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Uri Gurvich: Kinship

Luca Casarotti By

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Uri Gurvich: Kinship
Nel cursus discografico di Uri Gurvich c'è qualcosa di prezioso come un progetto non estemporaneo, ma protratto sul lungo periodo. È questa ricerca di coerenza che ha portato il sassofonista israeliano ha registrare i suoi dischi insieme a un quartetto rimasto immutato negli anni: questo Kinship, uscito per Jazz Family, fa seguito ai due precedenti lavori pubblicati da Tzadik, l'etichetta di John Zorn (con cui Gurvich ha collaborato), ovvero BabEl e l'album d'esordio The Storyteller. Accanto al leader, che si alterna al contralto e al soprano, ci sono come di consueto il pianista argentino Leo Genovese, il bassista bulgaro Peter Slavov e il batterista cubano Francisco Mela. I quattro condividono gli anni della formazione musicale al Berklee College of Music di Boston: una frequentazione che ha permesso alla sezione ritmica del quartetto di accompagnare spesso in studio e dal vivo Joe Lovano, maestro dello stesso Gurvich e prestigioso docente del Berklee. Come nei dischi precedenti, anche in Kinship la formazione si completa con un ospite: in The Storyteller era Chris Cheek, in BabEl Brahim Fribgane, stavolta è il turno di Bernardo Palombo, che recita e canta nella traccia intitolata "El Chubut."

Più ancora che dall'indiscussa perizia esecutiva del quartetto, il disco trae la sua forza dalla felice vena melodica dei temi: una cantabilità che non rinuncia alle costruzioni articolate, senza però sfociare mai in una complessità di maniera. Fanno forse eccezione solo l'episodio di apertura ("Song for Kate") e quello di chiusura ("Ha'im Ha'im"): entrambi assomigliano un po' a quegli esercizi di composizione sull'armonia modale e sui tempi dispari ("Ah'im Ah'im" è in 7/4) che si sogliono assegnare nelle scuole di jazz. C'è una netta predilezione per i tempi di danza: il tango di "Im Tirtzi," il walzer di "Go Down Moses." In generale abbondano i brani in 3/4 e 6/4, ma non mancano esecuzioni dilatate, fluttuanti, come la title track "Kinship." La dimensione danzante è accentuata dal bagaglio di pattern ritmici afrocubani (clave) di cui Francisco Mela fa uso sapiente, e rafforzata da un afflato quasi rituale, quando i musicisti intonano e ripetono brevi versi ("Im Tirtzi," "Go Down Moses"), evocando il precedente illustre di "A Love Supreme." Su queste strutture compositive s'innestano assoli estremamente mobili, traboccanti di note, affidati soprattutto a Gurvich e Genovese: è impressionante quanto quest'ultimo abbia assorbito lo stile di Danilo Pérez.

Kinship è nel complesso un disco in cui convivono virtuosismo strumentale e consapevolezza nella scrittura: magari non innovativo, ma senza dubbio contemporaneo.

Track Listing

Song for Kate; Dance of the Nanigos; El Chubut; Twelve Tribes; Im Tirtzi; Go Down Moses; Kinship; Blue Nomad; Hermetos; Ha'im Ha'im Intro; Ha'im Ha'im.

Personnel

Uri Gurvich: alto saxophone, soprano saxophone; Leo Genovese: piano; Peter Slavov: bass; Francisco Mela: drums; Bernardo Palombo: vocals.

Album information

Title: Kinship | Year Released: 2017 | Record Label: Jazz Family

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