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Irene Schweizer - Pierre Favre: Live in Zurich

Giuseppe Segala By

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Come dice Ekkehard Jost nel suo fondamentale volume Europas Jazz (Fischer Verlag, 1987), "Negli anni attorno al 1970, in un fase storica relativamente breve, il Jazz europeo trovò se stesso." Gli elvetici Irene Schweizer e Pierre Favre sono tra coloro che contribuirono fortemente all'identità europea di una musica che fino a quel momento aveva vissuto quasi esclusivamente sotto l'accecante riflesso dei fari statunitensi, tranne poche eccezioni, tra cui quella di Django Reinhardt.

Nel 1968 i due elvetici avevano registrato, in trio con il forte contrabbassista germanico Peter Kowald, lo storico album Santana (nessun riferimento a Carlos, apparso sulle platee internazionali poco dopo), pubblicato dall'etichetta Free Music Production, fondata proprio in quell'anno da personaggi come Kowald e Peter Brötzmann, con il contributo della stessa Schweizer. Il trio si allargherà poco dopo in un quartetto altrettanto formidabile, con l'inserimento di Evan Parker.

Già allora l'impostazione dei musicisti europei era chiara: guardavano al free degli anni Sessanta, sfruttando lo squarcio di libertà operato da quel movimento per costruire una propria identità autonoma, seppure in costante contatto dialettico con i musicisti americani. L'approccio di Favre era già evidente allora, sia nello studio timbrico, con i contrasti ampi tra gli elementi del drum-set che davano vita a melodie molto articolate, che nell'attenzione alle poliritmie, vicine a uno spirito europeo più che africano. Il piano della Schweizer, pur molto influenzato da Paul Bley e Cecil Taylor (ma anche da Abdullah Ibrahim), cercava echi della tradizione folkloristica europea, da lei molto praticata in gioventù.

Nel corso del lungo periodo (più di quaranta anni) che ci separa da allora, i due musicisti hanno condotto la loro vicenda artistica con grande coerenza, sviluppando in modo ammirabile quelle premesse. La Schweizer ha dedicato spesso la propria attenzione al duo con la batteria, sottolineando il suo interesse al ritmo e al pianoforte come strumento in grado di indagare e sviluppare concezioni ritmiche e poliritmiche. Restano celebri e molto significativi i cinque album da lei registrati per l'etichetta Intakt tra il 1986 e il 1995 con altrettanti grandi interpreti della batteria: Louis Moholo-Moholo, Gunter Baby Sommer, Andrew Cyrille, Han Bennink e lo stesso Favre.

Nel contempo il suo pianismo ha sempre più sviluppato l'atteggiamento di libera iterazione gioiosa e cantabile derivante dall'attenzione alla musica del Sud Africa, in particolare di Ibrahim. Il pianista (allora con il nome Dollar Brand) visse in Svizzera negli anni Sessanta e la Schweizer aveva sviluppato una forte propensione per il suo stile; molto spesso era tra il suo pubblico. Poi l'attenzione per il jazz sudafricano si saldò ancor di più con la conoscenza di Chris McGregor, Moholo e degli altri grandi della cerchia Brotherhood of Breath.

Live in Zürich è una significativa gemma che scaturisce ancora da quella miniera del jazz prodotto e pensato in Europa. Registrato nel marzo 2013, si compone di dodici brani che tendono alla brevità o alla lunghezza media. In parte composti insieme, in parte dalla sola pianista. "Painted Face" vede protagonista la percussione precisa, illuministica di Favre. "All Alone" è l'unico standard: il classico di Irving Berlin, ben plasmato dal solo piano. La musica si dipana in screziata lucentezza, in volumi ben modellati, in dialoghi tersi, tessuti con maestria narrativa. Il blues finale, ruvido, accattivante, si chiude con un delizioso cenno a Scott Joplin: "The Entertainer." Due maestri, che hanno ancora tanto da dire.

Track Listing: Black Mirror; Gemini Constellation; Bird of Paradise; Ice Green Blue; Broken Notes; Huben wie druben; Painted Face; Night Flights; Open Star Clusters; All Alone; Up and Down; Blues for Crelier.

Personnel: Irène Schweizer: pianoforte; Pierre Favre: batteria, percussioni.

Title: Live in Zurich | Year Released: 2014 | Record Label: Intakt Records

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