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Nels Cline: Lovers

Luca Canini By

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Anche gli esploratori più coraggiosi e solitari hanno bisogno di una casa. Se non altro per il gusto di andarsene; e per il piacere, prima o poi, di tornarci. Un posto del cuore, al centro dell'anima. Uno spazio nel quale sentirsi completi, leggeri, liberi; teneramente imprigionati in quel groviglio di emozioni e suggestioni che sono il pensiero felice di ogni improvvisatore.

Felice e persistente nel caso di Nels Cline. Di nuovo a casa, udite udite, grazie alla Blue Note. Che per una volta ha deciso di mettere da parte pseudo-fenomeni più o meno black, sassofonisti barbogi e aspiranti Norah Jones per dedicarsi a un progetto musicalmente ambizioso: dare forma di disco (doppio) a un folle sogno che il chitarrista dei Wilco teneva chiuso nel cassetto da più di vent'anni. Un'idea semplice e complicata allo stesso tempo, di quelle che il più delle volte restano confinate nella dimensione del possibile: mettere in fila uno dopo l'altro, secondo criteri puramente emozionali, diciotto brani a vario titolo connessi all'idea di amore. Canzoni, più che altro. Pescate da un elenco compilato, rivisto e ricompilato decine di volte. Dentro di tutto un po': da Henry Mancini ai Sonic Youth, passando per Jerome Kern, Richard Rodgers, Victor Young e i meno scontati Jimmy Giuffre, Arto Lindsay e Annette Peacock.

Il risultato è un'operazione nostalgia che sa di zucchero e miele. Anche se il taglio è decisamente classico. Arrangiamenti puliti, precisi, rigorosi. Messi sul pentagramma da Michael Leonhart (Alicia Keys, St. Vincent, Rufus Wainwright, Bruno Mars) con un occhio ai lussureggianti anni Sessanta di Don Sebesky (lucida mente dietro alle svolte orchestrali di George Benson e Wes Montgomery) e l'altro alle Guitar Forms di Gil Evans (e Kenny Burrell). Classe da vendere, insomma. Al servizio di un copione assai rigido. E poco importa che l'esecuzione sia affidata a improvvisatori di primissima fascia come JD Parran, Zeena Parkins, Erik Friedlander e Steven Bernstein: lo spazio concesso ai fuori tema è davvero ridotto all'osso. Giusto qualche svolazzo nella sognante "Lady Gabor," il punto più alto della scaletta con il suo turbine di loop friselliani, e un altro paio di soli qua e là. Per il resto tanta chitarra (elettrica, acustica e meravigliosamente steel), Jim Hall nel cuore e dritti al centro della musica.

Ai sussurri malinconici di "Glad to Be Unhappy," alle romanticheria sfacciata di "Beautiful Love," agli arpeggi della carezzevole "The Bed We Made," ai paesaggi acquerellati dell'irresistibile "Why I Was Born." Tra le pieghe di un Cline diverso da quello a quattro dimensioni che siamo abituati ad ascoltare. Che lascia per strada parecchio (la ferocia, l'urgenza, il fuoco, l'esuberanza), ma che riesce comunque a suonare sincero. Altro che le derive stucchevolmente rétro dell'ultimo Bill Frisell (che resta un punto di riferimento): Lovers palpita e scalcia, si concede poco alla volta, cresce ascolto dopo ascolto. Certo, bisogna crederci. Serve un piccolo grande atto di fede. Ma arrivati alla fine dello spettacolo, mentre la commovente "The Bond" ci accompagna all'uscita, ci si accorge di quanto ne sia valsa la pena. Bentornato a casa Nels.

Track Listing: CD 1: Introduction/Diaphanous; Glad to Be Unhappy; Beautiful Love; Hairpin & Hatbox; Cry, Want; Lady Gabor; The Bed We Made; You Noticed; Secret Love; I Have Dreamed. CD2: Why Was I Born?; Invitation; It Only Has to Happen Once; The Night Porter/Max, Mon Amour; Snare, Girl; So Hard It Hurts/Touching; The Search for Cat; The Bond.

Personnel: Nels Cline: chitarra elettrica, acustica, lap steel, elettronica; Devin Hoff: contrabbasso, basso elettrico; Alex Cline: batteria, percussioni; Steven Bernstein: tromba, tromba slide, flicorno, flicorno contralto; Taylor Haskins: tromba, flicorno, trombone a pistoni; Michael Leonhart: tromba, flicorno, celesta, salterio, arrangiamenti; Alan Ferber: trombone, trombone basso; Charles Pillow: flauti, oboe, corno inglese, sassofono contralto, clarinetto; Jd Parran: flauti, clarinetti, sassofono basso e baritono; Ben Goldberg: clarinetti; Doug Wieselman: clarinetti, sax tenore; Gavin Templeton: clarinetto, sassofono contralto; Sara Schoenbeck: fagotto; Julian Lage: chitarra elettrica e acustica; Kenny Wollesen: vibrafono, marimba, percussioni; Zeena Parkins: arpa; Yuka C Honda: celesta, tastiere; Antoine Silverman: violino; Jeff Gauthier: violino; Amy Kimball: viola, violino; Stephanie Griffin: viola; Erik Friedlander: violoncello; Maggie Parkins: violoncello.

Title: Lovers | Year Released: 2016 | Record Label: Blue Note Records

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