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Mostly Other People Do the Killing: Loafer's Hollow

Luca Canini By

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Mostly Other People Do the Killing: Loafer's Hollow
Se pensavate che dopo dodici anni e undici dischi nel barile non fosse rimasto più niente da raschiare, se li avevate un po' trascurati di recente perché il gioco è bello fin che dura poco, se vi eravate fatti l'idea che una volta risuonato Kind of Blue nota per nota, in una delle operazioni più assurdamente dadaiste dai tempi della Gioconda baffuta, i Mostly Other People Do the Killing avessero raggiunto l'ultima frontiera del plausibile, sappiate che la band più sgangherata e fracassona di Brooklyn non è mai stata così in salute.

Altro che motore fuori giri e auspicabile pensionamento: Loafer's Hollow, fatica numero dodici (live compresi) pubblicata dalla benemerita Hot Cup Records, è un altro centro pieno. Messo a segno rispolverando con una variazione la formula del settetto varata nel 2012 per Red Hot (con tanto di copertina fotocopiata): uscito di scena Peter Evans, e confermati al trombone Dave Taylor, al banjo Brandon Seabrook e al pianoforte il fenomenale Ron Stabinsky, ai titolarissimi Kevin Shea, Jon Irabagon e Moppa Elliott si aggiunge Steven Bernstein, già portato a spasso dal vivo ma al debutto assoluto in studio con i MOPDTK.

Il risultato? Un'orchestrina di tarantolati che sferraglia e deraglia rievocando i fasti degli anni ruggenti del jazz. Dall'umorismo strascicato di "Honey Hole," con assolo di tenore alla Ben Webster e contorno di effetti jungle, all'improbabile "Glen Riddle," sparata fuori da una radio gracchiante prima di un finale spettacolare, dallo zoppicante swing di "Bloomsburg" alle parodistiche velleità avant di "Kilgore," il campionario di trucchi e smargiassate è praticamente infinito. In un gioco di pseudo citazioni e finta nostalgia che di gratuito e scontato non ha proprio niente. Merito anche della penna corrosiva di Moppa Elliott, che da esperto capocomico allestisce ancora una volta uno spettacolo all'altezza della fama della compagnia. Fatevene una ragione: finché c'è da divertisti, il sipario può aspettare.

Track Listing

Hi-Nella; Honey Hole; Bloomsburg (For James Joyce); Kilgore (For Kurt Vonnegut); Mason & Dixon (For Thomas Pynchon); Meridian (For Cormac McCarthy); Glen Riddle (For David Foster Wallace); Five (Corners, Points, Forks).

Personnel

Steven Bernstein: slide trumpet, trumpet; Moppa Elliott: bass, composer; Jon Irabagon: saxophones; Brandon Seabrook: banjo, electronics; Kevin Shea: drums; Ron Stabinsky: piano; Dave Taylor: bass trombone.

Album information

Title: Loafer's Hollow | Year Released: 2017 | Record Label: Hot Cup Records

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