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Jason Adasiewicz Sun Rooms Trio alla Sala Vanni, Firenze

Jason Adasiewicz Sun Rooms Trio alla Sala Vanni, Firenze
Neri Pollastri By

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"Superjazz," Sala Vanni
Firenze
6.12.2013

In conclusione della nuova rassegna Superjazz (le cui precedenti date erano state Colin Stetson, Tim Berne e Mary Halvorson), sul palco del Musicus Concentus è salito un classico trio jazz, con una ritmica di contrabbasso e batteria, ma con la particolarità di avere il vibrafono per strumento principale. E che vibrafono: quello di Jason Adasiewicz, vero vulcano della strumento, capace di produrre un'ora e mezza di potentissimo flusso sonoro su musiche originali, fortemente ritmate, ma anche eteree ed evocative.

La ricetta del giovane musicista statunitense, apprezzato autore anche di progetti con gruppi più ampli e di elevata complessità, è in questo caso piuttosto semplice: sviluppare la formula del trio, lavorando su musica propria a partire dalla sua personalissima interpretazione dello strumento, che nasce dalla passata esperienza di batterista.

In questa ricerca di innovazione della tradizione Adasiewicz si avvale dell'aiuto senz'altro notevole dei due partner: il batterista Mike Reed, la ben rodata intesa con il quale garantisce un intenso e ben equilibrato lavoro sinergico delle due percussioni, e il contrabbassista Ingebrigt Håker Flaten (che in questo caso sostituiva Nate McBride, presente nei due CD Sun Rooms e Spacer), abituato alle atmosfere dinamicamente intense dalla sua partecipazione al quintetto Atomic e perciò capace di giocare il ruolo di supporto mediano tra i due.

Ma l'indubbia intesa dei tre non significa tuttavia che Sun Rooms sia una formazione paritetica: al suo centro sta infatti il suo leader, vuoi perché le composizioni sono ritagliate sulle sue stesse, strepitose capacità strumentali, vuoi perché Adasiewicz si prende di fatto ampi spazi per liberare e valorizzare la propria strabordante verve improvvisativa—vero catalizzatore di una musica come detto potentemente coinvolgente, caleidoscopica e dal vivo resa ancor più stimolante dal gesto scenico dell'artista, sempre impulsivamente aggressivo sullo strumento.

Un progetto pertanto di estremo interesse, semplice ma originale, di marcato impatto comunicativo.

Foto (di repertorio)
John Sharpe.

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