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John Beasley: Letter To Herbie

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Il repertorio di Herbie Hancock non gode di una fortuna pari all'influenza che il suo pianismo esercita da decenni. Tanto è decisivo lo stile elaborato nei dischi di Davis e in quelli per la Blue Note, quanto è scarso il numero di brani entrati nel repertorio comune del jazz. Le eccezioni sono poche e fin troppo famose, all'interno di un corpus notevole.

Certo, conta la discontinuità della produzione del pianista, che dagli anni '80 ha alternato lavori solidi a opere non memorabili o kitsch. La produzione anni '70 degli Headhunters soffre l'invecchiamento velocissimo tipico delle sonorità elettroniche, nonostante la ricca sostanza compositiva spesso presente.

Un primo tentativo di sanare questa lacuna risale al 1997: Fingerpainting: The Music of Herbie Hancock, lavoro pregevole, ma forse non del tutto riuscito. Uno dei suoi protagonisti, Christian McBride, lo ritroviamo nel nuovo Letter to Herbie di John Beasley (con lui erano Nicholas Payton e Mark Whitfield). Il disco del '97 evitava il confronto pianistico, vedendo all'opera un trio tromba-contrabbasso-chitarra, mossa accorta data la pervasività dello stile di Hancock: legioni di pianisti ne hanno ripreso il tocco, i voicing per quarte, la combinazione di eleganza classica ed espressività funky, il modo di rielaborare gli standard. Un confronto pesante, ma è proprio la strada percorsa con successo da Beasley, con la sua lettera aperta al Maestro Herbie.

Le chiavi del successo di questo CD, che abbiamo ascoltato più volte, sempre trovando nuovi spunti di interesse, non risiede in complesse rielaborazioni cerebrali, ma in quel rapporto orale e filiale con la tradizione, che sfugge a definizioni certe e costituisce la vera natura evolutiva del jazz.

Un esempio lo troviamo in "Bedtime Voyage": qui Beasley riprende il tema celeberrimo di "Maiden Voyage," ma lo esegue sopra ritmo e accordi di "Tell Me a Bedtime Story" e aggiunge un bridge. Ne risulta un brano vecchio e nuovo allo stesso tempo, come un viso familiare in una luce insolita.

In generale, questa Letter to Herbie si snoda lungo un percorso quasi privo di cadute di tensione, pesca in modo coerente nelle varie fasi stilistiche di Hancock, non le ripresenta in modo filologico, ma trova la maniera più convincente per dare sostanza a ogni brano. "Eye of the Hurricane," articolato e imprevedibile nell'andamento ritmico mantiene il suo sapore originale; "4 AM" passa dalla fusion al jazz moderno, "Naked Camera" perde l'andamento soul e trova il reggae degli Headhunters.

Beasley pianista convince quanto l'arrangiatore e compositore, in lui Hancock vive di vita propria, affiancato da Tyner e dagli altri maestri del piano jazz attuale. Lo affianca un gruppo di livello altissimo: McBride e Jeff "Tain" Watts costituiscono una sezione ritmica con pochi paragoni al mondo, la bellezza del suono, la profondità dello swing e la ricchezza delle loro idee riempie dalla prima nota l'ascoltatore.

Al trio spesso si aggiunge Roy Hargrove, che ha suonato con Hancock in Directions in Music e qui è protagonista di un assolo travolgente in "Eye of the Hurricane." Quando vuole richiamare la stratificazione sonora del periodo fusion Beasley impiega anche flauto, chitarra e percussioni, ma ha l'accortezza di contenere il peso dell'elettronica, al fine di creare un sound più attuale.

Questa Letter to Herbie ci fa riscoprire l'arte di un maestro indiscusso del jazz, offrendo un livello esecutivo ed emotivo assai alto. Siamo sicuri che il destinatario della missiva la gradirà molto...

Track Listing: 4 A.M.; Bedtime Voyage; Chan's Song; Three Finger Snap; The Naked Camera; Eye of the Hurricane; Diana; Hear and Now; Still Time; Vein Melter.

Personnel: John Beasley: piano; Christian McBride: double bass; Jeff "Tain" Watts: drums; Roy Hargrove: trumpet (2, 5, 6, 10); Steve Tavaglione: flute (2), bass clarinet (5); Luis Conte: percussion (3); Michael O'Neal: guitar (5).

Title: Letter To Herbie | Year Released: 2008 | Record Label: Resonance Records

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