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L'Ahn Trio al Museo Marini di Firenze

L'Ahn Trio al Museo Marini di Firenze
Neri Pollastri By

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Ahn Trio
Firenze
Museo Marini
27.04.2017

È partito da Firenze il tour europeo dell'Ahn Trio, formazione in brillante equilibrio tra vari generi musicali, composta da tre sorelle sud coreane da oltre trent'anni residenti a New York e fresca della realizzazione del nuovo album, Blue, dal quale proviene parte del programma della serata. Si tratta di un gruppo tipicamente da camera, con le gemelle Lucia e Maria, rispettivamente al pianoforte e al violoncello, e la sorella minore Angella al violino.

L'occasione del concerto era un evento privato, organizzato da Domux Home, che gestisce appartamenti nel centro storico fiorentino ad uso di turisti e professionisti di passaggio in città. La location era il Museo Marini, splendido spazio oltre che luogo importante dell'arte contemporanea cittadina.

Fin dall'avvio il trio ha mostrato di essere a proprio agio sul palco—per chi non le conoscesse va detto che negli USA sono talmente note da essere state inviate da Obama per un concerto alla Casa Bianca—intervallando i primi brani con simpatiche comunicazioni con il pubblico, dopo una introduzione interamente in italiano. Ma, aldilà dell'appeal personale, sono i brani e le esecuzioni a conquistare il pubblico: si inizia con due composizioni dal sapore contemporaneo, ma anche molto fruibili per apertura lirica, la seconda delle quali, "Yuryung" -complessa e varia, presente anche sull'ultimo CD -è stata scritta per loro nientemeno che da Pat Metheny e offre al pianoforte di Lucia degli spazi espressivi molto vicini al jazz.

La scena cambia con i due brani successivi, deliziose trascrizioni di classici della musica sudamericana: "Insensatez," di Antonio Carlos Jobim, e "Oblivion" di Astor Piazzolla. Il passaggio dalle atmosfere più astratte e complesse a quelle più calde ed emotivamente comunicative viene gestito a meraviglia dalle sorelle Ahn, con i due archi in primo piano ad interpretare con forte trasporto le struggenti melodie dei due grandi compositori.

Le tre eccellenti strumentiste si scambiano i ruoli di prima voce con frequenza e grande intesa, talvolta sottolineata da sguardi e cenni con la testa. C'è grande precisione e compostezza, cose che favoriscono l'ottima risposta del suono e la rapidità dei cambi di ritmo e atmosfere, ma tutto avviene con grande naturalezza, indipendentemente dal "genere" del brano di volta in volta suonato.

Dopo un'altra incursione nella contemporanea, lo scenario cambia ancora: in omaggio al paese ospite c'è spazio per un pezzo di Ludovico Einaudi (a dirla tutta il meno stimolante dell'intero programma), per finire poi con un omaggio a due protagonisti del pop da poco scomparsi: Prince che del Trio era un ammiratore, con "Purple Rain" (inclusa anche nel CD), e David Bowie, con una splendida e in questa forma inusitata rilettura della sua "Space Oddity" (presente nel CD di Maria Ahn Je t'aime Bowie), nella quale violoncello e violino si danno il cambio al mutare del tono del tema, nell'originale esposto dalla voce del cantante inglese.

A seguire un bis, breve ma assai acclamato da un pubblico che ha dato segno di apprezzare molto una formazione che quasi certamente prima del concerto quasi nessuno conosceva e una musica di genere magari accattivante, ma certo inusuale e non facile da etichettare.

Una cosa, questa, che conferma la qualità artistica delle sorelle Ahn e che è di buon auspicio per il panorama musicale, solitamente assopito sulle proposte note e facilmente riconoscibili: quando ci sono originalità e bravura, il pubblico risponde comunque, lo ricordino i direttori artistici.

Foto: Lorenzo Michelini.

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