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Louis Hayes: Serenade for Horace

Niccolò Lucarelli By

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La lancetta del jazz torna indietro all'epoca d'oro dell'hard bop, nella New York febbrile e colorata degli anni Cinquanta e Sessanta. Per il suo omaggio al maestro Horace Silver (con il quale esordì nel 1956 sostituendo Art Taylor), Louis Hayes ha realizzato un album di carattere, musicalmente sublime e concettualmente profondo, interpretando il repertorio dello stesso Silver.

A tre anni dalla scomparsa di Silver, Serenade for Horace è un sentito e commosso ricordo di uno dei pianisti più interessanti dell'hard bop. In apertura di album, "Ecaroh" (che Silver scrisse nel '56) conserva l'atmosfera vivace della versione originale, così come i pieni e i vuoti (simili a vuoti d'aria) dei cambi di ritmo, che lasciano pensare ai repentini abbassamenti di quota dello sfortunato pioniere del volo. Un brano spregiudicato, come la New York di quegli anni, che rivive nella dinamica base ritmica in 3/4 e nei sottili passaggi di xilofono, mentre il sax apporta quell'atmosfera urbana buona per il Village come per Brooklyn.

Su corde appena più tenebrose, "Senor Blues," anch'essa, retta dalla spina dorsale dei fiati incastonati su una batteria cadenzata. Atmosfere ovattate da club notturno, dove alternare un buon whisky. Il tipo di club che piaceva a Gregory Corso e a Horace Silver, appunto. Delicatamente romantica "Lonely Woman," con una batteria accarezzata dalle spatole e che predilige le percussioni, mentre il pianoforte disegna arabeschi lunari che suggeriscono una solitudine intellettuale, quella stessa che cercavano Edna Millay o Anne Sexton dopo un'intera nottata di poesie. Il pianoforte si muove con circospezione, proprio come una donna in una sala da ballo frequentata da sconosciuti, indulgendo con arguzia sul registro acuto a voler costruire la metafora di un tagliente sguardo di sbieco. Perché il jazz ha un'anima lunare e femminile che l'artista di razza non può disconoscere.

"Silver's Serenade" è un brano marpione (che ha ispirato il titolo dell'album di Hayes), che Silver immaginò come una dichiarazione d'amore a New York e alle sue donne, un brano vivace e sensuale insieme, riscaldato dal sax e ingentilito dal pianoforte, che ammicca in sottofondo accompagnando il primo, ed emerge con garbo nei lunghi fraseggi che sfiorano il contrappunto. Un jazz maturo, senza inutili virtuosismi barocchi, dove l'interplay prevale sull'assolo; ognuno dei musicisti trova il suo spazio in un gioco a incastri che dà vita ad atmosfere intellettuali e bohémien, caratterizzate da una coloritura armonica che segue quella di Silver delle versioni originali.

Il merito di Hayes e colleghi è quello eseguire ogni singolo brano con fedeltà e raffinata discrezione, in modo da lasciare spazio all'impressione di Silver, che si stampa su ogni singola nota nonostante l'esecuzione altrui. Una combinazione magica, che si verifica assai raramente nel jazz, ma questo album va oltre la semplice musica: è occasione di memoria, rispetto e tributo, dedicati da Hayes con umiltà e riconoscenza a colui che lo ha lanciato nel mondo del jazz.

Serenade for Horace risulta quindi album dalla spiccata impronta narrativa, con il ritmo delle commedie sofisticate di Billy Wilder, e la malinconia appena accennata della prosa americana dell'epoca, da Salinger a Bellow. Un tributo a Silver e a un'America ormai tramontata.

Track Listing: (All songs by Horace Silver, except where noted.) Ecaroh; Señor Blues; Song for My Father (Gregory Porter, vocal); Hastings Street (Hayes); Strollin’; Juicy Lucy; Silver’s Serenade; Lonely Woman; Summer in Central Park; St. Vitus Dance; Room 608.

Personnel: Louis Hayes: drums and leader; Abraham Burton: tenor saxophone; Josh Evans: trumpet; Steve Nelson: vibraphone; David Bryant: piano; Dezron Douglas: bass. (Gregory Porter, vocalist, on Song for My Father.”)

Title: Serenade for Horace | Year Released: 2018 | Record Label: Blue Note Records

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