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L’arte di ascoltare. Tre nuove uscite dalla Another Timbre

Enrico Bettinello By

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Tra le etichette che indagano le sonorità contemporanee sperimentali tra composizione e improvvisazione, con una particolare attenzione agli ambiti più minimali e silenziosi, la Another Timbre si è conquistata in questi anni un posto di assoluto e meritato rilievo.

La materia, si sa, non è di facile gestione. Spesso si tratta di proposte che richiedono all'ascoltatore una forte volontà di contribuire al senso stesso della musica e questo è certamente un elemento che—Cage insegna—è di grande fascino e interesse. Spesso, va anche detto, si tratta di proposte che l'ascoltatore raffinato preferirebbe sperimentare in contesti spaziali idonei e che magari l'impianto di casa rischia di ridimensionare. I più critici non fanno mancare il sarcasmo per dischi che spesso producono ronzii appena impercettibili o piccoli sbriciolamenti di suono.

In questi anni la Another Timbre è riuscita a mantenere sempre alto il livello qualitativo e credo che l'esperienza estetica che molti di questi dischi offrono sia non solo qualcosa di emozionalmente rilevante, ma anche in grado di sollevare riflessioni e quesiti molto interessanti sulla natura stessa della musica e dell'ascolto.
Tra le uscite più recenti dell'etichetta inglese abbiamo scelto tre dischi che, in modo differente, raccontano tutto questo.

Ryoko Akama, Bruno Duplant, Dominic Lash
Next to Nothing
Valutazione: * * * ½

Next To Nothing nasce dalla collaborazione a distanza tra Bruno Duplant (percussioni e tone generator), Ryoko Akama (sintetizzatore VCS3) e Dominic Lash (contrabbasso, clarinetto, elettronica).
Il nome della lunga traccia che apre e dà il titolo al disco richiama immediatamente alla mente uno dei lavori più significativi di Luc Ferrari, Presque rien ed è un lento sovrapporsi di suoni singoli che si sfiorano, restano, scompaiono nel silenzio come un segnale di nave nella nebbia. Le pigre sfasature disegnano un respiro che innesca con l'ascoltatore un rapporto molteplice, in cui la sintonia e la casualità non sono contraddittorie, ma solo una sottile questione di prospettiva.

Grade Two lavora invece sulla sovrapposizione di fonti timbriche differenti, dando un'altra profondità all'idea di condivisione, che pure si muove su coordinate simili a quelle del pezzo d'apertura. Di grande fascino anche Three Players, Not Together [titolo che descrive il metodo di lavoro a distanza con cui è stato costruito il disco], che trova progressivamente una sua grana sabbiosa e inquietante. Chiude il disco Grade Two Extended, episodio che a differenza degli altri parte da un suono più statico e lo fa oscillare quasi impercettibilmente.

Un disco il cui pregio, la grande compattezza e coerenza, potrebbe sembrare un difetto a chi cercasse una maggior varietà di processi generativi, ma che si segnala per l'affascinante capacità di condividere anche solo semplici intenzioni di suono e ricavarne un mondo in costante trasformazione.

Jamie Drouin, Lance Austin Olsen
Sometimes We All Diappear
Valutazione: * * * ½

Lavorano insieme da molti anni Jamie Drouin e Lance Austin Olsen, dediti all'improvvisazione elettronica più minimale. Questo disco nasce da una serie di brevi interazioni registrate nel 2012 e rimontate due anni più tardi all'interno di un unico scenario sonoro vicinissimo al silenzio.

L'indicazione dei due musicisti è chiara e specificata nelle note che accompagnano il disco: è musica che, proprio per questa sua natura evanescente va suonata a un volume bassissimo (verrebbe naturale il contrario di prima intenzione) proprio per rispettare la sua caratteristica di intimità che è al tempo stesso isolata e connessa al resto dell'ambiente in cui viene riprodotta, i cui rumori hanno la medesima importanza di quelli del disco.

È un ascolto davvero impegnativo, quello che i due artisti richiedono, uno sforzo di spostamento dell'attenzione che può ovviamente condurre a esiti di riflessione molto differenti e la cui natura fortemente concettuale deve essere però abbandonata nell'atto della fruizione, pena una aridità emozionale davvero senza senso.

Morton Feldman
Two Pianos and Other Pieces 1953-1969
Valutazione: * * * * ½

Pezzo davvero pregiato che si aggiunge al bel catalogo Another Timbre è certamente il doppio disco dedicato a Morton Feldman, che raccoglie tredici composizioni degli anni Cinquanta e Sessanta, metà delle quali per due pianoforti, le altre per pianoforte e altri strumenti.

Tra i protagonisti c'è un meraviglioso John Tilbury, pianista che della musica di Feldman è sommo interprete e di cui conosce ogni segreto, ma anche Philip Thomas (piano) e gli altri strumentisti coinvolti sono attentissimi ad assecondare le finezze timbriche delle partiture del compositore americano.

Tra cose conosciute e altre meno, un disco da avere assolutamente.

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