Poetico, minimalista e radicale senza compromessi, un'identità compositiva unica.

7. Tom Rainey, Float Upstream (Intakt, 2017).
Interpretare le canzoni di ottanta anni fa con un linguaggio contemporaneo. Demolire e ricostruire continuamente groove e armonia fluttuando su una struttura che resta sempre intatta.

8. Led Zeppelin, Presence (Swan Song, 1976).
Nell'ipotetica isola deserta, ci sarà sempre un disco dei Led nella mia playlist.

9. Frank Sinatra, Sings oor Only the Lonely (Capitol, 1958).
Fuori piove e fa freddo ma dentro si sta bene, anche con sole ballads, poi se sono arrangiate magistralmente da Nelson Riddle, ancora meglio.

10. Jakob Bro, Balladeering (Loveland Records, 2009).
Less is more, so much more. Con Ben Street, Paul Motian e Lee Konitz insieme sembra di volare molto in alto.

Foto: Rori Palazzo.

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