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Kamasi Washington e il Questionario di Proust

Paolo Peviani By

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All About Jazz: Il tratto principale della mia musica.
Kamasi Washington: Un'energia libera. La mia musica è molto varia, va in tante direzioni diverse, ma in ogni brano c'è energia e c'è libertà.

AAJ: La qualità che desidero nei musicisti che suonano con me.
K.W.: Mi piacciono i musicisti che hanno qualcosa da dire, che si esprimono, che non suonano soltanto delle note. Mi piacciono anche i musicisti che sanno ascoltare, che sanno capire in quale direzione sta andando la musica, che sono flessibili.

AAJ: Come musicista, il momento in cui sono stato più felice.
K.W.: Il concerto che abbiamo fatto per l'uscita dell'album, il 4 maggio di quest'anno. C'erano quasi tutti i musicisti che hanno suonato nell'album, eravamo in trentacinque sul palco. È stato un momento molto potente, meraviglioso, che ha dato origine a tutto il resto.

AAJ: Come musicista, il mio principale difetto.
K.W.: A volte non so quando fermarmi, andrei avanti a suonare per ore.

AAJ: La mia più grande paura quando suono.
K.W.: Quando suono non ho vere paure.

AAJ: Sogno di suonare.
K.W.: Mi piacerebbe girare in tour con la band al completo, e scrivere nuovi brani. Una band così ampia ti apre un'infinita gamma di possibilità.

AAJ: La mia fonte di ispirazione.
K.W.: Tutto. Le persone, i film, i libri, i videogiochi... Soprattutto le esperienze, quello che faccio. Per esempio ieri a Roma abbiamo visitato il Colosseo, a Bologna erano le due di notte e volevamo mangiare una pasta alla bolognese... Non ci siamo riusciti, ma abbiamo girato la città ed è stato bellissimo. Alla fine sono tutte esperienze.

AAJ: I miei musicisti preferiti.
K.W.: Ne ho molti. Il primo che ho cominciato a seguire è stato Wayne Shorter, però direi che quello che mi ha influenzato di più è John Coltrane. Poi ci sono molti altri come Marvin Gaye, James Brown, Roberta Flack, Billie Holiday, Igor Stravinski, Maurice Ravel... È una lista molto lunga.

AAJ: I miei dischi da isola deserta.
K.W.: Transition di John Coltrane.

AAJ: La canzone che fischio sotto la doccia.
K.W.: Questa è divertente! Vuoi una risposta seria, o una buona risposta? Potrebbe essere "Everything Happens to Me" di Frank Sinatra, oppure "Crazy" di Snoop Dogg, dipende dal giorno.

AAJ: I miei pittori preferiti.
K.W.: Van Gogh e Monet.

AAJ: I miei film preferiti.
K.W.: "Hero" di Zhang Yimou, con Jet Li.

AAJ: I miei scrittori preferiti.
K.W.: Leggo soprattutto biografie, direi le autobiografie di Miles Davis o di Malcolm X

AAJ: La mia occupazione preferita.
K.W.: Suonare è davvero la mia occupazione preferita. A parte la musica, mi piace Street Fighter, il videogioco. E poi mi piace giocare a basket.

AAJ: Il dono di natura che vorrei avere.
K.W.: Disegnare. Mi piacerebbe molto saper disegnare, dipingere...

AAJ: Nella musica, la cosa che detesto di più.
K.W.: Direi il modo in cui il business interferisce con la parte creativa della musica, è una cosa che mi disturba. Spesso sei costretto scegliere tra una cosa o l'altra, è difficile riuscire a farle andare insieme. Ma ci stiamo provando! Mi piacerebbe che la musica fosse nelle mani di persone che la amano, che se ne prendono davvero cura, ma non è sempre così.

AAJ: Gli errori musicali che mi ispirano maggiore indulgenza.
K.W.: Gli errori umani. A volte sul palco cambiamo le cose non perché vogliamo cambiarle, ma perché qualcuno fa un errore. Non va sul bridge quando dovrebbe, oppure attacca il brano troppo lento, troppo veloce. Mi piace questo genere di imperfezioni, ti dà l'opportunità di creare qualcosa di nuovo.

AAJ: Il pezzo che vorrei venisse suonato al mio funerale.
K.W.: "Dear Lord" di John Coltrane.

AAJ: Lo stato attuale della mia attività musicale.
K.W.: Incoraggiante. Ho registrato The Epic nel 2011, da allora abbiamo fatto tante cose nuove, nuova musica... Direi eccitante.

AAJ: Il mio motto.
K.W.: Cerco di vivere la vita e le opportunità che mi si presentano ogni giorno, senza pensare troppo al passato, a quello che è successo ieri.

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