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Jazz&Wine of Peace Festival 2018

Jazz&Wine of Peace Festival 2018
Neri Pollastri By

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Jazz&Wine of Peace Festival
Cormons, Collio friulano e Brda slovena
Teatro Comunale, varie sedi in cantine e sale
24-28.10.2018

Superato lo scorso anno il traguardo delle venti edizioni, il Jazz&Wine of Peace 2018 non ha abbassato l'asticella, proseguendo nel suo progetto che coniuga altissimo livello dei concerti, varietà stilistica dei protagonisti e sedi suggestive dislocate nello splendido territorio del Collio friulano al confine con la Brda slovena. Una formula che—in controtendenza con la maggioranza dei festival—ogni anno attrae un numero crescente di spettatori: quest'anno settemilacinquecento in cinque giorni, il 25% in più della scorsa pur fortunata edizione, con gran parte dei concerti sold out già settimane prima dell'inizio della manifestazione.

E certo il pubblico accorso (come sempre in maggioranza dall'Austria) non sarà stato deluso. Dopo il prologo-presentazione, svoltosi il 22 settembre al Porgy&Bess di Vienna (di scena il trio di Gabriele Mirabassi, Nando Di Modugno e Pierluigi Balducci), e le interessanti anteprime fuori abbonamento di domenica 21 (il duo Milko Lazar-Massimo De Mattia e il quintetto Boogie Nuts con la big band della locale scuola di musica) e martedì 23 ottobre (il quintetto di Giovanni Maier con Giancarlo Schiaffini nel progetto multimediale 4x8, dedicato al centenario della Grande Guerra e ai momenti cruciali del secolo trascorso da allora, di cui è appena uscito un disco con CD), il festival si è aperto ufficialmente con un doppio concerto al Teatro Comunale di Cormons la sera di mercoledì 24 ottobre.

La serata era subito di grande richiamo e al tempo stesso assai ricercata: in programma prima il quartetto dell'affermato trombettista israeliano Avishai Cohen e a seguire l'acclamato piano trio The Bad Plus.

La prima formazione ha proposto una musica piuttosto spiazzante: frammentata, obliqua, non dominata dal leader (che in più occasioni si è estraniato dal palco, lasciando la scena ai compagni) e con momenti piuttosto atipici—come quando Cohen ha lasciato da parte la tromba per recitare una poesia. Esemplare in questo contesto il pianista Yonathan Avishai, inizialmente apparso opaco, ma via via rivelatosi originalissimo "guastatore" sempre pronto a mescolare le linee melodiche e a intraprendere percorsi ritmici imprevedibili. Dal canto suo Cohen ha confermato anche allo strumento l'originalità che gli si conosceva dagli ultimi lavori per ECM: certo meno esplosivo o suggestivo rispetto ad altri suoi colleghi trombettisti, ma anche mai scontato. Complessivamente un concerto che ha più stimolato e fatto pensare che non affascinato o trasportato, ma forse anche questo va considerato un punto di merito.

Tutto il contrario il concerto successivo, con i The Bad Plus attesissimi dopo l'abbandono di uno dei membri fondatori—il pianista Ethan Iverson—e il subentro al suo posto di Orrin Evans. Ebbene, anche un po' a sorpresa la formazione ha dato mostra di non aver cambiato più di tanto né lo stile, né il suono, conservando la spigolosità ritmica, l'intensità dinamica e la rapidità nei cambi di atmosfera che negli ultimi diciotto anni ne hanno fatto uno dei modelli del piano trio contemporaneo e coinvolgendo a pieno il pubblico in una musica potente e suggestiva. Certo l'ingresso di Evans ha introdotto qualcosa di nuovo: forse meno percussivo, ma ancor più monkianamente trasversale, il pianista americano ha spostato un po' gli equilibri cromatici; tuttavia nella sostanza la formazione è rimasta immutata, grazie alla maestria dell'eccellente Reid Anderson e di un Dave King davvero portentoso, pronto a passare con identica appropriatezza da momenti di potentissimo drumming ad altri di sensibilissimo accompagnamento con le spazzole. Sempre coinvolgenti e geniali le composizioni, tra le quali quelle scritte da Evans si inseriscono benissimo. Una formazione, dunque, che dal cambio di pianista sembra aver avuto più un'iniezione di freschezza che non una penalizzazione.

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