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Lana Meets Jazz - Quarta Edizione

Lana Meets Jazz - Quarta Edizione
Paolo Peviani By

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Lana (BZ)
04-10.05.2015


Seguire il festival Lana Meets Jazz è come prendere una boccata d'aria fresca. Per la bellezza dei luoghi e delle montagne altoatesine, certamente. Ma anche per la presenza—sul palco e tra il pubblico -di numerosi bambini e adolescenti.

Sono gli allievi delle locali scuole di musica, cui il festival dedica da sempre ampio spazio. Negazione tangibile di quel luogo comune che identifica il jazz come musica per ultra-quarantenni. Uno stereotipo che racchiude senza dubbio un fondo di verità, quantomeno alle nostre latitudini, ma che non per questo deve essere considerato come fenomeno irreversibile.

Lana Meets Jazz ci dimostra infatti che il jazz è anche musica per le nuove generazioni. Come coinvolgerle, e metterle in condizione di apprezzarlo, è poi questione di docenti, idee, programmi, iniziative. La formula ideata da Helga Plankensteiner e Miki Loesch, organizzatori del festival, propone agli studenti delle scuole di musica di vivere la manifestazione allo stesso modo in cui la vivono i musicisti più affermati. Attraverso workshop, condivisione del main stage, esibizioni mirate di big band giovanili in luoghi particolarmente suggestivi (quest'anno la sala turbìne di una centrale idroelettrica e il cortile di un castello a Prissiano).

Naturalmente, non tutti questi ragazzi diventeranno in futuro grandi musicisti. Ciascuno seguirà il proprio percorso, secondo talento e inclinazione. Ma, ne siamo certi, ognuno di loro porterà sempre con sé il ricordo di questi momenti e la passione per questa musica.

Passando alla cronaca dei concerti maggiori, il programma di quest'anno prevedeva ben due quartetti di sax. Le americane The Tiptons (Amy E. Denio, Jessica Lurie, Tina Richerson, Sue Orfield, accompagnate dalla batteria di Robert Kainar) e gli austriaci Saxofour (Florian Bramböck, Klaus Dickbauer, Wolfgang Puschnig, Christian Maurer). Due quartetti che si ascoltano poco nei festival italiani, caratterizzati entrambi da una buone dose di follia. Vagamente ironica nel caso delle Tiptons, più teatrale e clownesca nel caso dei Saxofour.

La musica delle Tiptons, schietta e divertente, si muove lungo orizzonti variabili, non necessariamente jazz. Dalla canzone pugliese al klezmer, dal metropolitano al folk azero, il quartetto non si fa mancare nulla e sviluppa ogni brano con mascheramenti e disvelamenti successivi. Un incedere che rende il concerto particolarmente piacevole, e che implicitamente omaggia quel Billy Tipton cui la band è dedicata (Billy Tipton, lo ricordiamo, è stato un pianista e sassofonista che ha nascosto la propria sessualità per tutta la vita, e di cui solo dopo la morte si è saputo che era una donna).

Più jazzistica dal punto di vista della struttura, ma altrettanto divertente e pirotecnica, la proposta dei Saxofour, gruppo che non scopriamo certo oggi e che sorprende sempre con il suo mix di perizia strumentale e freschezza comunicativa.

Non abbiamo potuto seguire l'esibizione della cantante Kicca Andriollo (con Francesco Bearzatti al sax, Oscar Marchioni alle tastiere, Paolo Mappa alla batteria), artefice di un pop-soul che, stando a quanto ci ha raccontato chi c'era, ha scatenato, ai bordi della piscina dell'hotel che ha ospitato il concerto, una sorta di pool party.

Più raccolto ed intimista il solo del chitarrista Wolfgang Muthspiel, delicato e prezioso alla chitarra acustica, dinamico, bluesy, ma anche vagamente dispersivo, quando loop, elettronica ed effetti vari hanno preso il sopravvento.

Chiusura di festival nella Chiesa di Santa Croce con Paolo Fresu a tromba e flicorno, e Daniele di Bonaventura al bandoneon. Il duo ha presentato un repertorio tratto dall'album In Maggiore, recentemente uscito per la ECM. Splendida la cura del suono e delle atmosfere, interessanti gli spunti melodici e le fitte tessiture (ottimo in questo senso il lavoro di Di Bonaventura), forse eccessivo l'uso di mezzi tempi ed il rigoroso controllo emotivo. Per contrasto, il brano più interessante del set è risultato dunque il vivace "Ton Kozh," deliziosa ninna nanna bretone dall'andamento insospettabilmente danzante.

Chiesa gremita fino all'inverosimile, e grande successo. Fresu è musicista che piace e che riempie le sale. Ma anche gli altri concerti della rassegna, che proponevano musicisti meno noti e tutt'altro che facili, hanno beneficiato di un'ottima affluenza di pubblico e di altrettanto gradimento. La conclusione che ne traiamo è che, dopo quattro edizioni di rodaggio, Lana Meets Jazz è pronto a crescere, a "diventare grande."

Foto
Paolo Peviani e Daniel Mazza (homepage).

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