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Lagarina Jazz Festival 2014

Angelo Leonardi By

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Ala, Isera, Mori, Villa Lagarina -9-18.08.2014

Tra le rassegne estive italiane il Lagarina Jazz Festival si caratterizza da otto anni come un appuntamento di nicchia tra i più interessanti e ricercati, sia per le originali scelte di programmazione -spesso in esclusiva-che per l'attrattiva dei luoghi, che si snodano nei magnifici borghi del basso Trentino, tra il Lago di Garda e Rovereto. Una terra nota per i suoi rinomati vini, che venivano offerti dalle migliori cantine in apprezzate degustazioni post concerto.

Dei cinque concerti in cartellone quest'anno abbiamo potuto seguire solo gli ultimi tre: il trio di Roberto Gatto con Nir Felder e Stefano Senni, quello di Wolfgang Muthspiel con Klaus Gesing e Yuri Goloubev e il quintetto "Acrobats" di Tino Tracanna con Mauro Ottolini, Roberto Cecchetto, Paolino Dalla Porta e Antonio Fusco. Della cosa ci dispiace non poco visto che i primi due concerti vedevano sul palco il Gramelot Trio di Simone Guiducci (con Fausto Beccalossi alla chitarra e Achille Succi ai clarinetti) e la collaborazione tra Gianluca Petrella e Gabrio Baldacci. Chi c'era ne ha parlato un gran bene e non facciamo fatica a crederlo.

È evidente che l'elemento unificante di tutti gli organici era costituito quest'anno dalla chitarra, sia in posizione di leader o co-leader che in parnership: il confronto tra i vari protagonisti delle sei corde era uno dei motivi d'interesse ma non l'unico, visto il livello qualitativo e la varietà espressiva degli organici.

Lunedi 11 agosto, la Corte del Municipio di Isera era stracolma di pubblico -e molti sono rimasti in piedi-per il trio di Roberto Gatto con Stefano Senni e Nir Felder, il chitarrista emergente oggi più acclamato, colto alla fine dei suoi seminari a Siena Jazz. In un repertorio tutto incentrato su standard, i tre musicisti hanno dimostrato quanto possa essere empatico e coinvolgente anche un concerto estemporaneo: Felder fa parte del New York Quartet di Gatto ma l'interazione con Senni era nuova. Senza aver avuto il tempo di provare i tre hanno iniziato con il danzante "All or Nothing at All," con un classico di Joe Henderson ("Inner Urge") e una dolce ballad, "I Fall in Love Too Easily."
Per quasi due ore il trio ha sviluppato un jazz ricco di tensione, dove il drumming interattivo di Gatto si legava alla marcata pulsazione di Senni. Con partner come loro parlare di un semplice accompagnamento sarebbe improprio e il trio ha interagito con vivo interplay, senza alterare i rispettivi ruoli. Imbracciando la fida stratocaster, Nir Felder ha sfoggiato la sua smagliante tecnica, esplicando con disinvoltura e marcato groove, idee sintatticamente complesse.

Due sere dopo al Teatro Sartori di Ala era di scena il citato trio Muthspiel-Gesing-Goloubev. Sia il chitarrista che i partner non hanno bisogno di presentazioni e hanno offerto un concerto superlativo, per concentrazione e ricercatezza. I musicisti si conoscono bene ma non avevano mai collaborato in questo formato e il risultato è stato eccellente per l'empatico interlay e l'ispirazione collettiva. Tutti i brani erano originali a partire dall'iniziale "Seasons," che ha dato un po' l'impronta a tutto il concerto. Come altri brani era costituito da una lirica melodia, arricchita dal cantabile incedere del sax soprano di Klaus Gesing e dai preziosismi, a note singole e ottave, di Muthspiel.
Altri brani significativi sono stati il poetico "Diaries," composto da Yuri Goloubev (che l'ha introdotto in intenso solo) e tratto dal suo magico CD Metafore Semplici (EmArcy, 2009) e un tema di Kenny Wheeler, "Nicolette," caratterizzato da un lungo intervento di Gesing al soprano.

La rassegna s'è conclusa al meglio delle aspettative, lunedi 18 a Mori, con l'esuberante quintetto Acrobats di Tino Tracanna, nell'identica formazione e con lo stesso repertorio che ha inciso il disco omonimo per l'Abeat nel 2012. Com'è naturale nel jazz il concerto non era la replica dell'incisione in studio e le sorprese non sono mancate, sia nella sequenza degli assoli che nelle relazioni reciproche.
L'estetica di riferimento è un modern mainstream caratterizzato dai bei temi del leader, spesso connotati ritmicamente ed esposti in efficaci unisono trombone-soprano-chitarra. Tracanna s'è alternato al soprano e al tenore, Ottolini al trombone a coulisse e a pistoni, aggiungendo fantasiosi interventi con strumenti originali di zucca e canna, creati dall'artigiano sardo Mondo Usai. Ricco e inventivo il contributo ritmico di Paolino Dalla Porta, Antonio Fusco e Roberto Cecchetto, che è intervenuto anche coi suoi avvincenti assoli.

Foto
Vigilio Forelli.
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