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S.O.S.: Looking for the Next One

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Santa Cuneiform! La preziosissima piccola etichetta americana, da tempo molto attenta anche al recupero dei più sottostimati patrimoni musicali degli anni passati, impreziosisce il proprio catalogo e le orecchie degli ascoltatori con un piccolo baule di meraviglie - curato dal grande nome di Michael King. Stiamo parlando di Looking for the Next One, vale a dire un bellissimo doppio CD che raccoglie rarità incise in studio e un meraviglioso concerto dal vivo, dell'immenso trio di all star creato a metà dei Settanta da John Surman, Alan Skidmore e Mike Osborne, vale a dire il gotha del sassofonismo britannico di quei tempi.

Rimandiamo il lettore alla lettura del prezioso libretto di sedici pagine inserito nella confezione del lavoro per scoprire piccole perle di saggezza e curiosità amene (non era ad esempio proprio noto a tutti che il trio nacque a seguito di un ricovero ospedaliero di Skidmore dopo un incidente stradale, con Surman che gli faceva frequenti visite proponendogli di ascoltare cassette inviate da Osborne e quindi da lì...) relative al trio che, al tempo, venne sì ovviamente riconosciuto per la sua bellezza, ma anche fondamentalmente snobbato dai media poiché "tre sassofonisti tre" potevano forse rappresentare un pericoloso precedente (?), una scelta snob o chissà altro. Fatto sta che, dopo il primo omonimo importantissimo lavoro discografico (Ogun, 1975), di questa sorta di supergruppo del jazz avanguardistico britannico, pochi parlarono ancora. Peccato poiché la fondamentale importanza del lavoro sperimentale dei tre signori in questione (ancora prima di diventare nomi di assoluto riferimento del moderno british jazz) è stata davvero tale elevandosi a futuro potenziale faro di nomi, dischi e anni di musica "intelligente" a venire.

Anche per questa ragione, il lavoro documentaristico di Cuneiform è davvero importante. Un grazie "italiano" anche a Riccardo Bergerone, vera eminenza grigia del miglior british sound di quelle indimenticabili stagioni, che ha aperto i suoi bauli di conoscenza ai tipi della Cuneiform.

S.O.S. non è soltanto un "trio di sassofonisti," ma un'incredibile laboratorio delle idee programmatiche che avrebbero mosso molte delle filosofie sonore degli anni a venire.

Blues e tradizione sono per un attimo lasciati da parte e ogni brano di questa raccolta sembra cavalcare il sacro fuoco della creatività e dell'invenzione. Valga su tutti, ad esempio e a parte i tanti brani originali della raccolta, l'intelligentissimo lavoro di trasformazione fatto da Surman attorno al tradizionale "The Mountain Road," brano di chiari echi folk scozzesi - ben conosciuto nelle versioni tradizionali con cornamuse e tamburi battenti - che chiude il primo dei due CD.

Il secondo disco è poi la registrazione di uno dei più leggendari concerti tenuti dal gruppo nella pur breve carriera. Registrato il 27 luglio 1974, il concerto del Balver Hoehle Jazz Festival nella Renania del Sauerland tedesco, è davvero di quelli da ricordare per intensità e comunicazione. Tutto il materiale del doppio lavoro è assolutamente inedito e ha una qualità di registrazione eccelsa. Il fascino che tramette l'ascolto di questa musica - specialmente se la si mette in contrapposizione con molti lavori di oggi - è davvero raro. L'incredibile mix di suono creato da Surman e compagni (anni prima che i quartetti di sassofoni più celebrati della storia della musica moderna conquistassero pubblico e critica), capaci dunque per la prima volta di unire elettronica e suono tradizionale va davvero valutato quale la nascita di un "movimento sonoro" che non ha avuto poi pari nel mondo musicale contemporaneo. Più o meno in quegli anni, specialmente Surman fu poi il primo a portare quelle stesse filosofie nel dorato mondo ECM, incidendo una serie di dischi che oggi fanno la storia di quell'etichetta. Virtuosistica, nuova ed eccitante, questa musica rivela le inaspettate possibilità di correlazione di molti mondi sonori che da lì in poi avrebbero inondato il pianeta "musica moderna". Magnetismo e bellezza complici di uno straordinario senso innovativo che riescono a battere una delle critiche che furono mosse al gruppo, ovverosia quella di non aver sviluppato abbastanza il senso dell'architettura creato da tre ance... come quasi non bastasse la sorta di rivoluzione sonora potenzialmente implicita nella scelta del percorso musicale dei tre protagonisti. Credo sinceramente che l'accostamento fra la pastoralità di alcuni mood di Surman e la quasi neo-psichedelia di molti altri, assai vicina alle ipotesi della "Soffice Macchina" di Wyatt, Ratledge, Hopper, Dean e amici-compagni vicini, faccia la differenza e basti.

Basta ciance. Passate dagli occhi alle orecchie. Procuratevi questo disco e volate via.


Track Listing: CD 1 (Studio 1974-1975): 1. News 02:53; 2. Rashied 08:53; 3. Looking for the Next One 14:22; 4. Country Dance 07:43; 5. Q.E. Hall 14:17; 6. The Mountain Road 04:47. CD 2 (live, 1974): 7. Introduction 01:06; 8. Suite 25:18; 9. Trio Trio 23:28; 10. Up There 15:11; 11. Legends 02:13.

Personnel: Mike Osborne (sax contralto, percussioni); Alan Skidmore (sax soprano e tenore, batteria); John Surman (sax baritono e soprano, clarinetto basso, sintetizzatore, tastiere); Tony Levin (batteria).

Title: Looking for the Next One | Year Released: 2013 | Record Label: Cuneiform Records

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