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L'Avant-Cuban Jazz di Gaspare De Vito.

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Scuola Popolare Ivan Illich - Bologna - 01.04.2009

Avant-Cuban Jazz: una definizione programmatica già di per sé significativa; soprattutto se a formularla sono musicisti italiani. Il jazz afro-cubano, e più in generale il jazz latino, ha radici molto lontane nel tempo ed ha conosciuto momenti gloriosi connessi alla diffusione internazionale del bebop; anche in questi ultimi anni, sempre negli Stati Uniti, ha prodotto esperienze piuttosto interessanti, seppure isolate.

Se jazzisti italiani di oggi intendono accostarsi a questo genere, è però opportuno che prendano le distanze da quei modelli, operando una contaminazione (termine che in questo caso ha una sua giustificazione) in grado da un lato di depauperare quel genere e di dargli dall'altro nuova linfa vitale, garantendo comunque un'onesta autenticità alla nuova proposta tentata.

Una possibilità, appunto nel segno di una distaccata consapevolezza, è quella di rielaborare il jazz cubano attraverso il filtro dell'avant jazz, cioè di un personale approccio che non ignori i metodi della ricerca internazionale, e trasversale, degli ultimi decenni. In questo modo la riformulazione di un attuale cuban jazz verrebbe in parte a perdere quei danzanti caratteri ritmici e melodici che sono divenuti cliché ormai storicizzati e immediatamente riconoscibili; acquisterebbe però una problematicità, una ridefinizione tematica, un'interna contorsione espressiva, un tipo di interplay che ne farebbero appunto un'esperienza attuale.

È ciò che in buona sostanza tenta di fare Gaspare De Vito alla testa del suo quartetto Passing Notes, che ha già alle spalle un CD omonimo edito da Improvvisatore Involontario e che la sera del primo aprile si è esibito alla Scuola Popolare Ivan Illich di Bologna e tre giorni dopo a Dozza Imolese all'interno di Crossroads.

Ciò che lega la musica dei Passing Notes al jazz cubano sono soprattutto i bongos di Danilo Mineo, che costituiscono una presenza ritmica fin troppo costante e caratterizzata; quasi tutto il resto la distacca da quel modello storico. I temi ben delineati, tutti a firma del leader, sono poco latini, se non ogni tanto per lontani retrogusti esotizzanti. La pronuncia strumentale di De Vito al contralto non ha nulla di quei guizzi suadenti e arabescati della tradizione bop-latina; procede invece per linee melodiche liriche e poetiche nei brani lenti, oppure con un fraseggio più concreto e spigoloso in quelli mossi.

Forse più vicino alla tradizione latina è la sonorità calda e di forte impatto del trombone di Antonio Coatti, jazzista riminese meno presente di quanto si vorrebbe sulla scena nazionale. Particolarmente efficaci sono gli intrecci fra sax e trombone, ora soft e su linee lunghe, ora più frammentati e nervosi. Il contrabbasso di Roberto Bartoli in questo contesto si accanisce a ripetere moduli duri e insistenti, un po' alla William Parker.

All'Ivan Illich è stato pregevole un suo assolo dall'ampia sonorità, prima all'archetto poi al pizzicato, vagamente memore del Charlie Haden della Liberation Music Orchestra.

Il progettuale Avant-Cuban Jazz del quartetto di Gaspare De Vito ad ogni apparizione dimostra di acquisire una convinzione e una consistenza sempre maggiori, realizzando con sicura leggiadrìa un incrocio plausibile fra linguaggi che per la loro origine storica sembrerebbero essere contrapposti e inconciliabili. Di questo abbinamento, che sulla carta potrebbe apparire paradossale e peregrino, sarà interessante vedere gli sviluppi futuri.

Foto di Claudio Casanova

Ulteriori immagini di questo concerto sono disponibili nella galleria immagini.

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